Criminal Jokers – Bestie

Criminal Jokers - Bestie“Bestie” intese come furie. “Bestie” intese come modus vivendi. “Bestie” intese come cuori solitari, sempre alla ricerca di qualcosa in cui credere e riconoscersi. Ma anche come umani intimoriti dal disordine dilagante. L’ala protettiva degli Zen Circus, per essere precisi della loro label Ice for Everyone, in qualche modo è servita ai Criminal Jokers, quando con “This Was Supposed to Be the Future” avevano già iniziato a far intendere ai più che c’era poco da scherzare, una volta pronti per suonare. Ma adesso il cambiamento è bello che netto. Da Pisa a Roma, dall’inglese all’italiano, dalla produzione di Andrea Appino a quella di Max Stirner, con qualche componente in più, oltre che la pubblicazione made in 42 Records. Passaggi apparentemente poco connessi reciprocamente, ma fondamentali per capire come con un album di questo genere non si abbia a che fare con una minestra riscaldata.

Bestie“, appunto. Un chiaro riferimento alla propria persona. Francesco Motta è arrabbiato. Molto arrabbiato. La “bestia” di principale riferimento, su un palcoscenico dove la voce graffia come quella di Gordon Gano, seppure da quest’ultimo sappia come distinguersi. Non solo per la duplice attività di cantante e batterista del progetto, ma anche per gli arrangiamenti che ruotano attorno ai dieci brani in scaletta, tra cui la folkeggiante e in continuo crescendo Fango, pezzo iniziale del puzzle rimasto isolata per qualche mese e avente (suona un po’ blasfemo) persino qualche affinità con i primi dEUS.

Cambio le ali, vado più in alto, ascolto il vento che mi spinge lento, in fondo al mare mi sono perso, come dei pesci nell’universo“.

“Bestie” che si moltiplicano. Quelle che hanno a che fare con l’ossessivo ed amabile canticchiare portante della title-track, il jamboree di Quando arriva la bomba, con il suo pianoforte sbarazzino, l’energica, e al contempo l’unica più vicina ai loro “padri” Zen Circus, Tacchi alti, una Nada Malanima, molto cara alla band in quanto compagna di esibizioni live, che fa capolino in Lendra autocitandosi (chi ricorda Luna in piena?), certi Mercury Rev degli esordi che tornano alla luce nell’acustica di Cambio la faccia, per non dire nel violino schizzato di Wassilij Kropotkin, l’improvvisato electro-rock di Da solo non basti, impreziosito dai synth dietro cui si cela la sorella di Francesco, Alice, l’atipicità di Adesso mi alzo e un’Apocalisse il cui senso è leggermente percepibile una volta partita Occhi bianchi prima e Nel centro del mondo poi. Verrebbe da non considerare come un semplice caso il fatto che siano state scelte come brani di chiusura.

Siamo bestie che si curano a vicenda, che quando posso si mangiano la testa, ci annusiamo quando rimaniamo soli, e mastichiamo ortica nera nei pensieri, che tanto serve solo a morderci le gambe“.

“Bestie” è questo ed altro, e conferma la capacità di una band simile nel trascinare ascoltatori e presenti, mano a mano. Non è solo la lezione dei Violent Femmes che è essere stata bella che appresa e modernizzata, ma è qualcosa il cui contatto non esclude ci si possa unire subito alla cricca. Delle “bestie”, chiaramente, là dove il fango ha ricoperto più di una città.

Gustavo Tagliaferri

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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