Melampus – Ode Road

melampus - Ode RoadVolgere lo sguardo verso “Ode Road” significa incamminarsi verso un luogo le cui origini vanno rintracciate in quelle impressioni più che positive avute nel corso degli ascolti di un demo autoprodotto composto da quattro tracce e pubblicato un anno fa. Se in ballo ci sono due musicisti come la cantante e chitarrista Francesca “Billy” Pizzo e il batterista Angelo “Gelo” Casarrubia (già con i Buzz Aldrin), anima e corpo dei Melampus, allora c’è da abbandonarsi ulteriormente a quelle sensazioni di perdizione già toccate con i propri sensi, fatte di atmosfere eteree e vibrazioni wave che entrano nella pelle, riscaldando l’animo del viaggiatore.

Una conferma che viene trovata proprio nella pubblicazione di quest’album, il loro primo lavoro ufficiale, dove i confini che dividono un simile percorso sono quelli di una città fantasma, come fantasmi sono i suoi abitanti, forse gli stessi fantasmi che infestano i pensieri dei viventi, e che hanno come via di espressione nove brani in cui si riassume il linguaggio della coppia testimone dell’esperienza. Quaranta minuti che scorrono tra continui colpi di scena, situazioni ognuna diversa dall’altra, fasi di un’avventura con lo stesso filo conduttore.

Il passo è breve, da Fall, un tenebroso post-punk con tendenze siouxsieane destinato a fermarsi di colpo, portando ad un climax raggiungibile nella sua conclusione, a Joel, il cui ascolto è come se permettesse l’irradiazione di una luce simboleggiante un’ipotetica resurrezione di Nico e avente come rito di apertura i feedback alternati alla doppietta basso-tamburi di Freedom Day, per non parlare poi di The Path, allucinazione di stampo blues distesa su un panorama arido e polveroso, e Dots, che con la sua effettistica costituisce un vero e proprio dialogo con le stelle. Non viene lasciato di certo in disparte il demo di partenza, da cui vengono estratti ThirstDouble Room, la prima nata come vertigine noise-rock per farsi ritoccare con un tocco in più di tex-mex, la seconda, un tripudio di drone su cui si muove la voce di Francesca, già affascinante prima, ma che guadagna ulteriori punti nella sua versione definitiva, più dreamy e meno energica, ma con una mistica introduzione in più. Mentre è la ninna nanna ossessiva di Walk with Me a chiudere adeguatamente questa esperienza, un ritorno a casa che avviene in silenzio.

Vista la doppia vita artistica di un duo di cotanto stampo, Gelo in particolare, verrebbe da non rimanere stupiti nel riportare alla propria mente certi frutti d’immaginazione come quelli di cui sopra. Evidentemente un disco come “Ode Road” è fatto anche per fungere da colonna sonora appropriata, ma soprattutto per far venire ulteriormente allo scoperto quella che è una realtà che avrà ancora molto, molto da dire, fatta di stupori e meraviglie.

Gustavo Tagliaferri

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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