La Cicogna dalle Calze Rosse – “La Lupa Sofia” di Monica Fiorentino

La Cicogna dalle calze rosse narra la leggenda che dietro l’arcobaleno, si nascondano Fiabe antichissime e di una bellezza spettacolare

Che sulla punta più alta della Montagna dei Sogni, ci sia nascosto un luogo dove le Favole sono scritte ancora con l’inchiostro rosso e blu della Voce, e di notte, tramandate piano, piano in sussurri.

Che nascosto nel cuore dell’Oceano, ci siano Segreti di Fiabe mai da nessuno ancora ascoltate.

Che nella borsa del Cantastorie di Terre Lontane, non esista un fondo e le Favole siano infinite.

E’ in questi luoghi incantati, che La cicogna dalle calze rosse, raccoglie le sue Fiabe e le sue Favole, per continuare a dare loro la Vita.

Sedetevi ad ascoltarla… “C’era ancora una volta”, così lei inizia

La lupa Sofia

C’era una volta, una bellissima lupa dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Sofia.
Dal carattere umile e sincero, nobile e altruista, grande sognatrice, adorava lei dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante della festosa danza dei fiori all’aria aperta, del posarsi lieve della rugiada fra rami, del candido brillio della luna in cielo, perennemente col muso rivolto verso l’alto, docile e coraggiosa.
Animo sensibile, muta, incapace di emettere alcun ululato, lei non aveva mai fermato il suo incedere, persa nei suoi pensieri, orgogliosa di riempire coi suoi versi il creato.
Acquazzone/s’apre fra i ciliegi/la biancaluna ricamava nel suo cuore i propri haiku, nel silenzio, ritenuta proprio per questo suo modo di fare, una tipa allorché stravagante, dagli altri componenti del branco, che non vedevano di buon occhio questo suo poetare, apprezzando ben altre virtù in una lupa della sua età, adatti alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare un buon compagno e crescere insieme dei bei cuccioli sani, lasciandola per questo motivo spesso sola, ed in disparte.
“E’ muta, poverina!” “Come mai?” “Pare abbia avuto un incidente!” echeggiavano le Voci nella Foresta “Non può ululare?” “Come farà?”
Ma mite e pacata, lei sorrideva a quelle parole, senza remore.
E una notte, mentre come al solito era intenta a comporre nuovi haiku, nel suo silenzio, scorgendo di colpo trascinato dalla corrente, un giovane lupo, aggrappato ad un legno di fortuna, che riusciva malamente a tenerlo a galla, ormai cianotico, udendo il suo grido d’aiuto, drizzò le orecchie guardinga.
“Qualcuno mi aiuti!” gridava lo sventurato “Il fiume mi sta portando via! Oh aiuto…annegherò!”
E fiondandosi in acqua agile e scattante, la lupa, senza porre tempo in mezzo, adoperando tutta la sua bravura, nuotando lesta, lo trascinò a riva, livido ma sano e salvo.
“Grazie! Grazie per avermi aiutato!” le fu grato lui, riprendendo fiato a tratti, stremato, sgranando i suoi meravigliosi occhi d’ambra “Senza il tuo intervento sarei sicuramente morto!” continuò col fiato corto “Il mio nome è Nicolas ed ero di passaggio in queste terre! Poco fa assetato, mi sono accostato al fiume per bere, quando scivolando, sono finito in un sol botto nell’acqua, catturato dalla furia della corrente! Grazie!” strusciò il suo muso, contro quello di lei, facendola trasalire “Lascia che io sappia almeno il tuo nome, bellissima lupa, per poterlo proferire nei miei ringraziamenti!”
Ma lei chinando il capo a quella richiesta, sorridendogli, senza pronunciare alcun suono, si voltò verso la roccia, riprendendo il proprio cammino.
“Fermati lupa! Ascolta il suo cuore, aspetta, non andare via così, subito!” sussurrò all’orecchio di lei, una Voce “Non correre, ascolta!”
