Onde sonore synth e al neon degli Ottodix tributano Ivan Cattaneo

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Ottodix

Le onde sonore synth e al neon della futuristica musicalità degli Ottodix nel doppio album Un Tipo Atipico, #tributoivancattaneo con il brano Neonda, contenuto in Urlo, quarto album di Ivan Cattaneo, pubblicato nel 1980.

La band Ottodix, composta da Alessandro Zannier, voce, Mauro Dix Franceschini, percussioni e synth, e Toni Massari chitarra, in una versione musicale di Neonda astratto-espressionista con nitidi strati di suono percussivo, pieni di bordi frastagliati e inquietanti effetti che sferzano a velocità vertiginosa, quasi a rispecchiare la realtà attuale della cultura. Parte del ricavato dalle vendite del cd, Un Tipo Atipico, sarà destinata ai progetti di Amnesty International, di cui ricorre il quarantennale di attività in Italia.

Com’è caduta la scelta sul brano Neonda per il tribute?

Mi era stata proposta una rosa di brani, altri artisti partecipanti mi avevano preceduto nella scelta, e tra le molte, Neonda mi ha colpito per la sua folle evocazione di scenari di critica generazionale, molto simili ai miei attuali testi, soprattutto in “Chimera” e “Le Notti Di Oz”. Mentre il quadro generale mi ha da subito fatto immaginare una pseudo fantascienza anni ’80, simili alle atmosfere ricreate nel mio “Robosapiens”. Insomma, credo fosse il pezzo più vicino alle mie corde. La considero la parentesi più ironica, a oggi, della mia troppo seriosa (!) produzione, e devo dire che ci voleva.

Prima di questo tuffo nella ricerca di un brano per il tribute, avevi mai ascoltato gli album di Ivan Cattaneo?

Devo dire che conoscevo poco del suo repertorio, non è proprio il mio genere, perlopiù conoscevo i brani più noti, ma ho sempre guardato con curiosità a certi personaggi sopra le righe, eccentrici. Ho collaborato per anni con Garbo e conosciuto Ivan, Camerini, i Krisma e altri autentici personaggi di quel periodo a un concerto, quando, come Ottodix, accompagnavamo live Garbo, appunto, e lui stesso mi aveva regalato a fine concerto un suo album.

La cosa più coinvolgente, a mio avviso, è l’ironia grottesca che certi suoi brani hanno e che rispecchiano un periodo di sperimentazione e di oltraggio che l’Italia non ha più avuto. Il giocare col kitsch, la farsa, l’irriverenza, l’hanno distinto come un incatalogabile, un creatore di parodie anche taglienti, su tutto, a volte perfino dei cliché gay.

Quale altra canzone ti è piaciuta di più del repertorio Cattaneo?

Ricordo delle sue composizioni degli anni ’70 (credo 1975) in cui collaborava con musicisti di primo livello del periodo, in cui sperimentava cose deliranti. Credo fosse il suo primissimo album!

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È stato difficile entrare nel mondo musicale di Cattaneo e reinterpretarlo?

Come già ti dicevo, entrare nel suo mondo musicale è difficile per me, per molti aspetti ne sono lontano anni luce, ma in particolare questo brano è stato una scoperta molto piacevole e una sfida ai miei schemi di lavoro. È la dimostrazione che c’è sempre un punto di contatto in ogni cosa.

Ovviamente, ho curato tutti gli arrangiamenti alla mia maniera, trasformando il tutto in una cavalcata jungle-electro asimmetrica e riportandola nel mio mondo “sintetico”, ma interpretare il cantato è stata una vera sfida e credo che abbia donato il calore e il pathos necessari a far da contrasto al sound-synth generato. Ivan, a volte, crea degli arzigogoli lessicali davvero geniali.

Prossimi impegni?

Con la band sono stato impegnato nel tour di Chimera durato un anno. Ora, in concomitanza col terzo singolo in uscita, “King Kong”, finiremo l’ultima tranche di date e presenteremo il nuovo videoclip live, ripreso da più concerti e che è estratto da un videoalbum live che uscirà gratis in rete a Natale, un vero esperimento e un regalo per i nostri sostenitori, per chiudere una stagione intensa, tra arte e musica. Poi nel 2016 sarò impegnato con un progetto discografico di rilettura del repertorio Ottodix per quartetto d’archi e pianoforte e una serie di concerti, peraltro già iniziati con buona risposta di pubblico.

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Ivan Cattaneo tribute

Intervista a cura di Nicola Garofano.




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