Intervista agli Areknames

– Michele Epifani: Ciao Marco, quando vuoi… io ci sono.

– Marco Gargiulo: Grazie Michele, come stai?

– M. E.: Tutto bene… caldo, ma bene.

– M. G.: Giornata dura?

– M. E.: Non direi… ma fa caldo comunque…

– M. G.: Prima di iniziare l’intervista voglio farti i complimenti per “In Case of Loss”, davvero un bellissimo disco.

– M. E.: Beh… che dire, sono contento che ti sia piaciuto!

– M. G.: Allora inizio con le domande.

– M. E.: Vai!

– M. G.: Secondo le note del libretto, “In Case of Loss” è stato registrato durante il 2008. Come mai è stato pubblicato solo poche settimane fa?

– M. E.: Una domanda non da poco. Dunque, il fatto, nudo e crudo, è che… non lo so. Questa è una domanda che forse dovresti rivolgere alla Black Widow Records… io il master lo consegnai orami da più di un anno fa…

– M. G.: Infatti “In Case of Loss” era previsto per il 2009.

– M. E.: Loro sanno quando fare uscire i dischi, questo sì, ma in questo caso ci hanno messo un po’ troppo secondo me. Sì, primavera 2009.

– M. G.: Leggo sul sito di Stefano Colombi (ex chitarrista della band, ndr) che gli Areknames proseguiranno come progetto da studio. Come mai questa scelta?

– M. E.: Al momento è una scelta obbligata, perché io mi trovo “fuori sede” da un po’ ormai ed è difficile rimetter in piedi una line-up senza prove.

– M. G.: Fuori sede?

– M. E.: Sì, sono a Cremona per approfondire il repertorio medievale alla facoltà di musicologia. Questo allontanamento ha creato non pochi problemi. Il fatto è comunque che Stefano era fuori dalla band fin da quando registrammo “In Case of Loss…”. L’ultimo concerto degli Areknames è stato quello in Germania al Burg Herzberg Festival.

– M. G.: Quindi per un po’ niente Areknames live…

– M. E.: Purtroppo no. Il problema di fondo è questo: un gruppo come il nostro richiede una dedizione tale per una buona riuscita live che può essere soddisfatta solo in due condizioni: o è il tuo lavoro (cosa impossibile nel nostro genere almeno dagli anni ‘70), oppure sei in una posizione totalmente stabile. E la nostra non rientra in nessuna delle due, la mia soprattutto è una vita molto errabonda…

– M. G.: Quindi quello del musicista è un tuo impiego part-time giusto?

– M. E.: No, questo è il punto… la musica è la mia occupazione principale, ma sono attivo sul versante (lo so è brutto dirlo, ma il termine “classico” mi sembra ancor più brutto) “colto”. Compongo musica contemporanea (altro termine bruttino, ma tant’è…), in passato ho fatto tanta musica barocca. Ora sto lavorando a un progetto molto interessante di fusione, ma per ora è tutto in fieri… poi l’attività di ricerca in ambito accademico mi sta portando verso il Trecento italiano… e non so dove andrò a finire…

– M. G.: Ritornando a “In Case of Loss…”, mi viene da chiedere come sono nati i brani. Jam session o un minuzioso lavoro di scrittura?

– M. E.: Comunque avrai capito dal mio discorso precedente che c’è una dicotomia notevole nel mio approccio alla musica… lavoro di scrittura senza dubbio, questo disco io l’ho scritto tutto nota per nota, di TUTTI gli strumenti, lasciando ovviamente libertà laddove ne serviva. Credo tra l’altro che si senta, no?

– M. G.: Molto

– M. E.: Ecco.

– M. G.: Mentre i testi?

– M. E.: I testi non l’improvviso mai.

– M. G.: È un disco molto “romantico”, volevo sapere di cosa parlassero i testi…

– M. E.: Sono sempre frutto di un lavorio che per certi versi è addirittura più lungo della musica… mah, dipende da cosa intendi per romantico… i testi, come tutti i testi che ho scritto per gli Areknames, parlano per immagini. In un certo senso “personificano” delle sensazioni. Il titolo del disco è stato per un po’ “Songs of Loss”… insomma, la sensazione prevalente è lo smarrimento. Talvolta la solitudine.

