“Lo Scarabocchio” musicale di Garbo tributo alla carriera di Ivan Cattaneo: la nostra intervista

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Garbo

Garbo nella geometrica Scarabocchio rende omaggio Ivan Cattaneo per il quarantennale di carriera, nel doppio album, Un Tipo Atipico #tributoivancattaneo, pubblicato dalla neonata etichetta SOTER, un disco dove hanno partecipato diversi artisti come Gianni Leone del Balletto di bronzo, Luca Urbani, Elektroshock feat. Luxfero e tanti altri.

Di Scarabocchio, contenuta nell’album Ivan Il terribile (1982), Garbo ne fa un personalissimo arrangiamento, in cui si nota da subito la sua riconoscibile impronta musicale da intellectual-rock. Un grande musicista tra diagrammi e circuiti elettronici, diventato uno degli artisti più originali degli anni ’80, mescolando testi e musica da vibrante vitalità ad atmosfere sognanti, influenzando ancora oggi giovani musicisti.

Com’è avvenuta la tua partecipazione al tribute di Ivan Cattaneo, vi conoscete o frequentate?

Beh! Ivan ed io ci conosciamo da oltre trent’anni e tutt’oggi spesso ci si vede in occasioni professionali o d’intrattenimento. L’idea del tributo a Ivan, nata e sviluppata da Salvatore De Falco, mi è stata da lui stesso riferita. E con grande piacere ho accettato di parteciparvi.




La scelta, invece, del brano? C’era anche qualche altro brano che ti sarebbe piaciuto interpretare?

Credo si sia cercato di distribuire ai vari artisti un po’ tutti i brani riguardanti la prima storia di Ivan, a me è stato suggerito Scarabocchio, mi ha divertito l’idea e realizzarlo. Certo avrei potuto fare anche altri brani, ad esempio Polisex.

Scarabocchio è qualcosa di brutto da vedere su un foglio di carta, è così anche per l’attuale musica italiana?

Sappiamo che la musica, l’arte, l’atto creativo è spesso specchio del momento socio-culturale in cui si esprime e, in questo periodo di appiattimento e vuoto culturale, la povertà di contenuti viene fuori in tutta la sua negatività.

Sei uno dei pochi fautori della new wave italiana, com’era accolta negli anni ’80 e se c’erano ostruzioni dalle radio o tv…

Sicuramente non ho mai elaborato un progetto nazional-popolare, ma posso dire di aver contribuito a sdoganare certo tipo di musica con un respiro un tantino più internazionale, in quegli anni, anche attraverso televisione e radio, dai Sanremo, i Festivalbar e i network radiofonici.

Chi o cosa ha influito maggiormente sulla tua formazione artistica?

Sicuramente un certo modo di ascoltare musica, anche in casa fin da bambino, poi un mio DNA predisposto a certe sonorità piuttosto che a quelle che più circolavano all’epoca a livello popolare.

Cos’è successo alla fine degli anni ’80 nella vita artistica di Garbo, quali sono state le limitazioni?

Una volta terminato l’effetto della nuova onda, e terminata l’idea del movimento, si trattava di voltare pagina sia da un punto di vista strategico che creativo. Mi sono dedicato a lavori (album) più di ricerca e muovendomi in modo più indipendente.




Indie o Major?

Ho sempre pensato, soprattutto negli ultimi anni, che più che altro occorre privatizzare la gestione della propria attività. Un artista deve sempre più essere discografico ed editore di se stesso. Questo permette e favorisce una comunicazione del proprio lavoro più reale e diretta.

È uscito Fine, un album in collaborazione con Luca Urbani e con il quale sei in tour.  Che valore e significato dai alla parola Fine, titolo dell’album?

Abbiamo inteso questo titolo pensando che Fine significhi scopo, ma anche cambiamento, oppure eleganza e perché no, anche conclusione, termine.

Quali altre collaborazioni interessanti ci sono in quest’album?

Sicuramente tutti i musicisti che vi hanno partecipato, sarebbe in questa sede un elenco un po’ lungo da fare, ma voglio soprattutto citare tre musicisti: Matteo Agnelli, Andrea Pellegrino e Alessandro Parietti, che tuttora accompagnano me e Luca Urbani dal vivo.

Prossimi progetti?

Continuare l’attività live e, in previsione, la pubblicazione di un album doppio dal vivo e questo in data ancora da fissare.

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Ivan Cattaneo tribute copertina

Intervista a cura di Nicola Garofano.

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