Intervista ai Buttered Bacon Biscuits

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Cinque rockers romagnoli che sviscerano passione da ogni tassello del loro ultimo lavoro in studio. Cinque rockers capaci di sfornare canzoni. Uso il termine canzoni non a caso e lo sottolineo in quanto trovo sia sempre più diffusa, oggi, quella malata inclinazione che spinge musicisti, o pseudo – tali, a castrare brani basandoli sul semplice assemblaggio di riff. Il rock non esce dalla fabbrica della Lego, il rock ha una sua anima, un suo battito cardiaco.

I Buttered Bacon Biscuits sanno bene come impadronirsene, sanno farla pulsare al punto giusto. Loro… con i riff ci giocano e lo fanno con una naturalezza che spiazza. I Buttered sono attenti alla sostanza e mantengono i piedi per terra “ostentando” la tipica umiltà dell’operaio gran lavoratore attento e diligente. Ancora una volta la nostra patria partorisce Musicisti capaci e preparati che potrebbero vantare background pachidermici e una cultura musicale al di sopra della media nazionale… ma non lo fanno. Si limitano, in punta di piedi, ad accendere gli ampli e inserire i jack.

Mag-Music ha avvicinato Alex e Ricky, rispettivamente chitarra e voce, per scambiare due chiacchiere e capire cosa ne pensano a proposito…

– Alex: Direi che ti sei avvicinato parecchio a quello che noi siamo. Abbiamo un approccio alla musica molto naturale e istintivo. Abbiamo una visione di quello che vogliamo o non vogliamo fare decisamente delineata e quel pizzico di umiltà che non guasta.

– Il progetto B.B.B. raccoglie musicisti con notevole bagaglio ed esperienza. Il risultato, direi, che è abbastanza evidente. Un disco solido, ben studiato e soprattutto maturo artisticamente. È anche vero che l’età media dei componenti è da considerarsi non proprio di “primo pelo”.  A questo punto credo di poter ipotizzare che la maturità artistica vada pari passo con quella anagrafica… Alex, ti ritrovi in quest’affermazione?

– Alex: Assolutamente sì. Quando hai alle spalle anni di esperienza, come musicista e come ascoltatore di musica, hai una visione più nitida su quello che può funzionare in una tua canzone, oppure in un arrangiamento e questo è fondamentale per una buona riuscita del tuo prodotto. Cerchiamo sempre di migliorarci, senza farci troppe paranoie, però tutto deve essere il più naturale possibile, senza forzature.

– Imbracciate le armi già da diverso tempo: avete assistitito ai cambiamenti alle innovazioni e anche, in un certo senso, a una sorta di declino della scena underground. Alla luce della tua, esperienza, Ricky, quali sono le tue riflessioni in proposito?

– Ricky: Rivogliamo le fanzine cartacce, che belle! Altri tempi… e parliamo solo di poco più di dieci anni fa, incredibile! Comunque la differenza più grossa direi che è nel comportamento dei gruppi… tutti si sentono e si comportano da star anche quando non se li fila nessuno e pretendono risultati senza il minimo sforzo. Ai nostri tempi (hey, sembra che abbiamo ottanta anni) si era più uniti, ci si divertiva con molto meno e senza tante menate e si sudava per ottenere risultati. C’era più vera passione, più sentimento in quello che si faceva…

– Dunque… Ricky sottolinea una sostanziale differenza tra i musicisti di ieri e quelli di oggi riguardo all’approccio; Alex, proviamo a tracciare delle differenze anche sotto il profilo prettamente musicale. Le giovani proposte, spinte dal trend, dalle mode, tendono a uniformarsi o peggio ancora a standardizzarsi in direzioni musicali spesso pericolose, dove è facile rischiare di opacizzare la propria personalità, c’è invece uno zoccolo duro d’irriducibili che si ostina nel retaggio dei sixties e dei seventies…

– Alex: Quando si è già detto di tutto è difficile inventare nuove sonorità o nuovi generi musicali. È quindi normale che si alternino ciclicamente i ripescaggi dalla musica del passato…

– Sono d’accordo. Abbiamo storicamente già assistito a fenomeni simili: basti pensare all’avvento del Seattle sound verso la fine degli anni ‘80.  Anche il sound dei Buttered riflette questa sorta di ritorno alle origini (se così possiamo definirlo)… c’è dell’altro nell’universo B.B.B.?

– Alex: Quello che cerchiamo di fare con i BBB non è altro che mettere in musica tutto quello che ci passa per la testa, ed essendo praticamente tutti e cinque “60’s/70’s” dipendenti, ecco qui il nostro sound. Il nostro si potrebbe definire una sorta di revival ragionato e personalizzato.

