Intervista a Nevica su quattropuntozero

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Piccole istantanee della nostra società. Gianluca Lo Presti, in arte Nevica su quattropuntozero, può essere definito come un moderno cantastorie. In “Lineare” lo troviamo a raccontarci storie a  metà strada tra il surreale e il vissuto quotidiano.

– Chi è Nevica su quattropuntozero?

– È il nome del mio nuovo progetto musicale, dopo anni di “militanza” musicale passati a usare il mio nome e cognome (leggi Gianluca Lo Presti), ho deciso di “rifarmi una verginità” e di nascondermi un po’. Forse anche perché mi sento più sereno a muovermi non in prima persona almeno sulla carta poi di fatto. Nevica sta per Nevi, il diminutivo di mia figlia Ginevra (chiamata così in omaggio ai CSI) , mentre quattropuntozero rappresenta l’età anagrafica come se fosse l’aggiornamento di un software. Mi piaceva l’idea di un nome surreale, mi ricorda vagamente alcune fiabe di Calvino…

– Come ti sei avvicinato alla musica?

– Mio padre è sempre stato un grande appassionato di musica nonché si dilettava a suonicchiare qualche strumento, poi,essendo altri tempi, ha lasciato perdere. Io credo di aver raccolto geneticamente la sua eredità e di averla portata avanti non come una scelta ma come una condizione che dava un senso alla mia esistenza nel modo più naturale possibile…

– Preferisci lavorare come produttore o come artista?

– Bella domanda questa. Mi piace fare entrambe le cose, è come guardare l’orizzonte da due prospettive diverse o come dire chi ha più passione per il calcio, il giocatore o l’allenatore? Io sono nato come musicista, la passione per la produzione artistica è venuta poi. Non puoi mettere le mani sulla musica di altri artisti se non sai cosa significhi veramente fare musica per te stesso. Almeno così è andata per me. Dopo tanti anni passati a scrivere,  suonare,registrare e arrangiare pezzi propri, ho intuito che l’esperienza che avevo maturato sulla mia musica, potesse essere messa a disposizione anche per altri progetti musicali non miei, facendola diventare all’occorrenza anche un mestiere di non poca responsabilità peraltro.

– Consigliaci tre dischi: uno fondamentale per te, uno fondamentale per la tua musica e quello che più ti ha colpito negli ultimi anni.

– Probabilmente “La voce del padrone” di Franco Battiato è stato l’album che mi ha convinto a dedicare la mia vita alla musica. Avevo 13 anni o giù di lì. Per la mia musica siccome ha vissuto varie fasi in tutti questi anni posso dirti il disco che ha influenzato molto il mio suono riguardo alla nascita di Nevica su quattropuntozero: “Scary world theory” del Lali Puna, di questo lavoro, che è stata una vera e propria folgorazione sonora per me, trovi evidenti tracce nei miei ultimi due album. Per l’ultima domanda ti rispondo con un due dischi stranieri e due italiani: “Disintegration” dei Cure, “The machines of God” degli Smashing Pumpkins, e “17 Re” dei Litfiba, “Linea Gotica” dei CSI. Conosco praticamente a memoria tutti  questi album fusi oramai da tempo nella mia autoradio.

– Parliamo di “Lineare”. L’ho interpretato come un concept album. Dalla copertina, ai testi, ai riferimenti, alle musiche mi sembra ci siano molti riferimenti all’ambiente urbano contemporaneo. Sbaglio?

– È un disco secondo me decadente  sono “storie miserabili” per usare un’azzeccatissima citazione di Alessandro Besselva del Mucchio riguardo ai testi dell’album. Sono personaggi diversi che potrebbero essere tutti facce  di un unico soggetto, cambiano le storie le ambientazioni,ma sono tutti eroi perdenti di fronte ai quali la gente non si gira neanche più per strada quando li incontra per dargli un po’ di attenzione. È gente ai margini ma non in quanto tale, ma solo perché ha fatto scelte difficili, probabilmente coraggiose che li hanno isolati da tutti. Si, sono personaggi metropolitani perché in questo scenario si muove molto comprensibilmente un certo disagio sociale che si intreccia allo stesso tempo ad una crescente inquietudine interiore…

httpv://www.youtube.com/watch?v=rQnt2Dh8lkI

– Ascoltare il disco è come leggere un libro di racconti o vedere dei cortometraggi. Come nascono i personaggi protagonisti dei pezzi?

