Intervista ai Delirium (2010)

Intervista a Ettore Vigo, tastierista dei Delirium.

1974, i Delirium pubblicano il loro capolavoro “III: Viaggio negli arcipelaghi del tempo” e, in seguito, si sciolgono. 2009 dopo ben trentacinque anni i Delirium pubblicano un nuovo album (senza contare il live “Vibrazioni notturne), “Il nome del vento” (qui la recensione di “Il nome del vento“). Come mai tutti questi anni di silenzio?

Ognuno di noi dopo lo scioglimento nel 1975, ha avuto esperienze diverse, servite “solo” ad arricchire il bagaglio. Io dopo una breve esperienza con i miei amici Ricchi e Poveri come accompagnatore al pianoforte sono entrato a far parte dei Kim & The Cadillacs, gruppo ingletedeschitaliano di Rock’n Roll, gran bella esperienza comprendente un secondo Sanremo, con un brano di Piero Cassano (Mattia Bazar). Condividere il palco con personaggi come Kim Brown, Trutz Wiking Groth e c. voleva dire essere pronti a qualsiasi sorpresa, dalla chitarra spaccata sul palco al volo di Kim in mezzo al pubblico, con il rischio di non essere preso al “volo”. Questa è stata la più esaltante, con una notevole quantità di adrenalina sicuramente non sprecata, ho avuto anche varie esperienze negative, anche queste sono servite, a farmi stare con i piedi per terra.

Che parole usereste per definire i “nuovi” Delirium?

I “nuovi” Delirium: tre quinti della formazione originale (dopo Fossati) li definirei un gruppo di “vecchietti” che hanno ancora voglia di dire e dare qualcosa ma soprattutto di divertirsi e possibilmente divertire.

“International Progressive Group”, questo il suffisso che si è aggiunto alla vostra ragione sociale. Come mai? Ci sono stati problemi con gli ex-membri o altro?

La storia I.P.G. la riassumo in poche righe: un ex, che aveva fatto parte del gruppo per un breve periodo, ci ha fatto causa perché non lo abbiamo inserito nel gruppo, il giudice prendendo esempio dalla causa New Trolls, ha dato ragione all’ex, quindi il nome Delirium lo possiamo usare soltanto con un’aggiunta. La cosa comica è che dopo tutto questo per evitare altri danni abbiamo “accettato” l’ingresso nel gruppo dell’ex, la condizione era che si potesse usare il nome senza aggiunta, dopo pochi mesi però come era prevedibile, per incompatibilità anche musicale, siamo tornati alla formazione precedente con la denominazione Delirium International… .
Questa cosa ci ha provati parecchio perché ci è sembrata e ci sembra ingiusta. Ho evitato i particolari per non annoiarti e perché la storia sarebbe veramente troppo lunga e complicata… .

“Il nome del vento” racchiude tutta l’essenza, tutta la creatività dei Delirium. Aggiungo pure che è un lavoro complesso. Come si è svolto il lavoro di composizione?

La maggior parte dei brani è nata da idee mie e di Martin, alcuni sono nati in collaborazione nella sala prove. Una curiosità, la parte centrale di Dopo il vento è tratta da un provino del 1974, durante la registrazione di “III: Viaggio negli arcipelaghi del tempo”. Poi c’è stata la collaborazione di Fabio Chighini con alcune idee sue come l’intro di Ogni storia con il solo basso fretless e alcune melodie suggerite da Pino Di Santo, oltre la sua batteria naturalmente. Un altro tocco di novità l’ha dato il chitarrista Roberto Solinas con l’utilizzo della chitarra molto rock e la voce molto personale, almeno secondo il mio parere. Gli arrangiamenti degli archi sono opera mia.

Dal punto di vista narrativo, per me “Il nome del vento” è una lunga fiaba onirica, un lungo viaggio dentro l’anima in un universo sconosciuto. Possiamo definirlo un concept come fu il suo predecessore, ovvero “III: Viaggio negli arcipelaghi del tempo”?

