Intervista ai Katrina Saviors

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Ospite del nostro portale è Marco Ferrise, cantante/chitarrista/leader dei Katrina Saviors. Dopo il tour che ha toccato diverse parti dello stivale nella seconda metà del 2008, seguito dal folgorante primo album d’esordio nel gennaio 2009 (“Valutando l’essenziale”), la rock band calabrese sta per tornare con il secondo album e un nuovo tour nei club.

– Ciao Marco e benvenuto. Gli ultimi due anni della vostra attività sono stati a dir poco frenetici. E’ il risultato di ciò sarà tutto riversato nel vostro nuovo lavoro. Ma prima di parlarne è d’obbligo presentarci i nuovi Katrina Saviors e illustrarci come e perché è avvenuto un rimpasto nella formazione rispetto al primo disco.

– Ciao e grazie per il benvenuto. Il cambio di line up è avvenuto sul finire del 2009. Cercavamo un sintetizzatore o una seconda chitarra poco invadente e non un chitarrista solista che si cimentasse in super assoli.  Così è entrato nella band come seconda chitarra Daniele Chiriaco, che già in passato aveva suonato con noi sporadicamente e che ci ha da subito appassionato colorando i nostri brani con suoni e tappeti armonici.

Dopo l’abbandono di Thomas, il nostro primo batterista, al suo posto è entrato Danilo Perri. E insieme a Ivan (bassista in pianta stabile e co-fondatore dei Katrina), siamo sostanzialmente ripartiti da zero. Dopo una serie di sperimentazioni in saletta e dal vivo (abbiamo continuato a suonare per tutto il 2010), siamo riusciti a trovare una dimensione ideale riarrangiando tutti i brani del primo cd in chiave elettroacustica.

È stato con quest’approccio che abbiamo lavorato ai nuovi pezzi che avevo già composto e automaticamente è nata l’esigenza di registrare un nuovo album. Poi c’è stato l’incontro con l’etichetta discografica indipendente Suoneria Mediterranea e per ragioni contrattuali abbiamo registrato un EP. Alla fine cambia solo la quantità dei brani ma è meglio così, siamo rimasti molto soddisfatti per la qualità. Con Daniele Sanfilippo, il nostro fonico, si è creata subito una certa sinergia, abbiamo lavorato ininterrottamente, tanto che abbiamo terminato tutto in meno di due settimane.

– Puoi svelarci il titolo del nuovo album?

– “Novella Underground”.

– Anch’esso è autoprodotto?

– È una co-produzione con Suoneria Mediterranea e sarà disponibile a breve su iTunes e negli store digitali.

– Com’è stato ritornare in sala d’incisione? Che sensazioni ha creato il mix tra l’esperienza di aver già inciso un disco e il fatto di farne un altro come se fosse il primo, avendo a tutti gli effetti una band largamente rinnovata?

– È stato appunto come ricominciare da zero partendo dalle fondamenta ma forti dell’esperienza passata. L’approccio è stato totalmente diverso rispetto al primo album per via di diversi fattori. Ad esempio abbiamo eliminato a priori la presa diretta. Eravamo solo un po’ titubanti sul fatto che l’energia riversata sul disco andasse un po’ perduta, invece ogni qualvolta ognuno di noi andava in studio per registrare la propria parte aveva un potenziale margine di veduta su ogni piccola sfumatura. Man mano che ogni tassello è andato al suo posto, i brani hanno preso una forma migliore del risultato che c’eravamo prefissati di raggiungere.

– “Valutando l’essenziale” era caratterizzato, scusa il gioco di parole, da un suono essenziale appunto, diretto, senza troppi fronzoli. Come si è evoluto il vostro stile? Come descriveresti il sound di “Novella Underground”?

– Rispetto agli inizi sono cambiati molti aspetti, in primis la formazione come abbiamo già detto e di conseguenza il nostro modo di suonare. All’inizio eravamo un power-trio di matrice grunge, adesso siamo un quartetto rock molto ma molto meno grunge. Eravamo (come ci hanno descritti in un articolo, giocando sull’etimologia del nostro nome) degli “uragani repressi”.

Ci siamo quindi aperti nelle nuove composizioni, ognuno ha messo il meglio di se in ogni singolo brano, io ad esempio ho lavorato tantissimo sulle voci. Il segreto sta nel fatto di non porsi dei limiti, non ci si deve condizionare se un pezzo risulta essere molto melodico e quindi partire con dei presupposti di preconcetto. A noi piace metterci in gioco affinché la nostra musica arrivi a colpire un pubblico diverso e più ampio, mantenendo sempre e comunque libera da influenze esterne la nostra integrità artistica.

