Intevista agli Witche's Brew

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Intervista a Mirko Zonca (voce e basso) e Joseph Solci (batteria) dei Witche’s Brew.

– Come e quando è incominciata quest’avventura?

– Mirko: Mmm…potrei risponderti “da sempre”…in realtà il progetto Witche’s Brew, viveva nell’inconscio di ognuno di noi sin dalla notte dei tempi. Sia io che il buon Mirko Bosco ci dimenavamo sui palchi già nei lontani anni ’80. Siamo partiti entrambi militando in Hardcore bands, io nei M.A.B. e lui nei DISPER-AZIONE. E, sempre rispettivamente, abbiamo concretizzato in seguito numerose esperienze sempre più lontane e sempre più ammiccanti nei confronti dei “grandi classici”. Abbiamo avuto, per certi versi, un passato parallelo e identico. Il nostro incontro, arrivato per caso, è stato proverbiale… feeling e intesa fuori dal comune.  Entrambi stavamo cercando gli elementi giusti per non gettare la spugna definitivamente, dopo tanti incontri sbagliati. Ci siamo messi subito al lavoro rielaborando idee che già avevamo affrontato precedentemente con altre formazioni, con altri musicisti… Ed è stato un buon punto di partenza per poi ottenere quello che, in realtà, avevamo in testa da sempre. Dopo un anno di attività è arrivato Joseph a portare una buona impronta di Rock’n’roll e il cerchio si è definitivamente chiuso…

– Joseph: Come ho già detto a qualcun altro, ho solo dato una lucidata a qualcosa che già c’era…

– Fonti d’ispirazione?

– Joseph: Ed Gain, Rufus Thomas…

– Mirko:  Il mostro di Rostov, John Wayne Gacy…

– Joseph: Bee Gees, Abba, gli Eagles, Robert Johnson…

– Mirko: A parte gli scherzi, potremmo delirare ore ed ore oppure riempire pagine di nomi e riferimenti più o meno seri.  Per ciò che riguarda il concept di un brano cerchiamo di assimilare quanto ci succede intorno cercandone il lato divertente. In questo caso, Ed Gain viene utile tanto quanto quel poveraccio che muore fulminato mentre cerca di rubare il rame da un cavo dell’alta tensione. I fatti… quelli realmente accaduti, quelli che leggi sulle pagine di cronaca…magari quelli un po’ più bizzarri… i borderline, i fenomeni… Attirano la nostra attenzione.  Tutto questo, poi, va incorniciato con la giusta colonna sonora ed è naturale pensare che certe tematiche spesso violente e crude vadano espresse in maniera violenta e cruda. Il nostro suono le rispecchia… e a questo punto inizia la sequela di riferimenti musicali.

– Joseph: Come i Blue Cheers principalmente, gli Hawkwind, i Black Sabbath in maniera massiccia, Motorhead e ancora Humble Pie, Ted Nugent, Molly Hatchet e i Lynyrd per quanto riguarda quell’alone southern. Mille influenze, non si riescono a elencare tutte. Ascoltiamo tanta musica, tanta e diversa, e ogni nostro brano è una storia a se, risente di quello che stiamo ascoltando in quel momento, credo…

– Perché Witche’s Brew?

– Mirko: Beh, ci piaceva come “suonava” e, comunque, Witche’s Brew è un termine che può essere interpretato in tanti modi… La pozione magica, il pentolone di questa strega che riunisce, mischia, e cuoce tutti questi elementi strani e diversi fra loro, un po’ come quello che noi facciamo suonando; creiamo una commistione di psichedelia, di southern, di blues, Rock’n’roll….  Witche’s Brew, però, può anche essere interpretato decisamente in maniera “più alcolica”, ma questo non è un segreto. In sostanza credo che quest’immagine alcolica sia attinente con la nostra immagine da “pessimi elementi”.

– Joseph: La nostra musica è clandestina. come il buon whiskey americano ai tempi del proibizionismo…

– Descrivete il vostro sound come “Original Mammoth Rock”, una definizione molto curiosa.

