I Giovani del Folkstudio presentano “Noi non ci sanremo”: martedì 10 febbraio a “L’Asino che vola” di Roma

loading...
i giovani di folkstudio

Grechi & Band

Scherzosamente il titolo recita Noi non ci sanremo in antitesi con il Festival di Sanremo, ma nessun tentativo di concorrenza, ma solo l’intenzione e la voglia di far conoscere alcune energie creative autoctone alternative a quelle del palco dell’Ariston. Diversi artisti e professionisti del mondo musicale si esibiranno, martedì 10 febbraio, sul palco de L’Asino che vola di Roma (Via A. Coppi, 12 – inizio serata ore 21.30 – ingresso libero), sesto appuntamento ideato da “I Giovani del Folkstudio” e cioè Luigi “Grechi” De Gregori e Francesco Pugliese, con l’intento di dare uno spazio alla canzone d’autore, ricreando le atmosfere dello storico locale di Trastevere. Non solo una sorta di “operazione nostalgia”, ma soprattutto un’iniziativa volta a riportare all’attualità lo “spirito folk” del Folkstudio, e che ha preso vita dal loro amore per la musica semplice e diretta, con la complicità del locale L’Asino che vola.

Non siamo più negli anni Settanta – raccontano Luigi “Grechi” De Gregori e Francesco Pugliese – e anche la parola folk chiede di essere ridefinita, ma in questo non vogliamo essere noi a fare scuola: tutto dipenderà dalle proposte musicali e dal pubblico che abbiamo riunito e che riusciremo ancora ad aggregare in futuro.

Luigi “Grechi” De Gregori e Francesco Pugliese cominciarono a frequentare il mitico Folkstudio di via Garibaldi a Roma alla fine degli anni Sessanta, facendosi chiamare Cisco & Ludwig e proponendo un repertorio folk-revival. Ebbero così l’onore di essere incaricati dal “boss” Giancarlo Cesaroni di dirigere il primo “Folkstudio Giovani” della domenica pomeriggio, uno spazio che poi divenne la fucina della cosiddetta “scuola romana” di cantautori, all’interno del quale mossero i loro primi passi artisti del calibro di Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Rino Gaetano e molti altri.

Luigi “Grechi” De Gregori, del tutto disinteressato alle mode e inguaribilmente attratto dalla musica dal vivo più che dalle sale di registrazione, attende qualche anno prima di pubblicare il suo primo album “Accusato di libertà” (PDU, 1975). E di libertà Grechi dimostrava di intendersene parecchio: lo troviamo infatti a suonare in giro per festival alternativi e radio libere, locali e cantine, o anche a leggere i tarocchi ai passanti e a viaggiare su e giù per l’Italia, l’Irlanda, gli Stati Uniti. A Milano fa anche il bibliotecario, come già il padre e il nonno, ma questo non gli impedisce di continuare a suonare e ad incidere brani corrosivi e spiazzanti come “Elogio del tabacco” o “Il mio cappotto”, esempi di discografia non allineata che, seppur lontanissimi dalla hit parade, cominciano a procurargli stima ed attenzione da parte di un pubblico di nicchia. Verso la fine degli anni Ottanta, con qualche disco in più all’attivo, Luigi Grechi scrive “Il bandito e il campione” (brano portato al successo dal fratello Francesco De Gregori), grazie al quale si aggiudica il Premio Tenco nel 1993 come Miglior canzone dell’anno. Passato dalla PDU alla Sony incide gli album“Dromomania”, “Azzardo”, “Girardengo e altre storie”, “Cosivalavita”, “Pastore di Nuvole” ed infine “Angeli e Fantasmi”, il suo ultimo ispirato lavoro. Nel frattempo, partecipa a festival itineranti con i poeti della beat generation, accompagna alla chitarra Lawrence Ferlinghetti e torna negli Stati Uniti a suonare coi suoi amici Peter Rowan e Tom Russell.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *