Intervista ad Alcest (2012) Ita/Eng

Lo scorso 22 novembre i francesi Alcest hanno – finalmente – varcato la soglia del centro Italia con i bostoniani Junius per aprire le date europee dei Katatonia. Qualche ora prima del concerto all’Orion di Ciampino abbiamo incontrato Neige, mente degli Alcest. Abbiamo passato più di mezz’ora con lui, quanto basta per rimanere incuriositi dalla cordiale personalità dell’artista francese. Che si lascia scoprire in un dialogo che ne rivela il profilo umano, inseparabile da quello strettamente musicale.

Trovo che “Les voyages de l’âme” non rappresenti un’evoluzione, ma bensì un ampliamento del precedente “Écailles de lune“. Che cosa ne pensi?

Sì, penso che sia più una sorta di espansione, non solo dell’ultimo album, ma anche del primo e persino dell’EP. Non solo “Écailles de lune”, ma tutti gli album precedent. È un’evoluzione, non porta niente di nuovo.  Volevo fare un riassiunto di tutto ciò che avevo fatto prima in un solo album.

Che cosa mi dici del processo di scrittura e registrazione dell’album?

Non saprei, è stato abbastanza breve credo. È stato compost in sei mesi, che è molto poco per me. È stato registrato in Germania negli studi di Markus Stock (Empyrium) e mixato in Francia. Tutto normale, è stato molto sciolto, non c’è niente di speciale da dire sulla registrazione.

I tuoi dischi hanno una forte carica evocativa, quasi cinematica, direi. Ascoltando “Les voyages de l’âme” si finisce inevitabilmente col calarsi in quei luoghi e in quelle atmosfere. Che ruolo gioca l’elemento visuale e immaginifico nella tua musica?

È molto speciale, perché Alcest ha un singolo concept. Ogni album, ogni testo, ogni imagine ed ogni melodia tende a riflettere questo concetto. È quasi sempre la stessa idea. Dò tanta importanza alle immagini quanta ne do alla musica perché voglio comunicare qualcosa. Niente è scontato, non uso certe copertine solo perché sono belle, ma perché voglio dire qualcosa.

Ho sempre pensato che la tua musica, insieme a quella dei Les Discrets, Lantlôs e di alcuni gruppi della Prophecy, sia traducibile in immagini solamente da parte del tuo caro amico Fursy Teyssier, mente dei citati Les Discret. Con l’uscita di Autre temps, il primo videoclip della tua carriera, mi sono dovuto in parte ricredere. Chi ha avuto l’idea di realizzarlo? Ci racconti un po’ la sua creazione?

Volevo fare un video da molto tempo, così finalmente ho trovato un regista e ne abbiamo parlato. Ho una visione molto personale della mia band e dei miei concept, così sono molto determinato, so cosa voglio così ho detto al tipo: “Vorrei fare questo, tu puoi portare le tue idee, ma non troppe“. È come abbiamo detto prima per le copertine ed i testi. Il videoclip deve mostrare parte del concept di Alcest, deve mostrare qualcosa che ne fa parte. Non sono solo immagini a caso, tutto ha un significato.

Dare una definizione sul genere che si suona, per una band, è sempre difficile. Immagino lo sia anche nel tuo caso. Che cosa ne pensi della definizione di “Post-black metal”? La ritieni in qualche modo adeguata alla tua musica?

No, non c’è niente di black-metal in Alcest, forse un paio di cose. Ma non è black-metal, non è metal per me. Per me è musica di un altro mondo, perché viene da qui (indica il cuore, ndr). Certamente non è black metal, forse si avvicina a band come Cocteau Twins e Slowdive.

La – stupenda – copertina: un pavone. Che cosa simboleggia? C’è per caso un collegamento con la tradizione cristiana, che vede il pavone come simbolo d’immortalità?

Sì, potrebbe essere collegato al concetto di immortalità, perché Alcest parla di altri mondi, alter dimensioni, vita dopo vita, l’idea di Dio, ma non Dio nella tradizione cristiana, più in un senso globale, cosa ci aspetta dopo questa vita. Quindi sì, è un buon simbolo per l’immortalità. Personalmente sono affascinato dai colori delle piume, sono come le ali di una farfalle. Potrebbe essere stato disegnato da qualcuno. È come un tesoro della natura. Per me è come un segno divino in un certo senso.

