Intervista a Samuel Katarro

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La vita di gruppo. Perché solamente ora, all’uscita del secondo album, suoni , componi e diffondi la tua musica con una band?

Ho sempre desiderato avere una band con cui suonare le mie canzoni, visto che per “The Halfduck Mistery” ho lavorato con Francesco e Simone anche in fase di arrangiamento ho ritenuto necessario suonare i pezzi dal vivo con la stessa formazione, poi, visto che la cosa stava funzionando alla grande, abbiamo deciso di riarrangiare anche le canzoni del precedente “Beach Party”, che adesso sono una bomba dal vivo.

Il tuo nome da musicista. Ti capita mai che le persone non ti prendano sul serio dopo aver letto “Katarro”? Se avessi la possibilità di tornare indietro, lo cambieresti?

Me lo chiedo spesso pure io, ormai non so più se mi piace, non mi piace o mi piace molto. Per il momento va bene così, si fa ricordare. Nel bene e nel male.

– First and last english lesson. Qualche tempo fa intervistai un gruppo di Napoli, i Low-Fi, e gli chiesi il perché dell’inglese e non dell’italiano. Mi risposero che “In realtà la scelta italiano/inglese è stata molto travagliata. Abbiamo provato con l’italiano, ma non eravamo per niente soddisfatti. Certo, cantare in una lingua non tua comporta nel nostro caso prendere lezioni d’inglese costantemente e confrontarsi con chi parla questa lingua da sempre, è uno studio continuo”. Anche per te è la stessa cosa?

Non mi sono mai posto il problema, se mi viene naturale scrivere in inglese significa che è giusto così. Se non lo facessi mi precluderei anche la possibilità di giocare con le traduzioni come faccio adesso, titoli come “The Halfduck Mystery” o Rustling sono frutto di “scherzi” linguistici di questo tipo.

Hai venticinque anni, la stessa età di mio fratello maggiore. Lui studia a Roma per la specialista, e tu? Samuel Katarro suona ma Alberto Mariotti cosa fa nella vita di tutti i giorni?

Se dico niente qualcuno potrebbe offendersi, se dico “mi diverto” idem, quindi ti direi che penso molto. Mi concentro.

Riesci a “sopravvivere” di musica?

Non so come, non so perchè ma i fatti dimostrano che sono ancora in vita.

La copertina di “The Halfduck Mistery”, il “Semipapero” e “Bobby Bunny“, le atmosfere surreali di “Rustling” che profumano di “Lizard” dei King Crimson mi hanno fatto pensare ai concept album dei ’70, in particolar modo ai viaggi della “Teiera volante” dei maestri Gong. Se dovessi mai mettere in musica una storia, cosa ti piacerebbe raccontare e che personaggi useresti?

L’unico vero personaggio di cui narro le gesta è il piccolo Bobby Bunny ma non credo che scriverò più testi del genere, la musica deve parlare da sola. Come dice il grande Scaruffi: “Non sono le parole che contano, ma il feeling”.

Hai ricevuto apprezzamenti da Julian Cope e da Patti Smith, roba da fare invidia a chiunque soprattutto nel circuito indie italiano. A quando un giro di concerti all’estero?

Per adesso niente in programma all’estero, nel caso dovesse capitare ti prometto che sarai tra i primi a saperlo.

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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