Intervista a Nando Citarella, con I Tamburi del Vesuvio a La Juta 2015

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nando citarella, la juta

Nando Citarella

Nando Citarella & I Tamburi del Vesuvio, suoneranno per la prima volta, nella Notte della Juta ad Ospedaletto  d’Alpinolo, animata, in questi giorni, dalla grande festa popolare, La Juta a Montevergine. Nando Citarella è uno dei massimi esponenti della musica e delle danze popolari, ed è proprio di questi giorni, la notizia che il suo album, Mozart a sud di Napoli (ovvero Eine Kleine Folk Kantate), è candidato al Premio Tenco 2015. Il 14 e 15 settembre si esibirà al Maschio Angioino di Napoli per il progetto “‘Na strada miezz’o mare”,  sette artisti napoletani e campani racconteranno alla loro maniera i sette brani del famoso album Creuza de Ma di Fabrizio De Andrè, in collaborazione con il Premio Tenco, e della serata si registrerà un live audio e un dvd, i cui proventi andranno a favore di Medici Senza Frontiere.

Ospite d’eccezione a La Juta 2015 a Ospedaletto d’Alpinolo la sera dell’11 settembre. Ha preparato qualche particolare scaletta in onore dell’evento?

Per la Juta la scaletta ripercorre i 20 anni del progetto I Tamburi del Vesuvio ove saranno ospiti  vecchi  e nuovi, amici e  collaboratori, come Massimo Carzano, Giovanni Volpe, Antonio Montuori e Pietro Pisano. Da Terra ‘e Motus a Magna Mater, 20 anni tra tradizione, evoluzione e contaminazione.

Sarà affiancato da I Tamburi del Vesuvio, mi parli di questo progetto e cosa si nasconde dietro al nome?

Il progetto Tamburi del Vesuvio nasce nel 1994, sostenuto da Roma Europa Festival che quell’anno volle affidarmi un laboratorio interculturale sul tema, “Tradizioni in Movimento-Differenze e Affinità”. Fu allora che cominciai a lavorare sulle ritmiche diffuse nel Mediterraneo, che avessero riti e coreutica comune, pur parlando lingue diverse e professando religioni differenti.

Da qui l’incontro con Voci e percussioni, musicisti e danzatori, di Paesi quali, la Spagna, l’Egitto, il Marocco, la Turchia, la Grecia e l’Africa con l’America Latina, prendendo la linea spagnola che dal Mediterraneo arrivava fino all’America del Sud.

Ed ecco i ritmi Berberi mischiarsi con la Tarantella calabrese o come i canti di lavoro nelle piantagioni di cotone della Louisiana si intrecciassero con quelli salentini. Le Off mediorientali, sia d’amore che di preghiera, contrapporsi alle Fronne dell’area nocerina e vesuviana o ai Canti a FFigliola di Somma Vesuviana e, infine, la gestualità e la rappresentazione, dai riti di pianto a quelli carnascialeschi. Un’unica Radice unita, e non divisa, dal Mare Nostrum. Dunque, dietro i Tamburi si nascondono, evidenziandosi, le nostre radici.

Oltre a I Tamburi del Vesuvio, c’è un altro progetto importante che lei ha fatto, La Paranza… combinando mondi di musica differenti e distanti, dal lirico alla musica barocca a quella popolare…

La Compagnia de “La Paranza”, nelle nostre zone ce ne sono tante, nasce nel 1987, con lo scopo di diffondere tutta quella musica e la coreutica popolare che si incontrava nella Commedia dell’Arte, altra grande nostra forma di teatro popolare e non solo.  Contrasti tra Quaresima e Carnevale, Riti legati ai Balli di Sfessania, Contrasti d’amore su prosa seicentesca, Danze, Moresche, Villotte e Villanelle, fino al più giovane Barocco Popolare e l’Operina Buff,a trattata anche da autori non napoletani, come Goldoni,  Marivaux e Rossini o Offenbach o Auber.