– Ricky: Comunque la vera differenza è con quanta personalità riesci a far suonare un giro di accordi anche banale, quanto di tuo si sente nel modo di scrivere e interpretare un pezzo; penso che la vera originalità sia quella di essere riconoscibili in quel che si fa, il riuscire a distinguersi nel marasma della musica clone che imperversa attualmente…

– Sixties, seventies, blues, hard rock, progressive… nell’album c’è di tutto, sono influenze ricercate appositamente?

– Ricky: Personalmente odio le definizioni… non mi piacciono le restrizioni date dalle barriere stilistiche o culturali! Nei miei testi parlo spesso di libertà e questa cerco di viverla ed esprimerla anche nel contesto musicale. La musica, così come la scrittura, la pittura, la fotografia e tante altre forme d’arte, esprime concetti tanto più forti quanto più è libera nella sua espressione.

– Alex: Non ci poniamo mai il limite di dire “questo è troppo folk” oppure “questo è poco prog“, suoniamo quello che ci piace di più filtrandolo con il nostro gusto musicale, ma soprattutto cerchiamo di dare a ogni singolo brano una sua importanza e personalità. Niente brani riempitivi! Odiamo gli album dove si salvano un paio di canzoni e il resto è trascurabile o da buttare. Una brutta abitudine oggi molto di moda.

– Imbracciare uno strumento, sistemare tre accordi, due riff e correre in un o studio di registrazione sono operazioni che oggi più che mai alla portata di tutti. Oggi un po’ tutti si sentono songwriter, forse anche facilitati dalle nuove tecnologie o dal miraggio della facile diffusione attraverso la rete.  Fortunatamente non è sempre così: Tu, Ricky e company, in questo senso avete dimostrato ottime capacità nel disegnare brani d’effetto. Come nasce l’album e, soprattutto, come sono nati a livello compositivo i brani che lo compongono?

– Alex: È cambiato il modo di fare musica rispetto a “qualche” anno fa. Io provengo dalle registrazioni su quattro piste a cassetta e demo registrati con un microfono appeso al soffitto! Adesso i dischi te li fai in casa col computer e li puoi far girare per il mondo in un nanosecondo. Per carità, è una tecnologia straordinaria alla quale anche i B.B.B. fanno ricorso, ma in generale tutto questo ha generato una sorta d’inaridimento e di saturazione del mercato musicale. “From the Solitary Woods” è stato un processo naturale per la band. “Suoniamo già da un po’, abbiamo le canzoni, facciamo un album e vediamo cosa succede!”. I compositori principali siamo io e Ricky. Arriviamo in sala prove con riff già abbozzati sulle chitarre, oppure registrati a viva voce sul telefonino o addirittura li canticchiamo al momento se non abbiamo ancora avuto il tempo di trascriverli sullo strumento! E poi c’e’ il fondamentale apporto di tutto il resto della band, che arrangia, suggerisce e modifica. Una gran bella abitudine dei B.B.B. è di registrare un po’ tutto quello che succede in sala prove, jam e improvvisazioni comprese. Riascoltarsi è fondamentale per capire cosa funziona o cosa c’e’ da modificare. Dalle improvvisazioni nascono sempre cose molto interessanti.

– Ricky: Io e Alex componiamo la maggior parte dei pezzi, però è l’apporto del gruppo che trasforma e da vita alla canzone vera e propria. I B.B.B. funzionano come insieme, manca un elemento e il meccanismo s’inceppa. Ognuno da la sua personale visione del pezzo, non ci sono dittatori o comandanti.

– Sono rimasto colpito in particolare da State of Mind. Ritengo sia uno dei momenti più intensi dell’intero lavoro e, credo, di non essere l’unico a pensarlo. Brano di grande spessore, ben riuscito, arrangiato in maniera ineccepibile; in poche parole, credo, ci si possa azzardare a considerarlo un capolavoro. Qual è il segreto di una canzone azzeccata come questa?

– Alex: Wow! Sentirsi definire un proprio pezzo come un capolavoro è decisamente gratificante! Grazie! State of Mind l’ho scritta quando i B.B.B. ancora non erano nati. A dire il vero una versione simile è stata suonata un paio di volte dal mio vecchio gruppo “storico”, Circus Nebula, ormai sciolto da qualche tempo (aggiunge Alex: “Ci riuniamo una volta all’anno per festeggiare il compleanno… nel 2011 siamo al 23°”) e poi è rimasta nel cassetto per un po’. È stato il primo brano che ho proposto ai B.B.B. alla prima prova di tre anni fa, completamente rinnovato e con delle parti totalmente cambiate. La voce di Ricky è perfetta per la vena tragico-sinfonica del pezzo, l’unico rammarico è di averlo registrato senza l’assolo di Hammond che è stato inserito solo dopo, a registrazione avvenuta. Chissà, magari in futuro potremmo registrarlo di nuovo! Over and over… and over again!

– Quando si chiede a una band quali siano le fonti d’ispirazione del proprio sound, spesso i nomi a uscire sono sempre gli stessi e, ancora più spesso, quelli altisonanti. Esistono nei meandri del suono targato B.B.B. influenze più viscerali? Mi riferisco a band meno conosciute che hanno apportato valore aggiunto o, comunque, di riferimento….

