Mario Venuti – Il tramonto dell'Occidente

Mario Venuti - Il tramonto dell'OccidenteCD/LP – Musica & Suoni, 11 t.

Premessa principale: non è un mistero che Mario Venuti, testualmente e compositivamente, si sia sempre affidato ad una spontaneità che mai è venuta meno nel corso del tempo e che, dal periodo con la mai troppo rimpanta Cyclope, oltre a garantigli una certa indipendenza a livello mentale lo ha sempre mantenuto su alti livelli, anche nelle situazioni più deboli. Concepire un disco simile pertanto non è un processo prettamente ambizioso, bensì una sfida, un tentativo di dare luogo a qualcosa di proprio a cavallo tra il passato ed il presente. Ossatura su cui si staglia Il tramonto dell’Occidente, nono album in studio dell’artista siciliano, nato dalla collaborazione con Francesco Bianconi (Baustelle) e Giuseppe “Kaballà” Rinaldi. Una sfida insolita, ma che già dalle prime note sembra presentare svariate cartucce a suo favore, oltre a non far venire meno le capacità dello stesso, che sia da solo o in compagnia di altrettanti ospiti. C’è Franco Battiato, coprotagonista di una pacata e rilassata mise sinfonica quale quella raffigurata ne I capolavori di Beethoven, la sua controparte Alice, tornata alla ribalta, in quel di Tutto appare, c’è Nicolò Carnesi che si concede in una L’alba accostabile, strutturalmente, al periodo GrandimpreseMagneti, oltre che lo stesso Bianconi, presente sia nell’incalzante preghiera gregorian-rock Ite missa est, un’occasione in cui persino la presenza addizionale, solitamente sgradita, di Giusy Ferreri risulta poco calcolabile ed anche per questo sopportabile, che in Passau a cannalora, in cui le origini di Venuti e dello stesso Kaballà, come i dialetti in generale in cui si è cimentato, romanesco a parte, non risultano però essere la sua tazza di tè e nel suo caso danno una sensazione certamente non d’orrore, ma particolarmente goliardica. E c’è soprattutto un artista intenzionato a mettere in gioco se stesso, sospeso tra l’affascinante electro-pop de Il tramonto e la funkeggiante Ventre della città, intenzionato a spostarsi dalla parentesi beatlesiana ed attuale di Arabian Boys alla lodevolissima reinterpretazione degli Wilco e della loro Ashes of American Flags in Ciao American Dream ed arriva persino all’intermezzo Perchè?, dove tra un gioco e l’altro con gli interrogativi venuti fuori nella propria carriera accenna al Rap Popcreto della coppia Caetano Veloso/Gilberto Gil in Tropicália 2. Fatti non poco determinanti, che rendono Il tramonto dell’Occidente un disco dignitosissimo e confermano Mario Venuti come uno di quei personaggi il cui successo è più che meritato.

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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