Rotting Christ – Rituals

Rotting Christ - RitualsSeason of Mist, 10 t.

La ricerca artistica dei Rotting Christ li ha sempre spinti a provare nuove soluzioni stilistiche pur mantenendo le radici ben piantate nel black metal. I primi album ne proponevano una versione melodica e mediterranea, alla quale venne aggiunta una vena gotica nella seconda parte della loro carriera. Nei lavori più recenti, invece, il gruppo greco sembrava quasi essersi focalizzato sul folclore della sua terra d’origine, per ampliare infine le proprie vedute e cercare di integrare più tradizioni possibili nella propria musica.

Rituals si inserisce proprio in quest’ultimissimo solco, tracciato a partire soprattutto dal precedente Κατά τον δαίμονα εαυτού (2012) del quale recupera alcune peculiarità. Tuttavia, più che riprendere il folclore di varie popolazioni per unirli in una sorta di world music su base metal, l’intento di questo album risulta essere piuttosto di carattere mistico. A partire banalmente dal titolo, “rituali”, arrivando allo stile minimale, in cui ritmi semplici ma cadenzati – che talvolta ricordano i Celtic Frost di Monotheist, come in זה נגמר (Ze Nigmar) e Konx om Pax – sono accompagnati da liriche ipnotiche.

Proprio queste ultime assumono un ruolo preponderante in Rituals. Scritte e cantate in varie lingue – tra quelle più insolite troviamo aramaico e sanscrito – vanno a sottolineare l’intento onnicomprensivo dell’opera, abbattendo i confini tra la Grecia pagana di Ἐλθὲ κύριε (Elthe Kyrie) e la Francia dei poeti maledetti di Les litanies de Satan (Les fleurs du mal); o ancora tra il Vicino oriente della crocifissione di Gesù in זה נגמר (Ze Nigmar) e gli immancabili testi esoterici di Aleister Crowley in Konx om Pax. Enfasi quanto meno azzeccata considerando il ruolo preponderante giocato dall’aspetto linguistico nelle pratiche mistiche: si pensi solo alla più banale quanto inconsapevole di esse, la preghiera, o ai riti della Cabala.

La comparsa di un ospite su quasi ogni canzone – il più illustre dei quali è Nick Holmes dei Paradise Lost su For a Voice like Thunder – nonché la presenza di “appena” otto brevi tracce inedite su un totale di dieci – Του θάνατου (Tou Thanatou) e The Four Horsemen sono due cover, rispettivamente di Nikos Xylorius e Aphrodite’s Child – potrebbero creare qualche perplessità sull’effettiva riuscita dell’ultima impresa dei Rotting Christ. Così come Rituals e le sue soluzioni, nel complesso, potrebbero anche risultare ridondanti e parzialmente mutuate dal precedente album, ma la ripetitività dei ritmi e delle liriche hanno un preciso scopo che si può considerare pienamente raggiunto.

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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