Intervista a Umberto Palazzo (2010)

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Umberto Palazzo. Trent’anni di musica (indipendente, of course). Leader dei Santo Niente, promotore, dj e docente musicale. In passato in gruppi quali gli Allison Run, gli Ugly Things e i primissimi Massimo Volume. “Canzoni della notte e della controra”, suo esordio solista, uscirà l’anno prossimo. Alcune domande per lui, tra passato, presente e futuro.

Il passato.

Mi piacerebbe iniziare dal principio: un po’ di note biografiche, poche ma essenziali.

Ho quarantasei anni. Ho fondato la prima band nell’81 dopo un’estate a Bristol. Ho iniziato suonando post punk in una band che si chiamava Aut Aut. Ho fondato con Amerigo Verardi gli Allison Run, con Federico Ferrari gli Ugly Things e con Emidio Clementi i Massimo Volume. Questo succedeva a Bologna. Dal 2000 vivo a Pescara, dove ho rifondato il Santo Niente e poi El Santo Nada. Sono dj e direttore artistico del Wake Up di Pescara.

A quale età il primo approccio con la musica? Che band e che disco?

A quattro o cinque anni con il mangiadischi e i 45 giri dei miei genitori. I primi dischi miei che ho amato sono stati “La torre di babele” di Edoardo Bennato, “Nursery Crime” dei Genesis e “Harvest” di Neil Young.

Il disco della tua infanzia, della tua adolescenza, della tua maturità.

Infanzia: “Ciao ciao” di Petula Clark. Adolescenza: “Closer” dei Joy Division. Maturità: un disco di Bob Dylan, ma non saprei dirti quale. Te lo dirò quando sarò vecchio.

Senti ancora Amerigo Verardi, con cui suonasti negli Allison Run nei primi ‘90, ed Enrico Brizzi, di cui curasti le musiche della trasposizione cinematografica di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”?

Sì, con Amerigo ci siamo ritrovati da poco, ma ho sempre seguito la sua carriera. Mi piace molto il suo “Bootleg”. Amo moltissimo anche i dischi degli Allison Run, sono veramente fiero di quello che fatto con lui. Enrico capita spesso a suonare nel locale in cui lavoro a Pescara. Sono sempre belle rimpatriate. E’ una persona molto divertente.

Pochi sanno che eri nella primissima line-up, nonché uno dei fondatori, dei Massimo Volume. Come valuti, col senno di poi, quell’esperienza?

Cosa mi è rimasto a parte un certo bruciore di stomaco ogni volta che sento il loro nome? Non molto, praticamente niente. A loro invece sono rimasti tre anni della mia vita e del mio lavoro e un sacco di ottime idee che usano ancora oggi, a partire dal nome, per dirne una. Comunque questa è una cosa di cui si parla per pagine e pagine nella loro biografia ufficiale. Vi rimando a quella lettura. Andrea Pomini ha fatto un buon lavoro.

Terminata l’esperienza con i Massimo Volume, ti dedicherai di lì a poco alla tua creatura più conosciuta, in altre parole il Santo Niente. Con che presupposti nacque la band?

Il Santo Niente nacque dalla disperazione. Passarono otto anni fra il mio ultimo disco con gli Allison Run e il primo del Santo Niente. Anni in cui scrissi e lavorai a un sacco di musica che non vide la luce o fu utilizzata da altri. Ero già esausto quando, inaspettatamente, mi ritrovai al Consorzio. Furono anni affannosi e disperati.

Consorzio Produttori Indipendenti, una delle serre che allevò i più bei fiori della musica italiana degli anni novanta. In quale circostanza è nata la collaborazione con il Consorzio?

Davvero per caso. Avevo finito i soldi per l’autoproduzione de “La vita è facile” e i neonati C.S.I. suonavano a Bologna. Pensai di dare la cassetta a Maroccolo. Scartai Ferretti perché qualche anno prima si era dimostrato indifferente ai Massimo Volume.

Sei ancora in contatto con i tuoi produttori di allora, ovvero Gianni Maroccolo e Giorgio Canali?

Con Giorgio sì, è una delle persone che stimo di più in questo mondo. Con Gianni non ho nessun rapporto.

Come ti sembra cambiata la scena indipendente italiana?

Mi sembra cambiata totalmente, ma sono cambiate le condizioni oggettive in cui ci si muove. Non me la sento di dire se è peggio o meglio. La situazione in sé è certamente peggiorata.