– M. G.: Possiamo considerarlo un concept?

– M. E.: No, tecnicamente un concept richiede punti di contatto tra i pezzi molto più forti di quelli presenti in “In Case of Loss…”, anche a livello musicale. Manca un’unità narrativa, per capirci

– M. G.: Voglio soffermarmi un attimo sulla copertina del disco. Tempo fa, quando la vidi sul sito della Black Widow, mi chiedevo cosa fosse, ho anche ipotizzato che fosse un uomo vicino a una grande pietra! Poi dalle note del libretto scopro che è una carcassa di una balena o di una piovra gigante. Aspetta, non vorrei sbagliarmi, controllo il booklet. Sì, mi ricordavo bene!

– M. E.: Sì… l’uomo in copertina è il biologo marino che di fronte ad un caso di “globster”. Era convinto di aver scoperto la prova dell’esistenza della piovra gigante (tuttora solo ipotizzata…). Mi piaceva l’idea di quell’uomo che sembra in realtà più smarrito che convinto…

– M. G.: Ottimo connubio tra immagine di copertina e la musica del disco: per me evoca il mare e i suoi abissi

– M. E.: In ogni caso il globster non sono altro che carcasse di balena arenate e (questo sì) misteriosamente disossate. Beached è il pezzo di copertina, infatti… oddio, pezzo di copertina è troppo brutto, ma hai capito che intendo… è il pezzo che si ricollega alla copertina in maniera diretta.

– M. G.: Mi viene da chiedere, visto che le composizione per “In Case of Loss…” risalgono al 2008, se avete già iniziato a buttar giù altro materiale…

– M. E.: No, questa volta no. E questo perché si è sempre nella brutta posizione di giudicare il tuo album “roba vecchia” quando finalmente lo puoi toccare con mano… il prossimo voglio che sia un processo molto più rapido e sia il più possibile un’istantanea vicina al momento della pubblicazione. Voglio lasciare che maturi ulteriormente il songwriting e al momento giusto tirar fuori tutto in un colpo. Cosa che non è mai accaduta con gli Areknames che sono sempre stati, diciamo, “avanti” rispetto all’uscita discografica… se pensi che due pezzi di “In Case of Loss” erano già scritti e suonati dal vivo in Germania nel 2007, capisci come ci si può sentire.

– M. G.: Quindi per il nuovo album niente pezzi “datati”, giusto?

– M. E.: Senza dubbio! Per il prossimo lavoro voglio entrare in studio senza avere neanche un pezzo scritto…

– M. G.: Sul sito di Stefano Colombi c’è anche scritto che è impegnato nelle registrazioni del tuo primo album solista. Ti chiedo delucidazioni a riguardo…

– M. E.: Sì, è vero… si tratta di un progetto particolare, dove la dicotomia del mio approccio alla musica di cui ti parlavo sarà, possibilmente, risolta… è un album di musica colta che utilizza anche strumenti elettrici. Per ora non so come definirlo meglio… più di questo al momento non posso dirti…

– M. G.: Passo direttamente alla domanda finale: prendete nome da una canzone di Battiato tratta da “Pollution”, uno dei suoi album del periodo sperimentale. Lui conosce la vostra esistenza?

– M. E.: Non lo so. Mi sono chiesto tante volte se era il caso di cercare di contattarlo. Non l’abbiamo mai fatto. Credo che non lo faremo. Un’opera in fin dei conti vive al di là del suo autore. Identificare Battiato con Areknames è giustissimo. Ma fino a un certo punto…

– M. G.: Michele ti ringrazio per la conversazione notturna, lascio a te le ultime parole…

– M. E.: Che dire, Marco, mi ha fatto piacere parlare con te e che ti sia piaciuto il nostro ultimo lavoro, che è un disco diverso dai precedenti e che a suo modo “rischia” nel mettersi in discussione e non si rifugia nel già detto che si sa già che funziona. Se questo verrà apprezzato o no forse è un po’ presto per dirlo, ma giudicare dai primi segnali pare di sì. Un saluto a te e ai lettori di Mag-Music!

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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