The Secret – Agnus Dei

the secret - agnus deiPartiamo subito col dire che questo è davvero un gran disco, un disco micidiale.

Uno con qualche anno di militanza metallara alle spalle pensa di averle sentite se non tutte, almeno una buona parte, di aver raccolto tutti gli stimoli più interessanti in fatto di metal estremo e generi di frontiera, di aver preso il meglio di tutti i discacci macinati anno dopo anno. Insomma, di aver costruito mentalmente una severissima storia da bigini musicali sulla quale appuntare di volta in volta tutte le possibili variazioni sul tema che i trend offrono.

Ma poi ti arriva alle orecchie una bomba come queste e tu ci resti veramente come un cretino, con i tuoi fogli foglietti Post-it sui quali appuntare tutte le nuove band da ascoltare, con le tue cartelle cariche di mp3 da sondare e filtrare. Perché con dischi come questi ci bruci un campo di grano, ci sfondi le pareti di una fabbrica abbandonata, ci pieghi in due uno squat, ci nutri il proletariato marxista-satanista, altro che speculazioni sul nulla.

Tornando un attimo seri, “Agnus Dei” è la seconda vera grande prova del segreto triestino (la prima è stata il fantastico “Solve et Coagula“), uscita sempre per Southern Lord, sempre prodotta da Kurt Ballou, sempre più spinta verso l’universo delle copertine di Decibel. La band ha adottato anche per questo disco una produzione tra il grezzo, la resa live e una pulizia di fondo che solo un’accurata elaborazione tecnica può restituire, lasciando che però dietro vi siano mille ronzii ad appestare di malessere un suono schietto e fiero. Chitarre che si comprimono al battito implacabile di cassa-rullante e cose così. Nulla di realmente nuovo ma dannatamente efficace, se è vero che Kurt è ormai un produttore gettonatissimo, le sue produzioni sono – ad essere buoni – ormai protocollari presso l’utenza hardcore e metal più dotata, e a poco a poco anche i gruppi meno esaltanti dei The Secret stanno adottando un tipo di miscela simile in fase di lavorazione.

È un cazzo di problema, se ci pensate. Perché uno s’immagina che dietro tanta violenza tra black metal mezzosangue (Svezia sferragliante e accordi minori di darkthroniana memoria), crust, grind e certa mentalità post figlia dei Converge possa in realtà celarsi la pienezza nucleare di un suono che più indomabile non c’è. E invece scopri che il fenomeno musicale del momento (si parla dei The Secret come di qualsiasi nuova big thing) è solo la punta di un iceberg immenso che ha sempre avuto radici miste, bastardissime e fiere, e che le produzioni di Ballou sono il risultato in termini di notorietà e fuoriuscita dall’underground di una band totalmente abnegata. Tanto per ricordarci un’altra latrante e marcissima anima divisa tra violenze hardcore e danze chimiche, anche i confratelli Grime condividono una storia simile in quanto a dischi consumati, furgoni scassati e frontiere lunghe uno sputo. Solo che quando ne abbiamo parlato ci siamo dimenticati dei Grief, senza i quali viene difficile fare un calcolo decente della massa di dolore hardcore che la band si porta dietro.

I The Secret hanno sbancato pure quest’anno con un disco durissimo, possibilmente ancora più veloce e follemente disperato di “Solve et Coagula”, diabolicamente incazzato. Prosciugato dell’ultima goccia di luce che ancora faceva capolino nei primi dischi della band, quando questa ancora mangiava pane e underground.

Duri come i calli nelle scarpe del demonio.

Nunzio Lamonaca

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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