Anche se molti “aficionados” del grunge ultimamente storcevano il naso vedendoci suonare in modo più equilibrato e meno rabbioso. Ma se non facessimo così, scatterebbe il paradosso di restare uguali a noi stessi, di ripeterci senza neanche volerlo. Siamo nati come gruppo rock quindi dal vivo vogliamo offrire uno spettacolo per il quale il pubblico deve apprezzarci per la qualità, la compostezza e la serietà, non solo per il rumore. Alla fine le nuove canzoni sono delle ballate molto diverse tra di loro, ogni brano ha una forma ben delineata. Se proprio dobbiamo dargli una definizione direi, molto ironicamente, che è un rock con delle venature british folk!

– A parte l’ovvia esperienza maturata in questi anni, cos’altro ha influenzato ciò? Che cosa avete ascoltato (di vecchio o di nuovo) durante la composizione dei pezzi che, anche involontariamente ha scatenato la scintilla della vostra creatività?

– Ognuno di noi viene da percorsi musicali diversi che trovano il loro comune denominatore nel rock’n’roll. Di conseguenza abbiamo ascolti molto diversi, si spazia dal jazz al metal, dal punk allo stoner più puro, fino alla musica popolare. Quello che ha influenzato me durante le composizioni dei nuovi pezzi è stato sicuramente l’ascolto di cose molto più pacate e pulite rispetto  a quelle che prima ero più predisposto ad ascoltare. Questi ultimi due anni li ho dedicati a cantautori come Eddie Vedder, Ben Harper, Tracy Chapman, un ritorno alla new wave con i Joy Division e pochi artisti italiani che apprezzo tantissimo per la scrittura e il cantato come l’intramontabile De Andrè e i più contemporanei Giulio Casale, Max Zanotti, Moltheni.

– Tornando al primo album, il suono di cui sopra ben si sposava con le tematiche dei testi. Che esprimevano disagio, interiore ed esteriore verso una situazione meridionale che non accenna a migliorare (Regina), verso valori che ormai hanno perso qualsiasi significato (L’estasi del marchese), verso sentimenti che non hanno la possibilità di essere vissuti in pieno senza mediocri interferenze (Noi qui) e potrei continuare ancora per molto. Di cosa parlano le nuove canzoni?

– Anche qui c’è stato un cambio di approccio rispetto al modo di scrivere e di comporre i testi inizialmente. Nel primo album ad esempio è stato usato anche il bizzarro cut-up (vedi Forma e abilità), tanto esternato dagli Afterhours.  Mentre quasi tutti i testi del nuovo album sono nati prima delle musiche e delle melodie vocali e in rare eccezioni è stato fatto il classico lavoro di songwriting. Per la prima volta abbiamo composto un brano tutti insieme (L’attimo), partendo da un semplice riff di basso. Ed è avvenuto tutto in totale sintonia senza porci dei limiti l’uno con l’altro. Questo sarà da spunto per un prossimo album d’inediti.

Anche in questi testi c’è un filo conduttore che riconduce al titolo dell’album, “Novella Underground”. Sono cinque storie a se. Cinque diapositive con delle precise sfumature e una loro immagine individuale.

Ciò che mi resta, il primo singolo estratto, è ispirata e dedicata a Deborah e a Ian Curtis.

L’album è un muro di argomenti scomodi iniziando dalla crisi sociale ed economica che ha coinvolto la nostra società, dei cosiddetti subprime, del rapporto col Dio denaro e quanto questo possa influire nei nostri rapporti interpersonali (Il foro di Alice), della pedofilia in Vaticano e relative leggi a favore dello scandalo (L’uomo di pietra), del carcere, un luogo in cui regna indisturbata la speranza che il tempo e le vicissitudini di una vita possano cambiare in un istante (L’attimo), della speranza racchiusa in una lettera mai consegnata di un figlio scritta a un padre (Blu, che sarà il secondo singolo estratto). Ma c’è un sottile spiraglio di luce in ogni canzone, rispetto al primo album che era molto più “chiuso” e duro.

“Novella Underground” è un titolo provocatorio e che allo stesso tempo lascia spazio all’ironia.

