Ariel Pink – Before Today

Per un bel po’ di tempo Ariel Pink non ha fatto altro che produrre e produrre musica, in tutti i più disparati metodi: stiamo parlando di registrazioni casalinghe, riproponendo strumenti (e non solo) di vecchia impronta anni ’80 e rimanendo fedele, chiaramente, al lo-fi più spavaldo e sbarazzino. Così, dopo anni di militanza presso la Paw Tracks dei famigerati Animal Collective (con i quali condivide in parte la vena di produttore made in house), il Nostro passa a far parte della ben più nota e storica 4AD, rimanendo fedele alla sua estetica sporca e contorta, ma rinnovando leggermente il sound, conducendolo verso vie più pulite e ascoltabili non solo dai fan di vecchia data, anzi.

Per dirla breve, stiamo parlando del suo ultimo lavoro: un caleidoscopio di canzoni principalmente pop, in stile un po’ californiano (quindi la surf music di alcuni Beach Boys), un po’ anni ‘70 (soprattutto nei momenti in cui si azzardano chitarre rock dal passo tamarroide) e in gran parte anni’80, da una parte all’altra di essi (dalla dance al funk, ma anche dai telefilm sentimentali a quelli poliziotteschi).

L’inizio dell’album, a dire il vero, spiazza subito: Hot Body Rub è infatti un episodio strumentale noioso e piatto; ma niente paura, probabilmente funge soltanto da intro. Infatti, subito dopo si assiste all’episodio più pop (il singolo estratto), Bright Lit Blue Skies: pop stimolante dal sapore prettamente dance-funk. Il vero via all’album però si da subito dopo, con L’Estat, dove si notano i cambi melodici e il fare quasi jazzy: fattori, questi, permanenti in tutto l’album. Sentirete subito la lontananza dal lo-fi più scarno e l’avvicinarsi, semplicemente, a una perenne componente sbarazzina, che più che pensare alla pulizia totale del suono, si scapriccia meravigliosamente a inventare ed esaudire melodie, anzi, cambi melodici di tutto rispetto. Lo stesso avviene anche in un altro pezzo forte della raccolta, Round and Round, tra l’altro canterete il ritornello da mattina a sera. Per non parlare poi di Can’t Hear My Eyes, pop soporifero dai gusti sentimentali adatti a telenovelas e simili. Altri brani da ricordare sono Butt-House Blondies, per le sue schitarrate super-tamarre, e Little Wig, anch’essa eccitante, ricca di distorsioni e con un fare vagamente tardo-hippies.

In fin dei conti, mi attardo a dire, che se l’album faccia parte dell’hype pitchforkiano oppure no, a noi cambia poco. L’importante è che riscuoti il suo meritato “successo”, perché il suo modo di porsi risulta davvero particolare e oggettivamente apprezzabile; ma anche perché “Before Today” gode di una struttura polivalente che, grazie a immancabili cambi melodici e stilistici, ben si fonde con un’estetica ambigua e in parte innovativa.

Davide Ingrosso per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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