Iacampo – Quirinetta, Roma

11 maggio 2016

Ormai sempre più punto di riferimento per gli amanti della musica dal vivo – e visto quello che sta succedendo a Roma, tra chiusure avvenute e altre minacciate, teniamocelo stretto – l’11 maggio scorso, il teatro Quirinetta ha addirittura esagerato, proponendo un doppio appuntamento: nella sala piccola, quella più raccolta e famigliare, Iacampo, mentre in quella grande la cantautrice romana Leila che presentava il suo omonimo album di debutto.

L’appuntamento è doppio come doppia è la proposta musicale: da una parte l’intimismo del cantautore di paterne origini molisane (come abbiamo scoperto tra una canzone e l’altra), in uscita solitaria senza band e accompagnato solo da voce e chitarra (e un fischio nella delicata Amore addormentato), dall’altra il folk in bilico tra elettricità ed elettronica di Leila.

Non possedendo ancora il dono dell’ubiquità (anche se mi sto attrezzando, eh), e non volendo pendolareggiare da un palco all’altro per una forma di rispetto verso l’artista che si esibisce, ho dovuto scegliere. E ho scelto il primo, il veterano Iacampo, già Goodmorningboy e leader degli ELLE. Con la tacita benedizione di Federico Guglielmi, mimetizzato tra il pubblico presente in sala e molestato a fine concerto (chiedo venia, ma avevo un libro da farmi autografare).

L’onere ma soprattutto l’onore dell’apertura spetta a Bea Sanjust, anch’ella accompagnata solo dalla chitarra. E dalla sua voce angelica, che proviene direttamente da mondi lontani, quelli della Terra di mezzo narrata da Tolkien. Una voce eterea che più volte mi ha ricordato quella di una Hope Sandoval meno scazzata; una voce tanto celestiale nel far vibrare una manciata di belle canzoni tratte dal suo esordio Larosa, quanto flebile e dolcemente timida nel rivolgersi al pubblico (e infatti nonostante stessi a due passi di distanza dal palco, ho capito poco o nulla di quel che ha detto tra un’accordatura e l’altra della chitarra).

Viene poi il turno di Iacampo. Per iniziare, quello che Bea Sanjust introduce come “uno dei migliori cantautori attualmente in circolazione”, si affida a Pittore elementare: “Che meraviglia – canta – son fortunato mi han regalato una chitarra ed una via, una canzone il tempo perso, un elettrone su cui un pittore elementare s’illumina nel cielo il tempo perso, un elettrone su cui un pittore elementare s’illumina nel cielo“. Seguita poi da Palafitta, in cui si parla di un luogo ideale da raggiungere, “è lì che voglio arrivare con te“. O forse ci si è già ma non se ne ha ancora la consapevolezza?

La scaletta è sapientemente costruita e bilancia brani tratti dal suo ultimo lavoro, Flores, e brani tratti invece da quello precedente, Valetudo. Come Mondonuovo, per esempio. Una canzone, quest’ultima, “che – racconta il cantautore – ha cambiato radicalmente il mio modo di scrivere”. In Biancavela invece, l’acqua – un elemento che ritorna spesso nelle sue liriche, direttamente o indirettamente (Un’elica, la strumentale Pescatore perfetto appena accennata per sbaglio mentre cercava gli accordi di un altro brano, Come una goccia) – è messa in relazione con un altro elemento naturale, il vento.

Quando arriva il momento de La carovana, originariamente inserita nella compilation Il Paese è reale, Iacampo decide di coinvolgere attivamente il suo uditorio affidandogli il ritornello “Non tornerò, babilonia, non mi vedi più“. E anche se la prova non è delle più impegnative, devo dire ce la siamo cavati piuttosto bene.

Come un cerchio, il concerto si chiude con la riproposizione di Pittore elementare. Lasciandoci una certezza marmorea: le canzoni di Iacampo sono di una bellezza genuina che continua a brillare anche se vengono denudate dei loro arrangiamenti. Un po’ come un viso femminile esaltato dal make-up eppure bello anche acqua e sapone.

Scaletta:

Pittore elementare

Palafitta

Mondonuovo

Ogni giorno ad ogni ora

Un’elica

Biancavela

Come una goccia

Non è la California

Amore in ogni dove

Amore addormentato

Carovana

Pittore elementare (bis)

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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