L’ipocrisia più pura sta proprio nel mondo puramente denominato “alternative” o “indie”, quindi underground. Non si capisce più se l’underground italiano è un movimento o un genere musicale che serve per etichettare solo alcuni gruppi della scena indipendente. Le vere indipendenti sono le major. Sono loro che hanno la piena autonomia di decidere quello che può essere passato in radio o meno.

“Novella Underground” tratta argomenti che comunque tendono a restare radicati nel sottosuolo culturale e popolare del nostro paese. Da qui è nata anche l’idea del titolo.

– Da trenta anni ormai la musica è fatta anche d’immagini e non solo di parole. È diventata consuetudine accompagnare l’uscita di un disco con un video. Ovviamente per un gruppo alle prime armi, che fa dell’autoproduzione il suo punto di forza, i tempi sono diversi. E ciò ha creato un paradosso. E’ uscito il video del primo singolo del vostro primo disco a quasi due anni di distanza. Com’è stata questa esperienza?

– Assolutamente stimolante. Il video è stato registrato dopo due anni per avere un ricordo “ufficiale” della prima formazione e anche perché era un accordo che avevamo preso precedentemente prima del cambio di formazione, quasi un patto che c’era tra me, Ivan e Thomas. E a dir la verità anche con Mario, il giovane regista che si è occupato sia della regia sia del montaggio finale. In realtà è stato più facile di quanto prevedevano le aspettative. Per essere il nostro primo videoclip è stato abbastanza naturale. Alla fine non abbiamo fatto altro che interpretare la nostra classica e ormai testata performance live di questo brano, L’estasi del marchese, senza storyboard o cose simili. Il risultato ci ha lasciato molto soddisfatti e Mario si è sicuramente aggiudicato la regia di uno dei prossimi videoclip.

Ovvio che se fosse uscito a suo tempo il video avrebbe riscosso una notorietà maggiore.

– Entrando nello specifico, quando è prevista l’uscita del disco e in che modo vi muoverete per la promozione? Quali sono i vostri impegni a breve termine?

– L’album uscirà il 15 dicembre 2010 sul digitale e quindi anche su iTunes. Da fine Gennaio sarà invece disponibile anche su supporto fisico.

Un impegno a breve termine ma che in parte abbiamo già realizzato in studio, sarà la partecipazione al cd tributo ai Santo Niente di Umberto Palazzo. Abbiamo scelto la canzone intitolata L’attesa, contenuta nel disco “Il fiore dell’agave”, perché ci ha colpiti subito il testo e l’incedere andatura psichedelica che la caratterizza.

Un gruppo deve suonare, vogliamo suonare, deve essere quello lo scopo principale, tutto il resto appartiene soltanto a dei contorni secondari. Tutto avviene da se, così come l’esigenza di registrare qualcosa. Abbiamo iniziato da subito con i concerti suonando dappertutto, per le strade, i piccoli palchi improvvisati, nei pub, nei festival, nelle rassegne. Abbiamo suonato per un anno senza avere una demo o qualcosa da proporre o promuovere. Siamo arrivati a realizzare oltre cento date in soli due anni.

Questa volta ci interessa curare tutto nei dettagli, ogni singolo evento, anche a costo di dover dimezzare le serate. Sta diventando molto difficile anche spostarsi fuori dai confini regionali, i cachet sono quelli che sono anche per i più conosciuti. Il concerto mirato è l’unica soluzione per divertirsi e rendere al meglio.

– Se invece chiudi gli occhi e volgi il tuo sguardo a un futuro più a lungo termine, dove vedi i Katrina Saviors tra qualche anno? Quali sono sogni e ambizioni di questi quattro scalmanati malati di rock?

– Questa è una domanda veramente difficile. Fondamentalmente perché pensiamo a vivere il presente nel miglior modo, dando sempre il massimo. Il nostro sogno è quello di poter vivere essenzialmente di musica.

– Ringraziamo Marco per la stupenda chiacchierata, dando appuntamento a tutti gli aficionados della scena rock nostrana ai loro prossimi concerti. Quali sono i vostri contatti in rete, tramite i quali tenersi sempre aggiornati?

– Su http://www.myspace.com/katrinasaviors o su Facebook che ormai ha preso l’avvento su tutto, cercando semplicemente il nome della band e iscrivendosi al gruppo.

Grazie mille per il vostro interessamento e per la disponibilità.

Giovanni Caiazzo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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