Colto e Popolare hanno sempre attinto uno dall’altro, se pensiamo poi proprio a Rossini che, nel suo lungo soggiorno parigino, ha scritto tantissime pagine musicali di ispirazione popolare, abbinandole poi al gusto e alla Gourmandise (Golosità) tanto da chiamare queste opere Soirèè Musicalés, ove offriva agli invitati prodotti e piatti sia italiani che francesi, terminando il tutto con concertini, di gran livello, ove presentava brani suoi e di altri suoi colleghi del tempo, Mercadante era uno di questi e spesso era suo ospite chitarrista e cantante. Da qui, poi, con i collaboratori della Compagnia si sono sviluppati molti progetti Musico Teatrali, dalla Cantata Streveza del 1988 a Briganti del 1990 e fino a Malmantile del 1992, per poi proseguire con Streghe, Vittime e Regine a In Nomine Patris, alle radici della nostra fede con la supervisione di Pupi Avati che, fu anche ospite del Festival di Edimburgo nel 1995, alle Donne del Rimorso del 2007, fino all’ultimo lavoro dedicato a Mozart a sud di Napoli del 2014, candidato al Premio Tenco,  notizia proprio di due giorni fa.

Dal 1988, tutti gli anni a Natale, eseguiamo in forma acustica sia in chiese sia in case e cortili, ma anche in teatri, La Cantata di Natale da Sud a Sud,  incontro tra le diverse culture musicali sul tema della natività.

nando citarella, la juta

Nando Citarella

Lei ha collaborato negli anni con artisti di grande spessore, può raccontarci qualche piccolo aneddoto simpatico?

Tanti sono gli aneddoti vissuti in questi 37 anni di Teatro-Musica e Danza. Uno dei più belli e sfiziosi fu quello di aver danzato e fatto danzare la Tammurriata al grande Mikhail Baryshnikov, assieme ad alcune danzatrici e danzatori della Compagnia, Nathalie Leclerc, Stefano Fraschetti e Anna Cirigliano, in occasione della festa per i 30 anni di attività della Casa di Alta Moda Italiana di Valentino, spettatori di questa danza erano Roger Moore, Liz Taylor, Sammy Davis Jr, oltre a tantissime modelle e nientepopodimeno che, l’allora giornalista del TG1, Bruno Vespa (eh capit?).

In un’altra occasione, invece, danzammo e suonammo con Nureyev alla rassegna di Ballo e Bello in Comacchio, diretta allora da Vittoria Ottolenghi e con i danzatori del Teatro della Memoria, oltre ai nostri de La Paranza, e, poi le tante serate passate a suonare e inventare canzoni a tema popolare durante le riprese di ‘O Re di Gigi Magni, grande cantante e fine dicitore sullo stile petroliniano, nelle pause notturne,  tra una scena e l’altra del film, con Giancarlo Giannini e Ornella Muti, Carlo Croccolo e Iaia Forte, allora poco conosciuta, ma già bravissima attrice, ci divertivamo ad insegnare loro la Tammurriata e la Tarantella, che poi danzano anche nel film per volere dello stesso Magni.

Personalmente le chiedo come ha conosciuto Lindsay Kemp e cosa è successo con questo etereo artista?

Kemp ho avuto il piacere di conoscerlo nel 1980, quando venne a tenere a Roma, prima al Convento Occupato, poi alla Limonaia di Villa Torlonia, una serie di seminari sul Teatro Danza e il movimento armonico, a quell’epoca facevo parte del Mimo Teatro Movimento, fondato da Lidya Biondi e Roberto Della Casa, ove collaboravano Memo Dini, Giuseppe Cederna, Daniela Giordano, Maurizio Nichetti con quelli di Grok. C’era un grandissimo fermento all’epoca e, molti di noi che, avevamo scelto di imparare quest’arte, si dedicavano a seguire seminari con grandi artisti quali proprio Kemp, ma anche Jango Edwards, Bread & Puppets, Els Comedians, Grand Magic Circus.

Molti di noi parteciparono poi alla mitica e magnifica messa in scena, a Villa Pamphili, del “Sogno d’una notte” tutto ambientato nel parco  durante tutta la notte e fino all’alba. Per molti anni ci siamo frequentati con Kemp, anche perché vicini di casa, abitavamo a 150 mt nel Rione Monti di Roma.

In questo periodo sta lavorando a qualche nuovo progetto?

In questo periodo, ho appena terminato un nuovo progetto discografico con i maestri Mauro Palmas (Cagliari) e Pietro Cernuto (Messina) e con il TA-MA trio, dal titolo “Voglio un chilo di pane”, da un capoverso di una canzone di Lucio Dalla.  Quest’estate abbiamo portato in tour proprio questo progetto, in Svizzera, Francia, Italia e, prossimamente, in Azerbadjan.

Intervista a cura di Nicola Garofano.

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