Chiede Gustavo, un mio caro collaboratore, se usciranno mai ristampe de “La vita è facile” e “’Sei na ru mo’no wa na’i”.

È praticamente impossibile, purtroppo. Appartengono a una major che non sa neanche di esserne proprietaria. Tutto il catalogo del Consorzio fu acquistato per avere i Marlene. Gli altri master sono stati considerati un male necessario per avere le star dell’etichetta e quindi buttati nel dimenticatoio. Nel cesso, praticamente.

Il presente.

Veniamo al presente: a breve uscirà il tuo esordio solista “Canzoni della notte e della controra”. Come nasce quest’album?

Questi sono anni più sereni. Al contrario di tanti altri non rimpiango affatto gli anni novanta e mi piace la mia vita e la mia musica.

“Canzoni della notte e della controra” è nato per caso durante la preparazione di “Tuco” il disco del Santo Nada. A sua volta “Tuco” è nato per caso. C’era una situazione, per la quale il Santo Niente non era adatto, ma era una gran bella situazione ed io ero il produttore dello spettacolo e mi sarebbe dispiaciuto non partecipare da musicista. Quindi mi è venuta l’idea di prendere certe cose che stavamo sperimentando per il Santo Niente e organizzarle in un lavoro strumentale. Il pezzo che ha dato il La a tutto è stata la cover di Questa è la fine di Canali, che avevamo arrangiato alla Calexico. L’abbiamo tenuta strumentale e abbiamo continuato a scrivere pezzi su quella falsa riga. In breve la cosa ci ha preso talmente tanto che ci siamo completamente dimenticati del Santo Niente, che all’epoca era in fase di stallo.

Quindi mi sono trovato a condividere la scrittura della musica con Alessio D’Onofrio, a cui si deve buona parte di “Tuco” (Alessio è un chitarrista meraviglioso, molto migliore di me. E’ lui la vera star di quel disco). Contemporaneamente non avevo neanche l’assillo di dover scrivere i testi per la band e, terzo fattore, insegnavo Storia della Popular Music al Conservatorio di Pescara. Quindi ero completamente immerso nello studio di linguaggi musicali non sempre attinenti alla musica rock. Poi avevo appena completato il mio home studio, quarto fattore.

Alla fine è tutto venuto da sé: linguaggi musicali antecedenti o alternativi al rock, la possibilità di far tutto da solo, la libertà da impegni troppo pressanti con la band e, quello che doveva essere una serie di esperimenti ed esercizi di stile, è diventato un album di cui sono fierissimo. Lo considero il mio album migliore anche ora che ho acquisito un certo distacco perché l’ho chiuso ben un anno fa.

Ricordo benissimo quando, su Facebook, mi dicesti che stavi finendo di mixare “Canzoni della notte…”, nelle ore diurne. Il titolo del disco riflette quei momenti?

Non direi. Il titolo del disco riflette l’ambientazione dei testi, i momenti in cui è stato concepito e quindi anche i momenti in cui andrebbe ascoltato.

Qual è il mood dominante di “Canzoni della notte e della controra? E per quanto riguarda i testi? Io, personalmente, l’ho trovato un concept sull’insonnia dovuta ai troppi pensieri.

A questo punto devo citarmi da un’altra intervista. Mi scuso ma non mi potrei spiegare meglio: “La controra è l’equivalente meridionale della siesta messicana, è l’ora bruciata, la calura pomeridiana. E’ un momento strano della giornata estiva. Non c’è un’anima in giro e tutto tacerebbe se non fosse per il frinire dei grilli. La luce è abbagliante, genera miraggi, allucinazioni e sogni ad occhi aperti. La maggior parte dei viventi é in uno stato di dormiveglia, magari post orgasmico. E’ una notte in pieno giorno. Chi si avventura in strada sa che potrà fare solo strani incontri, forse sensuali, forse pericolosi. E’ un momento di sospensione in cui la realtà scivola in una dimensione onirica ed erotica. I Greci parlavano di ora “panica”, riferendosi a quell’atmosfera di sospensione che accompagna l’ora meridiana, nella quale si avverte la manifestazione del dio Pan che è il dio della vitalità di tutti gli esseri. Il dio ossessionato dalla sessualità. Una divinità non olimpica, ma fortemente legata alla terra e al sesso. L’erotismo è una parte importante di questo disco, forse la sua parte maggiore.

