Flavio Giurato – La scomparsa di Majorana

Flavio Giurato - La scomparsa di MajoranaEntry, 10 t.

Fuori dal mucchio. Il mistero nella certezza, l’enigma dietro la vita di tutti i giorni, una vita da outsider come via di fuga dalla monotonia, come se in questa cornice l’immaginario e soprattutto il patrimonio artistico di Leonardo Sciascia avessero tanti più punti in comune con la realtà di quanti ponderati allora. Flavio Giurato non è estraneo a tutto ciò e ripresentarsi con un nuovo album a circa otto anni da Il manuale del cantautore con cui aveva definitivamente ripreso quel discorso cominciato a fine anni ’70 e protrattosi tra un Il tuffatore ed un Marco Polo in seguito ha una notevole valenza, a livello non solo di carriera. La scomparsa di Majorana già dal primo ascolto non fa eccezione e vede tanto nella chitarra dell’artista quanto nello scarno vestito che indossa, fatto di pochi strumenti d’accompagnamento, la sua forza innata, attraverso dieci momenti in cui la propria fuga finisce per diventare un’esperienza cosmopolita, psicologica, sociale. L’Africa ed il Medio Oriente, specchio rispettivamente dell’andamento toccante di Sidi Bel Abbès e del minimalismo percussivo di memoria etnica fatto di sussurri e mormorii di Italia Italia; la tradizione dei campi e la modernità dei palazzi, nello spaccato di vita della Sardegna nelle corde di una Tres Nuraghes che attraversa una graduale spigolosità fatta di cori e distorsioni e nel lungo excursus, spaccato di omologazione e conformismo, che fa da specchio in quel de La grande distribuzione; l’immaginario dei bambini che è appannaggio sia della filastrocca distorta di Gatton gattoni che di uno sguardo maggiormente rivolto alla loro intimità, riflesso in quasi nove minuti spensierati, cupi, quasi onirici nella loro sovrapposizione di armonie, quelli de I cavalieri del re, ed il relativo lento abbandono da adulti rappresentato dall’indole arrabbiata e combattente, introdotto da un’atmosfera nichilista, de La banda dei topini, il tutto in contrapposizione alle trame distorte di chitarre che calcano una storia di preoccupazioni, imposizioni ed ossessioni descritta ne In caso di cura e, dulcis in fundo, la preghiera eretica facente da fulcro alla traversata della title track. Un quadro che non poteva essere altrimenti per La scomparsa di Majorana, quello di un viaggio dal quale, nella sua osticità e nelle sue intemperie si finisce per fare ritorno più che soddisfatti, anzi, con la constatazione di come la penna di Giurato ancora oggi lasci il suo indelebile segno.

Foto di Umberto Colferai

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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