Mimmo Maglionico, intervista all’artista delle tammorre e della musica popolare

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Mimmo Maglionico riunisce artisti importanti per la sua Orchestra delle tammorre e dei putipù in chiusura de La Juta a Montevergine.

mimmo maglionico, la juta

Mimmo Maglionico

L’evento nell’evento, in chiusura della XVII edizione de La Juta a Montevergine, ad Ospedaletto d’Alpinolo (AV) si esibirà l’Orchestra delle tammorre e dei putipù, La Juta a Montevergine, diretta da Mimmo Maglionico, con Alfio AnticoCarlo FaielloSara Tramma e Mimmo Maglionicoriunitasi in esclusiva  per la grande festa popolare. Un insieme di artisti in una suggestiva big band che Mimmo Maglionico ha voluto raggruppare per far viaggiare il pubblico tra  canti e danze della tradizione popolare campana e non solo.

Per La Juta 2015 a Ospedaletto d’Alpinolo  lei ha riunito un’Orchestra delle tammorre e dei putipù, chiamata proprio La Juta a Montevergine. Come si caratterizzerà sul palco questo ensemble di musicisti?

L’Orchestra delle Tammorre e dei Putipù comprende tanti artisti che rielaborano la tradizione, e sono ‘portatori’ della stessa, esecutori che non nascono come musicisti professionisti, ma sviluppano le proprie capacità  all’interno delle pratiche rituali. La tammorra, quale simbolo arcaico del mondo contadino e pastorale di tutto il sud Italia, è il motore e ritmo di tammurriate, tarantelle e pizziche.

L’Orchestra delle Tammorre e dei Putipù ‘racconta’ e ‘canta le storie’  di una comunità che ha saputo tradurre, in dolci melodie o indiavolati ritmi, gli amori, le passioni e i sogni di un intero popolo, racconta l’opera scritta dal popolo stesso. Simbolo incancellabile del nostro vero volto, che con i suoi ritmi ancestrali e magnetici, può risvegliare le menti dal torpore e riallacciare il filo non solo con il nostro passato, ma anche con le nostre tradizioni. Un viaggio nella nostra storia tradizionale per consegnarlo al presente.

Eseguirete delle canzoni legate prettamente a La Juta a Montevergine, o diversificherete con altre canzoni popolari, quali?

Il repertorio comprende brani legati alla Juta a Montevergine  o, più in genere, dedicati al culto delle madonne, sia con brani originali, tratti dai miei lavori discografici, sia con brani tipici di alcune zone della regione, come l’Avvocata di Maiori, la Giuglianese, etc.

A quale  pezzo sei più affezionato o canti volentieri? E quali, invece, il pubblico preferisce?

Sicuramente a Stamme cchiù vicina, che scrissi per la Piedigrotta 2007, e, perché  trovo sia riuscitissima la contaminazione tra tammurriata e pop, ma forse anche perché è tra quelle che il pubblico predilige.

mimmo maglionico, la juta

Mimmo Maglionico

Lei ha creato più volte diversi legami musicali, nonostante le  difficoltà date dal mercato…

È perché non sono per niente integralista, nel senso che amo la musica bella,  qualsiasi genere essa sia. E cito ciò che ho scritto sul mio sito, “Durante i primi anni dei miei studi di flauto al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, il mio maestro Pasquale Esposito mi propose, per il saggio di fine anno, un brano di Locatelli. Dopo un paio di letture comunicai al mio insegnante che non l’avrei eseguito. Scoprii subito così che anche nella musica classica, che mi era stata proposta come la più alta forma d’arte musicale , esistevano brani decisamente brutti. 

Negli stessi anni presi l’abitudine, ascoltando la radio , di registrare delle audio-cassette con le canzoni più belle. Ce n’erano alcune che per l’eleganza e l’equilibrio tra testo e musica mi affascinavano a tal punto da farmi sentire in colpa nei confronti di Bach, Poulenc o Ravel attraverso i quali, in conservatorio, avevo imparato ad amare la musica classica. Le occasioni di ascoltare musica dal vivo erano invece legate alle uscite con miei fratelli più grandi. Ricordo una festa dell’unità alla mostra d’oltre mare, le mie sorelle erano impegnate a lavorare negli stand di panini ed io, in giro da solo, dopo aver acquistato un flauto di legno di origine slava mi imbattei in una musica mai ascoltata! ne alla radio e tanto meno in conservatorio! Sul palco centrale c’era un concerto degli Intillimani. Quello fu il mio primo impatto con la musica popolare. 

Ben presto le mie audio-cassette poterono suonare assieme brani classici, musica leggera e popolare.

Perchè vi dico questo??  Detesto gli integralisti!  Quelli della classica, del jazz, della popolare.

Solita domanda, quale evento scatenante o cosa o chi le ha fatto nascere l’amore per la musica e l’esigenza di suonare?

Ma, non saprei, forse il fatto che in casa si vivesse la musica in modo concreto. Mio fratello suonava il pianoforte.

Quando si lascia andare a suonare il flauto, è più interessato ad affidarsi alla sua essenza o a entrare in contatto empatico con il pubblico?

In genere, cerco di realizzare al meglio un concerto insieme con i miei musicisti, ma allo stesso tempo mi faccio coinvolgere dal pubblico in uno scambio di emozioni.

Uto Ughi ha detto: La musica può sicuramente aiutare un risveglio delle coscienze, perché un paese che scade moralmente inevitabilmente scade anche culturalmente… Cosa pensa a riguardo?

Se la musica che passano è sempre dello stesso genere, e tra queste solo poche di ottima qualità, poi il resto è di un livello culturale imbarazzante, non so cosa si possa realmente risvegliare. Credo che l’indebolire culturalmente i popoli, oggi sia un vero e proprio progetto politico.

Prossimi progetti?

Un brano e un video che farà rabbrividire gli integralisti della musica popolare.

Intervista a cura di Nicola Garofano.

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