Quindi non c’è mai l’insonnia, bensì dormiveglia, soprattutto quel favoloso stato post orgasmico in cui le endorfine, le migliori droghe dell’universo, ci fanno viaggiare attraverso il tempo e lo spazio. È un disco che parla quasi solo di sesso.

Partecipano al disco due belle voci: la prima è di Tying Tiffany, che canta in un contesto che non sembrerebbe il suo, mentre la seconda è di Sandra Ippoliti, che partecipò con te al singolo pro Abruzzo Amara terra mia. Vuoi presentarci un pò Sandra che, rispetto a Tying, è ancora sconosciuta?

Sandra è una bravissima cantautrice, ha uno stile ermetico e sintetico completamente suo ed io l’adoro come persona e come cantante. Credo che il suo album d’esordio sia pronto da almeno due anni, ma che non sappia decidersi a farlo uscire e anche in questo siamo simili. Merita tantissimo. Tenete le orecchie aperte.

Perché (ri) troviamo a metà disco Aloha, pezzo che chiudeva “Il fiore dell’agave”?

Aloha non poteva non esserci. E’ il pezzo che è stata la porta per accedere alle visioni che caratterizzano “Canzoni della notte e della controra”, la canzone che mi ha indicato la via da seguire.

La versione che c’è su “Il fiore dell’agave” è molto diversa. All’epoca non potei ri-mixarla perché non avevo più le apparecchiature con le quali l’avevo registrata. Quindi la versione del 2005 è il mio missaggio casalingo analogico.

Fortunatamente sono riuscito a trovare uno studio cha aveva ancora i DA88 e sono riuscito a riversare le tracce separate di Aloha e de La controra, un pezzo che avevo iniziato nel ’99, ma che sono riuscito a finire solo nell’estate del 2009.

Ho anche re-inciso la voce e parecchie chitarre di Aloha e ho aggiunto i synth e il baglama, che è un po’ lo strumento simbolo del disco.

Tu sei un’anima eletta, tu non accetti compromessi, tu non puoi sbagliare, tu non devi lasciarti andare, perché tu sei un ah ah cantautore…”. Possiamo definire Umberto Palazzo un cantautore? E chi per lui un cantautore?

Ah citi “La torre di Babele”. Guarda che coincidenza. Certo che sono un cantautore, ma sono “anche” un cantautore. Un cantautore è un autore che sceglie di cantare il proprio materiale in base all’urgenza espressiva più che per un’effettiva capacità tecnica. Il termine fu inventato per spiegare al pubblico degli anni sessanta come mai a queste persone con delle voci così comuni fosse permesso di fare dischi.

Il futuro.

Sei prossimo a festeggiare trent’anni di carriera musicale, vuoi abbozzare un bilancio?

No, preferisco pensare al futuro.

Il futuro: che rapporto hai con l’idea del tempo che deve ancora accadere?

Spero di avere abbastanza tempo e buona salute per realizzare tutta la musica che ho in mente.

Come si evolverà, secondo te, la musica nel futuro?

Ahimè, non ne ho la più pallida idea.

Parlando della tua musica, ti vedremo adottare la stessa filosofia di autoproduzione di (giusto per fare un esempio) Giancarlo Frigieri?

Ci sono vicino e potrebbe succedere. Forse tutti un giorno dovranno organizzarsi come Giancarlo.

El Santo Nada e Santo Fuoco & Rosso Niente, quando vedranno la luce le rispettive produzioni? E il nuovo dei Santo Niente?

El Santo Nada è in via di pubblicazione, è atteso a giorni, ma in effetti già circola e viene recensito. Il progetto con Giorgio è stato accantonato, perché della formazione che aveva registrato i primi pezzi dell’EP non c’è più nessuno che suoni ancora nel Santo Niente.

Su Facebook sei promotore della nuova musica italiana, condividendo con i tuoi contatti pareri sugli album che più ti hanno colpito. Grazie a te, per fare un esempio, ho scoperto la cara Simona Darchini aka Simona Gretchen. Che gruppo/artista ci consiglieresti ora?

Sto ascoltando il nuovo disco dei Luminal, i Sacri Cuori e il Pan del Diavolo.

Foto di Sebastiano “Ramingo” Bongi Toma

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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