– Volevo almeno per una volta, provare a raccontare cose alle quali mi sento molto ma molto vicino, senza essere io in prima persona a fare il cronista della situazione. Volevo creare dei personaggi assolutamente frutto della mia fantasia che si ritrovassero in storie verosimili e credibili in un certo senso. Quello che mi importa non è tanto se Mario o Gianmaria esistano davvero, ma che quello che raccontano possa colpire e sia il resoconto di un dramma credibile,una situazione  di fronte alla quali chiunque si può mettere a pensare come se fosse di fronti alla realtà. Mi piaceva l’idea di “togliermi di mezzo” e far parlare loro che non definirei nemmeno i miei personaggi, loro hanno una vita propria io al massimo ho molte cose simili a ma non sono loro e loro non sono me. E poi io non sono uno scrittore per cui non ho nemmeno questa ambizione di esserci riuscito. Però ero molto preso da queste storie e spero che possano arrivare anche agli altri.

– Cosa ne pensi, dal punto di vista sociale, del periodo che stiamo vivendo? E di quello musicale?

– Tutti i periodi bui portano con sé un carico fortissimo di innovazione e di riscatto. Ci vorrà tempo ma qualcosa di buono per l’umanità verrà fuori da tutto questo squallore umano, sociale e politico che stiamo vivendo. Saranno soprattutto le persone più sensibili, gli artisti veri a percepire questo e a maturare pian piano nuove idee e prospettive di svolta. Trovo il momento musicale attuale molto coerente con ciò che stiamo vivendo, rappresenta splendidamente un periodo di antitesi di paradossi e di estremo caos che si rispecchia in una miriade di proposte musicali dalle più banali alle più interessanti. Mai come oggi avevo visto una cosi grande abbondanza di bello e brutto assieme. Io credo in quello che ti ho detto prima che più l’umanità sprofonda nell’abisso e nella perdita di tutti i valori, più nascono risorse interiori nuove e propedeutiche alla sua stessa guarigione se di guarigione si vuol parlare. C’è sempre una ristretta cerchia di esseri umani che in un certo senso,rimane vigile, non riesce ad assuefarsi,e,rifiutandosi di subire certe situazioni deplorevoli, reagisce, si ribella, ma nel senso più alto del termine non soltanto scende in piazza a fare i cortei, questa è solo la facciata delle cose, anch’essa necessaria perbacco ma bisogna guardare oltre…

– C’è un pezzo dell’album a cui sei particolarmente legato?

– No. Perchè ci tengo a tutti altrimenti ne avrei scartato qualcuno, posso dirti però quali pezzi possono essere più esemplificativi del progetto tanto per citarne qualcuno: Mario non ha paura, Bianca è calma per l’ambiente, Succede a Martino, Billy Corgan, qui cè proprio al 1000 per 1000 l’anima e il suono di Nevica su quattropuntozero.

– Grande classico: progetti futuri?

– Spero di suonare il più possibile in lungo e largo almeno per tutto il 2011 assieme ai miei nuovi compagni di viaggio che sono Lorenzo Soldano e Andrea Raffaele alle chitarre e noise. Poi vorrei continuare a produrre altri gruppi o bands con la mia nuova etichetta Disco Dada fondata assieme a Lorenzo Montanà che saluto e ringrazio. Sicuramente posso dirti che farò un altro album dopo “Lineare” magari fra un po’ perché i dischi sono come le fotografie, sono istantanee del momento,passato il quale non ti ci ritrovi più e quindi hai bisogno di comunicare cose nuove, come è normale che sia.

Daniele Bertozzi

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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