La Paranza dei Bambini al Trianon di Napoli: la nostra recensione

Io l’ho sempre schifata questa città, odio le strade, i palazzi,  i vicoli. Io non sopporto nemmeno la faccia di San Gennaro dipinta sopra quel muro che ti guarda. Ti guarda sempre, tu stai chiuso qua dentro e  chille te guarde. Lo sai che San Gennaro è riuscito a fermare la lava, ma non è riuscito a fermare questo fiume di merda che ha invaso questa città, che è entrato nelle famiglie, nelle case, nei vicoli…

Sono le parole disilluse e disperate di uno dei boss più temuti, don Vittorio, detto l’Arcangelo, che rivolge al giovane capo della paranza Maraja, ‘o granne rre, il grande re, parole in cui individua tutto il marciume di una società camorristica che ammalia la rabbia senza scopo dei suoi giovani adulti, la Paranza, appunto. Un gruppo di ragazzi criminali capaci di tutto per arrivare al potere, eppure non si tratta di ragazzi maltrattati o picchiati dai genitori per cui si possa pensare che compensano il dolore e l’umiliazione con spavalderia e brutalità.

Ambientato nel risonante quartiere Forcella di Napoli, La Paranza de Bambini, lo spettacolo scritto da Roberto Saviano – e tratto dal suo romanzo omonimo – con il drammaturgo e regista Mario Gelardi, che sarà in scena fino a lunedì 9 aprile al teatro Trianon di Napoli, è il ritratto di disaffezione e disorientamento giovanile dediti allo spaccio per accrescere il loro potere nel quartiere ed essere rispettati. Ragazzi spavaldi tendenti alla disumanizzazione del sesso, insulti disumanizzanti tra loro e chi incontrano, con un sempre palpitante senso di violenza imminente e inutile abuso di sostanze stupefacenti per rendersi, ai loro stessi occhi, grandi e arrivati. Certo non sono un bel gruppo, ma questi ragazzi della paranza sono stati incarnati da alcuni dei più eccellenti giovani attori del Nuovo teatro Sanità, tra cui spiccano uno straordinario Riccardo Ciccarelli (Maraja) e un eccelso Luigi Bignone (Dumbo) e ancora, con esibizioni che t’inchiodano al tuo posto, Vincenzo Antonucci (Drone), Antonio Orefice  (White), Mariano Coletti (Briatò), Giampiero de Concilio (Cristian), Simone Fiorillo (Lollipop), Carlo Geltrude (Dentino), Enrico Maria Pacini (Dragò) e con la partecipazione di un sempre grande Ivan Castiglione (Copacabana – don Vittorio – padre di Nicolas – Mojo), un cast perfetto  che guardi con orrore e fascino e, sì, anche con tristezza per la mancanza di obiettivi sani e morali delle loro vite sprecate. Sono dannati, lo sanno, ma agiscono con disprezzo alla loro vita stessa e rispecchiano comunque lo stato confuso e sprangato della coscienza giovanile.

La regia è potente e ti lascia con quella sensazione vivace di aver incontrato un’opera d’arte cruda e autentica con un realismo fotografico che puoi immaginare, appena fuori dal palcoscenico.

Al Trianon Viviani il prezzo del biglietto estremamente contenuto per il pubblico giovanile, infatti, al di sotto i 25 anni pagheranno solo dieci euro, invece di venti, per questo titolo teatrale di particolare attualità nel trattare la nuova forma di delinquenza minorile.

La regia è firmata da Mario Gelardi in collaborazione con Carlo Caracciolo.

Le scene dello spettacolo sono di Armando Alovisi, i costumi di 0770, le musiche di Tommy Grieco e le luci di Paco Summonte.

Lo spettacolo è un progetto del Nuovo teatro Sanità, presentato da Mismaonda e coprodotto da Marche Teatro e teatro Carcano – Centro d’Arte contemporanea,in partnership con Amref.

La paranza dei bambini locandina e recensione

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