E lei bloccandosi di colpo, nell’udire provenire dalla gola del lupo un timido mugolio cupo e profondo, voltandosi di scatto, scoprendo con stupore, nel suo sguardo la trepidazione dell’attesa, comprendendo quanto fosse importante per lui venire a conoscenza del suo nome,  sentì aprirsi nel suo cuore una tenerezza infinita.
Perduto il proprio ululato ancora cucciola, quando una tragica notte un cacciatore in giro per la Foresta, scorgendola, le aveva puntato contro il suo fucile, pronto a far fuoco, senza che la lupa riuscisse a comprenderne il motivo. Costretta a fuggire via esterrefatta, sotto i suoi spari a tagliare la quiete notturna, la piccola Sofia, trovata la salvezza in una grotta di fortuna, aveva smesso all’istante di emettere un solo latrato, trasformandosi in un essere muto e solitario.
“La Vita è il dono più prezioso, perché fare questo?” si era chiesta tremante, spaventata “Perché volermi uccidere? Perché se nemmeno ci eravamo mai visti prima? Perché non provare alcun rispetto verso la mia Vita?” si era domandata in lacrime, ammutolendosi. Componendo da allora, nel proprio petto, la sua poesia, con amore infinito, rinchiudendosi per sempre nei meandri del suo cuore.
E percependo in quel momento, per la prima volta, dinanzi a quel lupo, il suo animo aprirsi,  accostandosi a lui gli  sussurrò adagio, sforzandosi di far vibrare la sua voce, dopo tanti anni “La-ra, mi chiamo La-ra… Sofia!” gettò di un fiato.
E sgranando gli occhi a quella rivelazione, Nicolas scosse il capo “La lupa muta! Sofia, la poetessa che scrive haiku dentro il suo animo?!” soffiò.
E lei annuì “Che grazie alla forza dei tuoi sentimenti, puri e sinceri, ha ritrovato finalmente la sua voce!”
“La sua splendida voce!” aggiunse il lupo, grattando la nuda pietra con gli artigli, tirandole giocosamente l’orecchio, invitandola a sfogarsi, curando le sue piaghe col balsamo dell’Amore “Sofia, mi reciteresti un tuo haiku?” le sussurrò, timido, inspirando forte il suo odore, riconoscendolo buono.
“Perché puntarmi contro un fucile?” annaspò lei, ricordando “Quegli spari così forti!” rantolò in uno spasmo di dolore “Fu allora che smisi per sempre il mio verso, chiudendomi nel silenzio!” guaì contrita “Fino ad oggi, fino a quando il mio sguardo ha incrociato il tuo…Nicolas!” annaspò, pronunciando per la prima volta il suo nome, recitandogli un haiku in punta di cuore “Sgocciola/fra rami di luna/d’amore la notte”
E lui strusciando il muso contro quello di lei, nell’udire il proprio nome pronunciato dalla sua voce, coccolando la sofferenza della lupa nel suo petto, carezzandola adagio, con cura, stringendola con premura infinita, scodinzolando, annuì “E’ molto bello questo haiku! E’ proprio vero che la poesia è un atto d’Amore! L’Amore che abbiamo dimenticato, l’Amore a prescindere, l’Amore che è l’unico compenso dell’Amore!” drizzò le orecchie il lupo, ancora malfermo.
E leccando le zanne bianche di lui, l’invitò a seguirla verso una grotta poco distante “Nicolas, seguimi, sei ancora debole, inzuppato così fin nelle ossa, devi recuperare le forze! Lascia che mi prenda cura di te, stanotte!”
“Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia …dove tu, oh Gaio sei, lì io, Gaia, sarò! Dovunque tu sia, io sarò! Dovunque tu sarai Felice, io sarò Felice! Le cose che ti rendono Felice, rendono Felice anche me! Se tu sei Felice, io sono Felice!” soffiò il lupo, seguendola, malconcio.
Ed insieme Sofia e Nicolas, si diressero verso una grotta vicina, uno di fianco all’altra, scoprendosi a dividere lo stesso giaciglio, innamorati. E da quel giorno i due lupi non si separarono più, ed in poco tempo la pancia della lupa crebbe piena del loro Amore, dando alla luce il piccolo Enea, cucciolo giocoso e pieno di Vita. Per sempre felici e contenti.

Monica Fiorentino

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