Manuel Rinaldi, “10 minuti” il nuovo disco: la nostra intervista

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10 minuti è il nuovo sorprendente disco del cantautore emiliano Manuel Rinaldi, uscito da pochi mesi anticipato dal primo singolo “Cioccolata”. La vera essenza di Manuel Rinaldi non è in dieci minuti, ma in dieci brani che stimolano e sfidano la mente dalle sonorità brit-rock, in cui afferra la sua chitarra dandone un tocco allo stato puro, personale e originale.

Il tuo primo singolo Cioccolata, giochi con i modi di dire, ma usi anche dei tuoi cliché linguistici, espressioni come: “Credo che il mio difetto peggiore sia di starti a sentire”, come di una persona che si conosce a fondo…

Mi piace descrivere i momenti come se stessi proprio parlando con qualcuno in maniera del tutto spontanea, è una caratteristica che contraddistingue il mio modo di fare musica. Cioccolata è una canzone che parla di me e quello che dico fa proprio parte della mia persona. Se mi conosco a fondo? Provo a conoscermi, ma, il più delle volte, credo di conoscermi e poi rimango stupito nel vedere ciò che dico o faccio.

Di Cioccolata non è stato fatto un videoclip?

Cioccolata è un brano uscito senza un videoclip. Ho voluto provare a vedere cosa accadeva, se ancora un videoclip può fare la differenza ed è indispensabile, non è indispensabile ma aiuta ad avere visibilità.

Quale sarà il prossimo singolo? Ci sarà un video?

Sono ancora indeciso fra 2 canzoni, ma proprio in questi giorni arriverò a un verdetto. Lascio al pubblico la sorpresa di scoprire quale sarà. Posso però dire che sì, sarà accompagnato da un videoclip.

10 minuti, veramente potrebbe risolversi tutto in dieci minuti?

In 10 minuti possono accadere tante cose. A volte 10 minuti sono anche troppi, eccessivi e logoranti, a volte sono uno schiocco di dita. Dipende da quello che vuoi fare e da cosa ti aspetti da quei 10 minuti. Dipende anche molto dalle risposte che ricevi, spesso è sufficiente anche solo una risposta o uno sguardo per capire tutto e dire: “ok, sono a posto così grazie”.

Adele, è la fortuna di avere accanto una persona che sarà sempre presente in ogni tua esperienza e incoraggiarla nelle scelte. Adele è il nome di tua figlia? E a lei che rivolgi queste parole?

Adele è il nome di una bambina di 2 anni, figlia di un caro amico che ha scritto questo testo, Stefano Leonardi, l’autore di questo e altri testi del disco. Mi mandò le parole e già dal titolo sapevo che mi avrebbe stupito. Erano parole così dirette e piene che non potevo non scriverci una musica: “…credi nei sogni, non costa niente sognare” è un passo geniale della canzone, parole dedicate proprio a lei, Adele.

manuel rinaldi intervista

Manuel Rinaldi cover album

Anonimato garantito un titolo ironico ma cosa nasconde?

Un titolo ironico ma che fa riflettere. Quando ti adagi nella tua zona comfort e non ne esci più, entri inevitabilmente nell’anonimato garantito, quel mondo dove non accade più nulla, dove le cose si ripetono in maniera ciclica e non c’è più emozione, tutto è piatto e sai già cosa succede da li a poco. È quando hai paura di rischiare e preferisci star fermo, piuttosto di darti una mossa e uscire dall’anonimato garantito. È un inno a svegliarsi, a muoversi e a rischiare, perché la vita, per come la conosciamo noi comuni mortali, al momento è una sola, tanto vale sfruttare il poco tempo che ci rimane, piuttosto che starsene li avvolti da quel bozzolo di insignificanti “se” e “ma”.

E continua a suonare, è un brano dedicato a una persona scomparsa, puoi parlacene?