Puoi dirci brevemente di che cosa parlano i testi e se c’è un concept che li lega?

Sì, certo. Come ho detto prima parlano di vita dopo vita ed esperience personali di quando ero bambino.

La scrittura dei testi avviene in una maniera più tradizionale in seguito alla composizione della musica, oppure i testi stessi prendono forma insieme a questa?

Sì, I testi vengono per ultimi perché non mi piace scriverli, lo trovo molto noioso. Ho tutto pronto per il prossimo album e devo scrivere questi fottuti testi… (sorride, ndr). Parlo sempre delle stesse cose e non voglio ripetermi troppo, così è molto difficile trovare nuove metafore e parole. Non mi viene molto naturale scrivere i testi.

Dal punto di vista vocale, penso che “Les voyages de l’âme” sia l’album dove la tua voce è espressa al meglio. Aggiungerei che, in alcuni casi, sembra quasi “androgina”.

Non so, la mia voce è così, non posso controllarla. Onestamente, non sono un bravo cantante. La uso solo come uno strumento, così come scrivo parti per chitarra ne scrivo una per voce, ma non mi considero un vero e proprio cantante. Canto solo sul palco e in studio. Mi considero più un chitarrista.

Un po’ come I Pink Floyd, che non hanno mai dato troppa importanza alla voce…

Già, è molto importante per me perché è una melodia aggiuntiva e porta l’aspetto umano nella musica, perché non è strumentale. Se ci fosse un cantante in Alcest penso che la voce sarebbe più importante del mix, ma dato che devo fare tutto io, la musica, i testi, la chitarra, il basso… per me la voce è semplicemente un altro strumento.

Canti in francese, eppure due canzoni del nuovo album hanno il titolo in inglese…

In francese suona una merda, quindi uso l’inglese, è molto semplice (sorride, ndr).

Penso che sia meglio in francese.

Sì, per alcuni titoli è meglio, ma per altri non tanto.

L’anno scorso hai pubblicato una nuova versione ri-registrata di “Le secret”, il tuo primo EP. Hai mai pensato di fare la stessa operazione con il tuo album d’esordio, “Souvenirs d’un autre monde”?

A volte sì, credo che dovrei. Ne parlai coi miei amici una volta e mi dissero: “No, no, quest’album è molto speciale e non dovresti mai ri-registrarlo“. È il primo album, e anche se i suoni non sono perfetti penso che abbia qualcosa di molto personale. Lo feci da solo quando ero più giovane, vari anni fa. L’ho registrato a casa dei miei genitori e ho suonato la batteria e tutto. È molto speciale, credo sia il mio preferito.

Che cosa puoi dirci del progetto Old Silver Key? Come sei entrato nella band?

– Parlai con Roman Saenko (membro degli ucraini Drudkh), forse cinque o sei anni fa. Un giorno mi disse: “Voglio fare una band come Alcest, mischiare rock e shoegaze“. Lui non conosce molto bene lo shoegaze, ma voleva fare un album di rock malinconico e mi chiese se ero interessato a fare la voce, dissi di sì perché amo ciò che fa come musicista. È mio amico da molto tempo, e lavorerò anche sul prossimo album.

Come sta andando il tour con I Katatonia?

I primi giorni del tour abbiamo avuto qualche problema, perché ora stiamo lavorando con un computer che fa campionature, e si è impallato molte volte mentre stavamo suonando. Il bus si è rotto in mezzo alla strada, così lo abbiamo dovuto cambiare. Tante piccole cose che vanno male, ma ora va tutto bene, più o meno. Stiamo facendo dei bei concerti e i ragazzi dei Katatonia sono brave persone e stiamo facendo amicizia, e i ragazzi dei Junius sono grandi musicisti ed amici, abbiamo già fatto un tour con loro.

In conclusione, cosa ci dobbiamo aspettare da te nel prossimo futuro?

Il nuovo album non sarà per niente metal, niente scream e distorsioni. È più come un classico album dream pop. Questa è la mia vita (mostra la maglia degli Slowdive, ndr), questa band è molto importante per me.

Marco Gargiulo

Si ringrazia Oliver Tobyn per la collaborazione e la traduzione

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Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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