Come avrai notato “Il nome del vento” inizia con la ripresa di Dio del silenzio, motivo che conclude “III” il paroliere è Mauro La Luce lo stesso di “III” e “Lo scemo e il villaggio”, su nostro suggerimento (il naufrago) ha creato una storia che s’intreccia molto bene con le atmosfere e le melodie dell’album, inserisco il soggetto scritto dall’autore: un evento drammatico trasforma un uomo comune in naufrago e lo mette a dura prova. Il protagonista deve fare i conti con sentimenti mai provati prima: solitudine, angoscia, contatto con una natura ostile. Inizia così un viaggio interiore che porterà il naufrago in un cammino di verità. Alla fine del suo percorso avrà capito quello che realmente conta e quali sono i valori che consentono all’uomo di conoscere profondamente se stesso, continuando però a vivere in modo consapevole la sua quotidianità. Possiamo definirlo concept.

“Non sono stati lasciati soli a plasmare l’ennesima fatica”, cosi ho scritto nella mia recensione, e mi riferivo al numero di ospiti che hanno dato una mano all’opera: il quartetto d’archi, il vostro ex-chitarrista Mimmo Di Martino, Sophya Baccini dei Presence e Stefano “Lupo” Galifi dei Museo Rosenbach. Volete raccontarci come sono nate tutte queste collaborazioni?

Su suggerimento dei “ragazzi” della Black Widow Records (Massimo Gasperini, Pino Pintabona, e Alberto). Ci siamo avvalsi della collaborazione di Sophya Baccini non solo come voce in alcune parti corali ma anche nella parte libera di pianoforte, rubata a sua insaputa, mentre si stava divertendo nelle pause di registrazione, inserita nel brano Cuore sacro, senza saperlo stava divertendosi proprio nella stessa tonalità, quando le abbiamo detto dello scherzo ne fu entusiasta… meno male… Lupo ha una gran voce, abbiamo vissuto e condiviso gli anni più belli della vita musicale a Genova agli esordi, frequentavamo gli stessi locali, noi come Sagittari e lui con gli Antisociali poi Museo Rosenbach con varie jam session e partecipazioni a vari concorsi.

Ai tempi del vostro esordio, in Italia, c’erano una quantità indefinita di gruppi progressive, però solo una piccola parte è riuscita ad arrivare fino ai giorni nostri. Come vedete l’odierna scena progressive italiana? Tra le nuove leve, c’è qualcuno che trovate particolarmente interessante?

Fortunatamente grazie a molte iniziative e a vari centri come il Centro Studi Progressive Italiano di Riccardo Storti (autore di alcuni testi come “Codice Zena” e altri) e anche grazie a etichette coraggiose come la Black Widow Records che producono oltre noi, molti gruppi progressive giovani e anche stranieri come Il Bacio Della Medusa, Il Tempio delle Clessidre dove canta Lupo Galifi, Il cerchio d’oro, gli Areknames, i Goad e molti altri… l’interesse si sta ampliando.

Che cosa faranno, domani, i Delirium? Hanno già pensato a un nuovo album o magari a una tournèe?

Qui siamo alle note dolenti, gli spazi per concerti prog sono ancora troppo pochi, chi si assume la responsabilità di organizzare festival prog a meno che non inviti grossi nomi come P.F.M., New Trolls, ecc rischia di non fare le spese, quindi noi siamo “costretti” a proporre anche un repertorio, dignitoso, ma da piazza, con varie cover commerciali per poter fare qualche concerto in più e per non rischiare di arrugginire, stiamo pensando anche a uno spettacolo teatrale, ancora in embrione, ci stiamo lavorando assieme a nuovo materiale.

A settembre, ottobre esce un nostro dvd concerto (“One Night in Genoa”) con vari inserti, interviste, ecc… e la partecipazione del quartetto d’archi che (quando è possibile) portiamo con noi in concerto, quartetto formato da: Daniela Caschetto (cello), Chiara Giacobbe (violino), Simona Merlano (viola), Diana Tizzoni (violino).

Parteciperemo al Festival di Veruno a Ottobre con i New Trolls e Pendragon, poi speriamo di andare in Messico e magari anche in Giappone e Korea dove hanno avuto un bel successo i nostri amici Osanna del grande Lino Vairetti.

Dopo mille esperienze, cosa vi portate nel cuore?

Portiamo nel cuore i primi esperimenti di creatività e i vari contatti derivati da quella creatività che ci ha portati a calcare il palco con personaggi come i Colosseum, Emerson, Julie Driscoll, Jimmy Smith, ed io personalmente Police anche se agli esordi…

Vi ringrazio per la disponibilità che mi avete concesso. Vi auguro lunga vita!

Un abbraccio da tutti i Delirum!

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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