24 Grana – La stessa barca

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24 Grana - La stessa barcaA una maggiore apertura dei propri orizzonti ormai corrisponde sempre più, musicalmente parlando, la consapevolezza dell’esistenza, che ormai si sussegue da decenni e decenni, di percorsi che potrebbero essere definiti tortuosi, non privi di ostacoli e difficoltà di vario tipo, magari legate a fatti avvenuti realmente, ma che vengono comunque conseguiti per poi essere portati a termine, nella maggior parte dei casi con esiti soddisfacenti. Se ci si dovesse fermare sulle cose più recenti, verrebbero in mente gruppi come gli Eels, ma anche i Deftones, con il recente “Diamond Eyes”.

Ascoltando questo “La stessa barca”, spiazzante sin dalle prime note, non si potrebbe fare a meno di sostenere che anche il cammino dei 24 Grana sia pieno di complicazioni e allo stesso tempo perseguito a testa alta, ma non si potrebbe fare a meno neanche di considerare tale album come qualcosa che, per il gruppo in questione, aprendo una parentesi, è quello che è il sopracitato “Diamond Eyes” per i Deftones. E questo perché sono stati concepiti entrambi in un momento di crisi per i relativi bassisti, l’uno (Armando Cotugno) con l’intenzione di vedere lo stato dalle cose dall’estero, l’altro (Chi Cheng) con l’intenzione di ritornare a vedere lo stato delle cose, complice il coma. Una mera coincidenza? Non è da escludere, anche perché se “Diamond Eyes” è un disco caratterizzato da visioni pregne di aggressività, in “La stessa barca” si respira nella maggior parte dei casi un’aria di speranza e di fiducia nell’avvenire. Chiusa parentesi.

Dicevamo, “La stessa barca” è un disco dove, tra una traversata e l’altra di un mare in tempesta, si respira principalmente la speranza e la fiducia nel futuro, seppur con la consapevolezza che attraversare quel mare non è affatto una passeggiata, e inoltre dà anche la sensazione di rendere colui che lo solca sul punto di immedesimarsi in esso. Perché evidentemente Francesco Di Bella è consapevole di essere “un mare in tempesta“, e come lui anche Giuseppe Fontanella, Renato Minale e Alessandro Innaro (sostituto di Armando Cotugno), tutti con un desiderio in comune: Turnamme a casa.

Con la complicità, al loro fianco, di un certo Steve Albini (e il nome già dice tutto), il viaggio dei nostri si allontana sempre più dall’elettronica degli esordi, ma anche dall’aura pop che avevano cominciato a portarsi appresso da un po’ di anni, avvicinandosi maggiormente a un rock a metà tra il “battere e levare” e qualche citazionismo post-punk/new wave, senza perdere comunque la dolce malinconia che li ha sempre caratterizzati, e che ha sempre caratterizzato soprattutto il “cardillo”.

“Mo’ basta cu ‘e jurnate a pazzià e cu ‘e nuttate senza durmì, o’ tiempo a vedè ‘a vita comme è me servese a ce trasì.”

Il “cardillo” del 2011, nel corso della sua crescita, pur non lasciandosi totalmente alle spalle l’ambiente carcerario (Malevera come Carcere, Kanzone su un detenuto politico e Patrie galere), cerca di socializzare con la gente, anche quella aggressiva oltre i propri limiti (Salvatore) o desiderosa di fuggire altrove (Ce pruvate Robè). Il tutto mentre davanti a sé ha a che fare con “Germogli D’Inverno”, guardando, dalla barca, un abisso glaciale e poco invitante del quale il proprio animo non impiega molto tempo a stufarsene prima o poi (Stop!). Eppure non tutto è eterno, e certe cose dovranno pur finire, sotto la luce della luna, e prima o poi si dovrà scendere dalla barca.

Notte che vieni, notte che vai, oggi rimani laggiù.

Questo perché scendere dalla barca significa anche toccare il terreno circostante con una certa fierezza, tipica di quelli che “luntano” volevano andare e che “luntano” sono andati, lasciando alle spalle e allo stesso tempo rimanendo con le proprie Ombre. E allo stesso tempo con il forte desiderio che il gelo di queste ore possa sciogliersi definitivamente per mano del tempo stesso. Questo i 24 Grana lo sanno, e per adesso non ci sono ancora ipotesi di congelamento totale. Per fortuna. Andare avanti a testa alta non fa altro che fortificare il proprio animo. Sempre nella stessa barca.

Gustavo Tagliaferri

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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