Intervista a l'Inguine di Daphne

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Intervista a Egon Viqve, chitarrista de l’Inguine di Daphne.

– Come ha avuto genesi l’Inguine di Daphne?

– Ci piace definire “l’inguine di Daphne” un progetto polivalente in virtù del fatto che è composto da più persone che hanno un senso artistico e/o estetico similare eppure diversificato dalle esperienze di vita di ognuno. Proprio la nostra attitudine a fare della cultura cibo per i sensi, ci ha mostrato degli interessi comuni che abbiamo via via incanalato in un progetto che non assottiglia mai la propria volontà comunicativa, bensì ottiene vigore nuovo ad ogni idea proposta. Siamo, in pratica, semplici vittime di una fiumana appassionante che ci ha divorati mentre pensavamo di esserne creatori.

– Presentaci la line-up completa del gruppo. So che dal vivo siete molti più elementi…

– Il gruppo è composto da: Alessia De Capua (voce, coro degli angeli); Dagon Lorai (voce, chitarra, archetto, sinth, bizzarrie sonore); Egon Viqve (chitarre, E-bow, rumore e suoni); Malessandro (basso, basso ad arco, ombre); Raffaella Vesevo (batteria e pianoforte); Senada Smit (danza, gestualità, sensualità e narrazione). In “DecaDanza” il basso è a cura di Emiliano Petix, all’epoca delle registrazioni, nostro bassista.
Durante le esibizioni, soprattutto spazio permettendo, tentiamo di dare ancora più sostegno a quello che è il nostro messaggio avvalendoci delle collaborazioni di artisti del vesuviano di cui abbiamo grande stima, tra cui: Mimì Vesuviano col suo seguito di tammorre e diavolerie esecutive, Walton Zed coi suoi suoni davvero unici e la sua grintosa chitarra, Gaetano Nocerino quale complementare parte scenica della nostra Senada Smit. E’ bello comunque pensare alla prima esibizione sotto il nome Inguine di Daphne, in cui ci muovemmo in cinque, stretti in un’auto con la nostra poca strumentazione, e le più recenti, come quella al teatro Galleria Toledo (di cui consiglio la visione sul nostro MySpace o semplicemente su YouTube) in cui ci siamo mossi in oltre venti tra fonici, fotografi, management etc.

– “DecaDanza” è il vostro primo album dopo alcuni demo. Data la complessità del disco, è naturale chiedervi quali siano state le vostre fonti d’ispirazione…

– Dovremmo innanzitutto precisare che “DecaDanza” è il nostro primo disco edito, non nel contempo il primo prodotto steso col nome del progetto. Abbiamo, difatti, un ulteriore lavoro pronto da circa tre anni intitolato “ Crisi e Veglia” che raccoglie la colonna sonora del nostro vecchio spettacolo omonimo e che, per ragioni di mancata diligenza di alcuni infausti personaggi del mondo musicale, è a tutt’oggi inedito. “DecaDanza” è effettivamente un disco ricercato che attinge le proprie musicalità dal poco esplorato mondo degli anni ottanta, decennio dalle grandi idee espresse a nostro avviso con un’inadeguata ricercatezza sonora. Non mantiene comunque un riferimento univoco nei riguardi del suddetto periodo: amiamo la musica in ogni sua forma e questo ci permette di aprirci verso soluzioni più impegnative e a volte inusuali.

Creature, creatori è il singolo. Perché avete scelto quella canzone?

Creature, creatori è con ogni probabilità il pezzo più immediato contenuto in DecaDanza e poi ha un significato molto profondo per noi che, come accade per natura nella maternità stessa, ci siamo trovati ad affrontare una forte e destabilizzante lotta tra l’essere gèniti e genitori di un progetto che diventa sempre più importante per la nostra vita.

– Il vostro live show non si basa sul coinvolgimento “fisico” del pubblico, ma punta invece al livello emozionale. Che differenza riscontrate, dal palco, circa l’impatto emotivo della vostra musica sulla gente?

– La cosa più appagante che ci sia capitato di sentirci dire riguardo lo spettacolo che proponiamo è stata del tipo: “Non sapevo dove guardare o non guardare, era tutto così carico di input, pregno di sessualità. Sono esterrefatta ed estasiata…” a noi è piaciuto così tanto questo commento, ad opera di una persona che è capitata per pura curiosità ad un nostro spettacolo, che ci va di riportarlo così com’è, senza “fronzoleggiare” troppo circa quello che per noi è ovviamente pura energia.

– Risulta difficile portare dal vivo il vostro show?

– La forza del nostro progetto sta nell’impatto scenico che cerchiamo di dare utilizzando come armi visive l’annessione di scene di matrice teatrale, proiezioni video-scritte, narrazioni e naturalmente abiti da scena. Chiaramente, per una performance ottimale, lo spazio necessario è molto. Siamo comunque, di comune accordo, molto a favore di una dinamicità elastica, che ci permetta di adattare il nostro messaggio ad ogni esigenza. Stiamo altresì lavorando, nel contempo, ad uno spettacolo semi-acustico ed ad uno di solo musica che ci consentirà di affrontare anche spazi più angusti.

– Quali sono le prossime scadenze che vi riguardano?

– Stiamo lavorando, tramite il nostro manager Mauro Seraponte e grazie ad E.R.A. e Sudexpress, alla stesura di una serie di date che dovrebbero cavalcare le città principali risalendo la dorsale appenninica. Ad ogni modo apporremo le suddette date sul nostro MySpace di volta in volta.

– Avete qualcosa da aggiungere?

– Beh… grazie a tutte le persone che, come voi, cercano di dar voce a chi spera di poter dire qualcosa e grazie a chiunque appoggi la nostra arte, poiché sono loro che ci danno energie. Grazie di cuore.

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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