È successo tutto in un attimo, all’improvviso si spegne la luce e quando la riaccendi, ti accorgi che manca una persona. Proprio nel momento in cui ho iniziato la produzione del disco è accaduta questa disgrazia che ha toccato un carissimo amico; il padre se n’è andato, spontaneamente è nata questa canzone in suo onore e in onore della famiglia, da qui la decisione di inserire il brano nell’album in suo ricordo. È una ballata per ricordarlo così, come se stesse ancora suonando, lassù o chissà dove continua a suonare.

Quali sono le collaborazioni in questo disco?

La produzione artistica è stata affidata a Fabio Ferraboschi, ha suonato le chitarre Cris Maramotti, il basso Marco Dirani, batteria Luciano Galloni. Stefano Leonardi ha scritto una buona parte dei testi e Emiliano Magnani è stato un formidabile consulente, nonché partecipe della produzione esecutiva.

Ci sarà un tour? Sarà chitarra o voce o con la band?

Sabato scorso ho presentato per la prima volta live con tutta la band al “Matterello” di Rubiera (RE) l’album, mentre il tour sto cercando di organizzarlo. Sicuramente tutta l’energia del disco viene sprigionata maggiormente con la band, anche se devo dirti che ho sperimentato delle versioni acustiche e non sono niente male.

In passato hai fondato la band Pupilla, arrivando alla Emi, cosa è successo poi, come mai si è sciolta?

In quel tempo eravamo tutti molti giovani e credo che non abbiamo saputo gestire le situazioni. Prima il batterista e poi il bassista hanno lasciato la band e se ne sono andati per la loro strada. Poi accade che metti in discussione tutte le certezze che avevi creato fino a quel momento e hai paura di affrontare una sfida nuova, con persone nuove. A un certo punto non c’era più la voglia di portare avanti un progetto con brani originali, la scelta era se continuare facendo cover oppure chiudere il capitolo Pupilla e andarmene per la mia strada. E così è stato, ho proseguito per la mia strada e la band si è definitivamente sciolta.

Sei stato qualche mese a Brighton, perché lì e cosa è successo artisticamente durante quella permanenza?

Volevo a tutti i costi sperimentare la terra Inglese, perché mi aveva sempre attirato, sia dal punto di vista artistico, che come stile di vita. Allo stesso tempo, avevo bisogno di confrontarmi con una realtà a misura d’uomo, un posto in cui mi potessi sentire come a casa e così scelsi Brighton, città sul mare, a 50 minuti da Londra ed estremamente “friendly”. Lì ho abbandonato tutti i claque che, purtroppo, troppo spesso, la musica italiana ci impone. Ho capito che per essere veramente autentico, devi ascoltare solo te stesso e, la tua musica è vera, solo se fai quello che senti senza limiti. Lì si vive così e a me piace un sacco, mi ci sono ritrovato, ho aperto i miei confini, ho studiato, imparato, suonato, osservato e ascoltato. Poi sono rientrato, perché avevo il desiderio di fare il mio disco come volevo io, e così è stato.

Hobby?

Adoro il cinema- Ho giocato a tennis per diverso tempo, ora l’ho abbandonato ma conto di riprendere. Mi piace leggere, le chitarre Fender, collezionare cd e adoro viaggiare.

Libri?

Ho avuto un cattivo approccio con la lettura da piccolo, perché a scuola ci obbligavano a leggere libri che, spesso a me, non interessavano, quindi, la costrizione la vivevo proprio male. Poi, quando sono riuscito a interessarmi veramente a ciò che faceva per me, la lettura mi ha affascinato parecchio. Leggo spesso, ultimo libro letto i Diari di Kurt Cobain.

Musica?

E come fa a mancare la musica nella mia vita? Preferisco acquistare il cd fisico piuttosto che scaricare, quindi li colleziono. Ti posso fare un elenco di quelli che sono stati i miei riferimenti per la mia crescita artistica: Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, Beatles, Nirvana, Blur, Smashing Pumpkins, Killers, Arctic Monkeys, Ben Harper, Cure, Green Day, Blink 182, Coldplay, Radiohead, Ramones, Doors, Travis, Oasis, Battisti, Vasco, Battiato, Rino Gaetano e tanti altri.

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Manuel Rinaldi foto di Maurizio Montani

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