Nero di Marte – s/t

nero di marteI metalli, la loro resistenza, una catena che via via finisce per rivelare il loro lato misterioso, di pigmento in pigmento. La magnetite, ideale metafora per simboleggiare il distacco che separa quelli che un tempo erano i Murder Therapy dalla loro attuale incarnazione. Bologna che si specchia attraverso un occhio di sauroniana memoria, facente da ideale fulcro. È così che i Nero di Marte prendono forma, ed altro modo di leggere le sei tracce di cotanto ritorno in studio non c’è, se non quello che trova sbocco nelle vibrazioni hardcore di Resilient, nella melodia cupa di Time Dissolves, nelle impennate simil-acustiche di Drawn Back, nel violento incedere death che infesta i dodici minuti della titletrack, e che non viene meno in particolar modo nel drumming di Marco Bolognini, come dimostra l’introduttiva Converge, fino all’apocalittica Anoptikon. Una continua ricerca, quella del gruppo, che racchiudere in una mera sfera che unisce heavy e progressive-metal sarebbe pertanto cosa assai riduttiva, e che risulta essere ben sorretta da un Sean Worrell il cui cantato, tanto graffiante quanto disperato, non è mai sottotono e ben si sposa con qualunque atmosfera si trovi davanti. Ulteriori punti a favore di un esordio che non ha nulla da invidiare alle produzioni migliori di band come Neurosis e Mastodon, ed al quale buttare più di un occhio.

Gustavo Tagliaferri

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Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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