– Joseph: Il nostro sound è grezzo e roccioso. Prova ad immaginare un uomo di Neanderthal mentre cerca di creare suoni da strumenti primitivi, condisci tutto con il fracasso provocato da una lite tra un Mammut e un Triceratopo imbestialiti! Con il nostro rumore, specialmente dal vivo, sembriamo arrivare direttamente dall’Eocene!

– Mirko: Sì, l’idea è quella… come sai noi prediligiamo la potenza alla tecnica… Il termine “Mammoth Rock” però non è proprio farina del nostro sacco… Ci venne affibbiato da Alex Ventriglia di Metal Maniac quando ci sentì la prima volta e ci definì “Mammutiani”. Prendemmo la palla al balzo e decidemmo di usarlo come slogan.

– Come siete arrivati alla Black Widow Records?

– Joseph: L’ultima volta in macchina!

Mirko: Forse anche la prima, se non ricordo male. In realtà, era appena uscito il nostro precedente lavoro, un mini cd live dal titolo “Pentatonicspeedfreaks” in collaborazione con quelli di Costa Ovest Records. Il cd in questione arrivò nelle mani della Black Widow probabilmente grazie all’Andromeda Dischi che ne curava la distribuzione. Ricevemmo una mail da Genova e li chiamai telefonicamente. Li avevo già incontrati presso la loro sede qualche anno prima ma non avevamo mai ne affrontato ne approfondito alcun discorso. Invece in quell’occasione, seppur telefonicamente, nacque un bel feeling e da lì il passo è stato breve…

– In che tipo di situazione preferite suonare?

– Mirko: Magari, ti sembrerò controtendenza ma personalmente preferisco il club non molto grande; solitamente in questi luoghi ti esibisci da solo o, al limite, giusto con un’altra band solamente. Non amo condividere il palco con tre, quattro gruppi… ma solo per problemi organizzativi… troppi check diversi, troppe esigenze diverse…spesso gli artisti, specie i più giovani, tendono a oltrepassare il minutaggio a discapito di chi suona dopo… ho il limite di essere troppo metodico in queste cose e queste situazioni mi creano disagio.

– Joseph: Io, invece, ti potrei dire dove preferirei suonare… in una fumeria d’oppio magari sotto l’effetto di sostanze lisergiche, carceri, Street bar…

– Mirko: Mettiamoci anche locali di Lap dance e bische clandestine…

– Durante uno degli ultimi concerti avete addirittura fatto a pezzi degli strumenti!

– Mirko: Mi permetto di correggerti. Tranne qualche caso isolato, dove ci siamo comportati “a modo”, noi regolarmente facciamo a pezzi gli strumenti. Non chiedermi il motivo, non saprei risponderti ma ci piace concludere i live con un’esplosione di ferocia…

– Joseph: Raccontiamo storie violente, suoniamo in maniera violenta, trattiamo con violenza ciò che maneggiamo.

– Sappiamo tutti che il rock in Italia non paga le bollette. Mi piacerebbe sapere che lavoro fanno i tre Witche’s Brew.

– Joseph: Io faccio il Rocker a tempo pieno e a tempo indeterminato.

– Mirko: La sua, sembra una risposta ironica, ma ti confermo che è la verità. Io, invece, chiedo perdono, ma vorrei soprassedere… Se fosse presente Mirko Bosco in questo momento, ti avrebbe risposto “…se te lo dicessi, poi dovrei ucciderti…” (ah ah)

– Qual è il prossimo passo della band?

– Mirko: Dunque, carne al fuoco ce n’è tanta e non saprei da che parte cominciare. In primo luogo stiamo organizzando per settembre-ottobre un secondo “White Trash Tour” che, oltre a tappe Italiane, dovrebbe toccare i Paesi Bassi e la Germania settentrionale. A breve entreremo in studio per cominciare a lavorare sui nuovi brani che sono tantissimi. Poi, si vedrà….

– Joseph: Abbiamo ancora tanto da fare, la promozione di “White Trash Sideshow” richiede tanto impegno e tanto tempo. Certo è che comincerei ad organizzare un bel suicidio di massa, ai fini promozionali ovviamente, al termine del nostro ultimo concerto, che sarà anche l’ultimo di tutta la storia dell’uomo stimato per il 21-12-2012…

Foto di Pino Pintabona

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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