Intervista a L'impero delle ombre (2011)

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A un anno dalla precedente intervista rincontriamo L’impero delle ombre. Il loro attesissimo secondo album, “I compagni di Baal” uscirà a breve, noi lo abbiamo ascoltato in anteprima e abbiamo scambiato via email una piacevole chiacchierata con Giovanni Cardellino, voce e parole della band salentina.

Tralasciando i sei anni che dividono il debutto omonimo dal suo successore, questo nuovo album è stato un parto indolore?

Tutt’altro direi! In questi anni ne sono successe di tutti i colori, il che ha fatto slittare a oggi l’uscita di questo lavoro: cambi di residenza quindi innumerevoli cambi di formazione, prenotazione di studio saltate o cambiate all’ultimo momento, l’attesa di quasi un anno per la registrazione delle tastiere di Oleg impegnato col suo lavoro di architetto… non per ultimo l’attesa nel fitto calendario di uscite della Black Widow che ci ha portati fino a qua. Ironia della sorte pochi mesi dopo l’uscita del nostro debutto, dicembre 2004, avevamo già buttato giù per intero l’intero concept de “I compagni di Baal”. Diciamo se avessimo avuto una situazione più serena in un anno dal primo, avremmo potuto far uscire il secondo! Nel frattempo abbiamo fatto uscire su Jolly Roger Records lo split con “L’impero delle ombre/Bud Tribe” con l’inedita “Dr. Franky”, lo split del nostro side-project Homo Herectus e il debutto dei Witchfield, altro progetto su Black Widow Records con me, mio fratello, Baka Bomb e Thomas Hand Chaste. Ah, ultima cosa, siamo finiti con L’impero delle ombre e Homo Herectus su una compilation messicana, “Forged in Metal”, della Blower Records!

“I compagni di Baal” rappresenta l’evoluzione del vostro sound. Musicalmente, siete stati in qualche modo costretti ad aprivi maggiormente?

Sì, si potrebbe anche dire così. “I compagni di Baal” è il naturale progresso al percorso artistico del progetto L’impero delle ombre che interpreta il concept dello sceneggiato, è quindi del tutto naturale che abbiamo attinto alle nostre insite influenze progressive (in special modo il grande prog. Italiano degli anni settanta) che calzavano alla perfezione e ci hanno agevolato a esprimere le sfumature del racconto. Niente di sconvolgente nel nuovo disco comunque, io lo vedo più o meno come il “cementery rock” di prima, ma chiaramente non si può fare sempre lo stesso LP! Un minimo di evoluzione ci vuole.

Evoluzione marchiata anche dalle tastiere di Oleg Smirnoff. Come siete arrivati a lui?

Evoluzione dipesa da Oleg? Non per quella che riguarda il songwriting ma sicuramente si per il risultato finale con la sua stupefacente performance alle tastiere e organi (che tengo a sottolineare quasi del tutto vintage originali d’epoca come hammond, synth… registrati nello studio personale di Anton Chaney, ex batterista dei Death SS.) Spiego meglio: le parti di tastiera erano già pensate tempo fa, poi sono state fissate con l’ausilio di un amico in una pre-produzione e infine con quelle bozze Oleg ha potuto realizzare un lavoro capillare di tappeti, assoli, e rifinitura del lavoro completato. Ora che ci penso, Oleg Smirnoff ha interamente composto l’intro del disco sul mio suggerimento di basarsi sul tema originale dello sceneggiato, aggiungendo l’elettronica e tutto il suo grande talento! Conosco Oleg da tempo. Vivevo a Firenze e seppi che era uscito dai Death SS da poco e con la mia faccia tosta gli proposi di unirsi a L’impero delle ombre, il nostro gruppo gli piaceva ma ero arrivato troppo tardi, aveva chiuso gli impegni seri con la musica per concentrarsi sul suo futuro nel mondo del lavoro. Siamo diventati ottimi amici al punto che quando gli ho proposto di suonare le tastiere per “I compagni di Baal” ha accettato di buon grado.

Altro apporto fondamentale è quello della (nuova) sezione ritmica formata da Dario Petrelli e Fabio Oliveti.

Assolutamente si! Dario e Fabio hanno, come nel caso di Oleg, suonato delle idee già fissate da me e Andrea anni fa. Questo fa di loro come una specie di “amici” session, ma ci tengo a sottolineare che hanno avuto comunque una buona libertà nell’arrangiamento grazie alla loro eccezionale preparazione e sensibilità musicale! Dario “Peruvian” Petrelli, un mostruoso batterista! Suonava già con me dieci anni fa nella power – prog – metal band Hiding Tower, invece Fabio è un bassista talentuoso del mio paese che conosco da una vita. Saranno loro due ad accompagnarci con L’impero delle ombre nelle prossime e imminenti date live.