– Alex: Potrei citarti gli Atomic Rooster o i Quatermass, oppure… boh! Sono troppi, veramente troppi! Molte volte, mentre lavoriamo ai pezzi nuovi, citiamo spesso Sua Maestà Ennio Morricone, uno dei veri orgogli per l’Italia! Vedi, la magia della musica di quegli anni sta proprio nel fatto che ascoltata oggi è ancora fresca e attuale, ma soprattutto è ancora innovativa e avanti nel tempo! Sembra assurdo, ma a me suona più stantio un pezzo degli anni ‘90, che A day in the life dei Beatles (e di chi, se no?) che è del 67!

– Ricky: Potremmo stare qui a parlare delle ore…ascolto di tutto, rock, southern, doom tanto blues e folk e anche musica etnica, conosci i Tinariwen? Poi ti posso dire che personalmente adoro anche Leaf Hound, High Tide, Gravy Train, Toad, Warhorse, James Gang, Osanna, i primi Point Blank, Biglietto Per L’Inferno e tanti altri… però impazzisco letteralmente per i Guess Who, a mio parere Burton Cummings rimane una delle più belle voci della storia del rock.

– “From the Solitary Woods”, da quel che si legge sia sul web sia sulla carta stampata, ha raccolto e continua a raccogliere consensi. Anche oltralpe l’album riscuote ottime valutazioni… Credi si possa parlare di riscossa tricolore? Pensi ci siano altre formazioni Italiane in grado di poter dire la loro soprattutto all’estero?

– Alex: Riscossa tricolore? Sarebbe ora! Siamo molto soddisfatti delle recensioni che abbiamo raccolto finora e speriamo di continuare così. L’Italia, patria di Sanremo e X-Factor, di quella musica usa e getta passata dalle radio con una cadenza che ha dell’incredibile, è anche la patria della Premiata Forneria Marconi, delle Orme, degli Osanna, etc. È il paese che per primo ha dato credito ai Genesis, quando nella loro madre patria non se li filava nessuno, ed è un paese ricchissimo di grandi verità musicali, che si potrebbero tranquillamente esportare in tutto il mondo. Potrei citarti i nostri amici Small Jackets, oppure gli Shoes, i Bullfrog, i Wicked Minds, i grandiosi Wind o i nostri carissimi compagni di etichetta Witche’s Brew, dal suono granitico e potentissimo! Tutta musica e musicisti di altissimo livello, eppure per radio continuo a sentire… a sentire… niente!

– Ricky: Adoro i Wind, grandiosi!

– La Black Widow Records si è presa carico della distribuzione e della promozione. Mi rendo conto sia prematuro tirare le somme ma credo sia interessante fare il punto della situazione intorno alla diffusione del prodotto; avete già ottenuto qualche feedback riguardo all’andamento del cd?

– Alex: Ma lo sai che ce lo stavamo chiedendo proprio in questi giorni? Contatteremo i ragazzi della Black Widow per qualche aggiornamento e poi te lo faccio sapere. Comunque tra la crisi generale e un mercato decisamente saturo, abbiamo scelto proprio un brutto anno per fare uscire l’album. Sperem!

– Un debutto di tutto rispetto che fa presagire a qualcosa di ancora più completo e ricercato… Possiamo già sbilanciarci su indiscrezioni riguardo a progetti futuri? Ci sarà un sequel B.B.B./Black Widow?

– Alex: Guarda, al momento stiamo lavorando ai pezzi per il prossimo album. Ti posso anticipare che abbiamo uno strumentale di quindici minuti (alla faccia di chi ci ha chiesto dei brani più corti per i passaggi radiofonici, ah ah ah!) e un bellissimo pezzo scritto da Ricky dal titolo Handful of Stars. E poi c’e’ tanto altro materiale che dobbiamo ancora vagliare e sistemare, ma si fa… si fa! Speriamo che la Black Widow si appassioni al nostro nuovo materiale, e chissà, se son rose fioriranno. Devo segnalare anche un cambio di line-up nei Buttered Bacon Biscuits. Alla batteria adesso abbiamo un nostro caro amico di vecchia data, Andrea “Andy” Palli, un vero fuoriclasse!

– Concludo ringraziandovi per la disponibilità e invitandovi a lanciare un messaggio ai lettori.

– Alex: Ringrazio te a nome dei Buttered Bacon Biscuits per l’opportunità che ci hai dato per questa intervista e ai lettori posso dire di supportare i B.B.B. e di ascoltare sempre tanta musica, quella vera e cioè quella che ti fa sentire bene, la musica che ti piace associare ai momenti importanti della tua vita, quella che mentre l’ascolti ti rendi conto che durerà in eterno. Ciao!

Cecco Agostinelli per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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