Intervista agli Shinin' Shade

Attivi sulle scene da un paio d’anni, i parmensi Shinin’ Shade, forti di ben tre pubblicazioni nel giro di tre anni, hanno compiuto il salto di qualità con l’ultima uscita, l’EP “Slowmosheen“. Ne parliamo con la band.

– Sono passati appena  due anni dal vostro primo album omonimo. Non siete mai rimasti immobili sulle vostre posizioni iniziali, ma avete anzi allargato l’organico e vi siete aperti a “nuovi” stimoli. È un problema che vi siete posti, quello della “crescita”, oppure tutto è successo più o meno per caso?

– La musica che proponiamo è molto legata alle persone che siamo, alle situazioni difficili che la vita ci propone e al nostro modo di reagirvi. Mentre cresciamo come persone, la musica cresce con noi; è come se le due cose fossero continuamente collegate tra di loro.

– Jane Esther-Collins è la vostra nuova voce solista. Com’è avvenuto l’incontro? Qual è stato il suo contributo alla realizzazione di “Slowmosheen”, oltre alla voce?

– Jane Esther-Collins era una conoscenza del bassista Roger Davis ed è stato lui a presentarcela per la prima volta. Il suo arrivo è stato una svolta positiva per tutti noi, in quanto buona parte del materiale di “Slowmosheen” era in forma del tutto strumentale e nessuno di noi era più in grado di apporvi una parte vocale personale e d’impatto. L’apporto di Jane è stato forte per le parti vocali ma non solo; la sua voce ha aiutato la musica a prendere una forma ancora più personale e differente da quanto avevamo fatto sino a quel momento.

– Musicalmente, l’EP è fantastico. Tutte le vibrazioni creano un’atmosfera unica, Il vostro sound ha via via guadagnato parecchie sfumature.  Come definireste quello dell’ultimo album?

– Per noi non è mai semplice definire il nostro suono, in quanto le nostre influenze sono molto variegate e diverse tra di loro. Sicuramente c’è molto più progressive in questo lavoro, molta ricerca di tempi dispari, dissonanze ed improvvisazione. È un disco sperimentale.

– La vostra musica ha anche il suono e l’attitudine delle grandi band del passato. Quali in particolare vi hanno plasmato?

– King Crimson e Black Sabbath in quanto sono i nomi più noti e che risultano comuni a tutti noi come tipo di ascolti. Poi ci perdiamo nei meandri dell’underground Seventies, che è ricco di perle prog, jazz e kraut tristemente passate in secondo piano rispetto ai grandi nomi del passato.

– L’aspetto visuale ha sempre avuto una certa importanza per voi e lo dimostra appunto anche il nuovo artwork. Dal vostro punto di vista, quanto è importante offrire anche un immaginario forte all’ascoltatore?

– L’immagine ha un valore molto forte, in quanto l’uso di grafiche appropriate consente, a chi ascolta, di poter associare la musica a delle particolari immagini che possono aiutare il nostro pensiero a viaggiare lontano e a creare mondi paralleli di fantasia.

– Avete avuto l’occasione di prendere parte ad eventi importanti e di esibirvi in compagnia di nomi importanti come Pagan Altar, Electric Wizard, Sleep, Jex Thoth… Che cosa vi hanno insegnato queste esperienze?

– Queste esperienze ci hanno insegnato tanto sul come si muove il mondo della musica in Italia e per certi versi suonare con grandi nomi della musica è molto piacevole. Quello che risulta, purtroppo, spiacevole nel nostro paese sono le organizzazioni di questi eventi e spesso la mancanza di collaborazione da parte di altre band connazionali.

– I Moonlight Studios, e la loro estensione discografica Moonlight Records, di cui fate parte, sono un punto di riferimento per la scena musicale parmense?

– Direi assolutamente di si, in quanto senza l’aiuto di Dorian Bones oggi, sia noi che molti altri gruppi che credono nella loro musica, sarebbero rimasti bloccati nel triste circuito musicale che è la città di Parma. Le possibilità concesse e la valorizzazione della produzione di dischi originali e personali, rende il suo operato degno del massimo rispetto sia in campo artistico che professionale.

– Avete già idea di come suonerà la vostra musica in futuro? Avete già composto qualche riff o condiviso qualche idea?

– Siamo un po’ auto-esclusivi come gruppo, ma posso dire che il lavoro per un nuovo album è in cantiere da un po’ e che entro i primi mesi del 2013 questo lavoro (ancora senza un titolo) verrà rilasciato. Sicuramente questa nuova musica vive le influenze di alcune letture (William Burroughs su tutti) e situazioni in cui ci siamo trovati suonando in Italia nel 2012. Musica quindi più oscura ed articolata, ma non ce la sentiamo di anticipare altro.

Foto di Artursilvio Tiseno

Marco “C’est Disco” Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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