Quiet in the Cave – Tell Him He's Dead EP

Lapidario è il disincanto che, come sudore, cola dalla fronte di alcuni degli abitanti di quegli “Altri Giardini” già esplorati in precedenza. E lapidaria è la loro dichiarazione: “Tell Him He’s Dead“. Poco da fare, per i Quiet in the Cave, dopo un viaggio pieno di soddisfazioni, non è tempo di vita. Ma forse neanche di morte vera e propria. Dietro il cordone ombelicale che unisce due bambini appartenenti ad un pianeta sconosciuto c’è uno stallo forzato, il cui riassunto è situato in meno di mezz’ora, per cinque momenti. Terreno fertile per dei demoni doom prossimi alla disperazione, che passano dalla struggente e fantascientifica The Dark Passenger ad un ultimatum recitato riff su riff allo scorrere di Run Out, dalla decadenza che passa tra le note di “Measure” allo sludge-death che incombe nella mastodontica Monstro. Sapore di Neurosis, ma anche di Opeth, il cui respiro affannoso ha un grande valenza al suono di quella Lose che chiude il tutto, come un soliloquio di cui Munholy stesso è pienamente responsabile, sia come voce che come chitarre. Sì, “Tell Him He’s Dead” è un’opera molto dura, specie in un momento del genere. Ma è un pianto sentito, che viene dal cuore. E che fa sperare in una resurrezione.

Gustavo Tagliaferri

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Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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