Il posto di tastierista è ancora vacante, giusto?

Purtroppo sì, quello del tastierista è sempre stato il problema numero uno! A giorni dovrei avere una risposta da Stefan, un ragazzo molto preparato che ci ha già aiutati nel fare la pre-produzione de “I compagni di Baal”. Al tal proposito Oleg ha fatto un sacco di apprezzamenti al suo operato, speriamo sia la volta buona!

Parliamo un pò della setta di Baal. Un pezzo come Tormento ed estasi, contenuto nel vostro primo LP, potrebbe essere dedicata a loro?

Mmm… no, non credo proprio! Diciamo che i protagonisti del testo di Tormento ed estasi lo vorrebbero con tutto il cuore, ma in verità si tratta di poveri sciocci illusi! Per spiegare meglio i personaggi diciamo che in Tormento… si parla di tutta quella massa di giovinastri (perlopiù nel mondo del metal) che si dichiara satanica, attratta dal male, con tutto il corollario di ridicole pose plastiche dettate in principio da quei “sempliciotti” dei Venom. Punto di vista che mi fu confessato da un mio amico blackster una notte d’estate di qualche anno fa in una lunga chiacchierata in auto! Ben di altra natura le vicende fantastiche della setta dei compagni di Baal, quelli sono cattivi per davvero, con ramificazioni nell’alta società e che di questi tempi denuncia forti analogie con l’attuale situazione italiana, con grandi ambizioni di dominio del mondo tramite l’intontimento della droga! Tutto molto ingenuo, infatti, si parla di un racconto di fine anni ’60 ma ripeto: terribilmente attuale!

Parlando di sceneggiati, alcuni di loro sono diventanti col tempo dei classici. Sto parlando de “Il segno del comando”, “Ritratto di donna velata”, “L’amaro caso della Baronessa di Carini”, “Ho visto un’ombra”, “A come Andromeda”… “Era il gotico italiano della tv in b/n, con i suoi tempi teatrali e gli attori dalla bella dizione, con le sue trame a spirale che inchiodavano gli spettatori alla poltrona di settimana in settimana” disse Mercy (Zess, Malombra, Il segno del comando, Ianva) durante un’intervista.

E non posso che esser d’accordo con lo stimato amico Mercy! Anch’io sono dell’avviso che le sensazioni, che riuscivano e riescono a provocare quei mitici sceneggiati italiani dei ‘60/’70 non hanno eguali al mondo! Vedere Ugo Pagliai o una Carla Gravina nelle loro formidabili pose teatrali è uno spettacolo che purtroppo ora non possiamo più goderci. Io confesso di essere stato letteralmente folgorato dalla visione de “Il segno del comando”, il mio preferito in assoluto! Anche da “Ritratto di donna velata” e altri del periodo. Era l’Italia artistica d’un tempo quella che valeva qualcosa e l’estero ci invidiava… altro che masse lobotomizzate di oggi!

Progetti paralleli. Che cosa puoi dirmi del progetto Witchfield? È in cantiere il secondo capitolo?

È recentemente ed attualmente in corso la lavorazione del secondo capitolo discografico dei Witchfield che risulterà, da quello che ho potuto intuire, molto pesante… un vero monolite psych-doom! Posso anticipare la presenza in alcuni pezzi del geniale chitarrista Red Crotalo dei storici Revenge di Pesaro! Speriamo di farlo uscire (sempre con la Black Widow, questo è sicuro) per il 2011.

Ultima domanda, puoi dirmi la lista dei tuoi cinque concept album preferiti?

Bella domanda! Un po’ difficile… mmm fammi pensare. Innanzitutto l’amore di gioventù (immutato!), gli Iron Maiden con “Seventh Son of a Seventh son”. Gli oscuri americani Smoke Rise di “The Survival of St. Joan”, piccolo capolavoro del 1971 dedicato alla figura di Giovanna d’Arco. Poi qualche classico del prog italiano come il Biglietto per l’inferno col loro debutto omonimo, “Inferno” dei Metamorfosi, “Ys” del Balletto di bronzo. Saremo già a cinque nomi ma per spezzare una lancia in favore del metal italiano, che io seguo e sostengo da sempre, ti cito pure “Do what thou Wilt” dei fondamentali Death SS che adoro!

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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