Iron Maiden – The Final Frontier

“Space: the final frontier. These are the voyages of the starship Enterprise. Its five-year mission: to explore strange new worlds, to seek out new life and new civilizations, to boldly go where no man has gone before.

Qualche fan di Star Trek avrà sicuramente pensato a questo appena ha saputo il titolo del quindicesimo lavoro della, ormai trentennale, vergine di ferro. Solo che a differenza della mitica USS Enterprise, gli Iron Maiden toccano la frontiera finale della loro carriera, o almeno così pare.

A distanza di quattro anni da “A Matter of Life and Death” mi ritrovo per la terza volta nella mia vita con un nuovo disco della band d’oltremanica. C’è una prima volta per tutto, e per la prima volta quest’attesa si è conclusa con una delusione da parte della band che ha colorato ed emozionato i miei 13-16 anni.

Probabilmente all’epoca sarei stato offuscato dal mio essere fanatico del gruppo, cosa che probabilmente molti adolescenti faranno ora con questo nuovo album. Soggettività da parte, bisogna essere realisti. La prima impressione che ho avuto è stata quella di una band che si ritrova a fare gli ultimi chilometri a riserva già inoltrata. Canzoni che sembrano scarti di lavori solisti dei singoli componenti, altre invece potrebbero benissimo essere canzoni di band giovani che s’ispirano agli Iron Maiden (quanta fantasia eh). Un po’ come fu per “Death Magnetic” dei Metallica insomma.

Non si tratta della solita critica ormai abusata da molto tempo, “fanno sempre la stessa canzone/accordi/note”, critica oltretutto illogica, dato che al mondo esistono 12 note, e 26 lettere dell’alfabeto… i conti fateli voi. Stavolta si tratta di un lavoro poco ispirato, chitarristicamente e vocalmente. Schemi noiosi, copiati e già sentiti, ritornelli inesistenti oppure brutti e poco orecchiabili, a differenza di come avevano abituato i fan negli ultimi lavori. A tratti sembra di ascoltare estratti da vari album, da “Seventh Son…” a “Fear of The Dark” fino ad addirittura arrivare a cose che avevamo già sentito in “A Matter of Life and Death”.

Verso la fine forse qualcosa si salva, accogliendo anche il mio consenso, ma complessivamente non è un album all’altezza dei sui precedenti. “The X Factor” e “Virtual XI” erano belli a loro modo, erano comunque lavori originali che potevano non essere graditi dal palato del fan medio. Purtroppo ormai manca del tutto l’originalità, ma si portano dietro comunque una carriera di tutto rispetto. Inevitabilmente tutti giungono all’ultima frontiera.

Oliver Tobyn per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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