Ruggine – Iceberg

Ruggine - BabelCD/LP – Escape from Today/V4V/Sangue Dischi/Canalese Noise/Vollmer – 9 t.

Tutto parte un bel po’ di tempo fa, la provincia e i miti sotterranei del nuovo hardcore italiano, ora dei pari, non più dei riferimenti inarrivabili. Un primo lavoro matematico anche oltre il limite, forse un po’ acerbo, preludio necessario a quello che sarebbe arrivato dopo. Un attesa durata quattro anni. A posteriori, assimilato (passate il termine) “Iceberg” la domanda legittima che sorge è: “Ma come abbiamo fatto ad aspettare così tanto?”. Il presente, novembre 2014. Dopo un antipasto succulento (il visionario clip di Babel) i Ruggine sganciano il loro carico di napalm su tutto e tutti, monopolizzano la critica, spiazzano gli ascoltatori e distruggono le poche barriere rimaste fra i generi del sottobosco italiano (praticamente tutti, dal post-hardcore al math).

Se “Iceberg” fosse un quadro sarebbe “Guerinca“: quel contorcersi di corpi, le grida, gli spari, lo sprofondare nell’abisso, la disperazione, le parole spezzate, strozzate, urlate fino a far sanguinare le corde vocali. La speranza, anche.

La musica e i testi si fondono in maniera indescrivibile, il silenzio di uno penetra nella squadrata e geometrica cacofonia dell’altro, completandosi. Non è solo la macchina ritmica a funzionare come un carro armato (e basterebbe quella) ma sono anche e soprattutto i testi che sventrano l’animo dell’ascoltatore: sono perle, frammenti di vita, tormenti visionari cristallizzati in parole, frasi, lettere e pause.

Il disco meriterebbe una vita per essere sviscerato fino nel più piccolo, infinitesimale dettaglio. Scorre frenetico, frammentato e al contempo incredibilmente compatto e inarrestabile. Arrivare alla fine è un’esperienza come poche si posso vivere grazie a un semplice pezzo di polimero nero, lascia senza fiato, pupille dilatate in estasi, palpitazioni incontrollate.

Ogni canzone è degna, ovviamente, di nota ma qui citiamo i passaggi chiave dell’opera. “Babel” potrebbe essere comparata solo ad un bombardamento atomico, violenza cieca e deserto alle spalle, “trascinato dentro volente o nolente”; segue Siioma, che forse rappresenta l’episodio più emotivo e profondo del disco, facendo piangere lacrime di rabbia; infine l’accoppiata Pin-up e CDS, separate da un intermezzo strumentale sempre sul bordo del collasso, dà il colpo finale, fregiandosi di liriche in vero stato di grazia.

Questo splendido “Iceberg”, infine, è un viaggio all’interno dei Ruggine e, al contempo, di noi stessi. È il nostro personale Virgilio, amico fedele che dirige il nostro passo, ci guida verso i nostri più grandi timori, ci pone davanti a cose terribili, ci fa piangere, ci strazia l’animo e, alla fine, ci fa risalire verso la comprensione.

La paura resta un ostacolo, da guardare dritto negli occhi e da affrontare, con le catapulte armate.”

Grazie Ruggine. Fabio Fiori

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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