Intervista ai The Secret

Ritornano i triestini The Secret, due anni dopo “Disintoxication”. Nel mezzo di quest’arco temporale c’è la fine dell’etichetta che li aveva prodotto fin dagli esordi, la canadese Goodfellow, concerti in America e la firma con la Southern Lord. Prodotto da Kurt Ballou (Converge), “Solve et Coagula”, loro terza prova, uscirà il prossimo 28 settembre per la prestigiosa etichetta che, da sempre, ci propone delle perle nere come Sunn O))), Boris, Earth e molti altri. Un altro gruppo di cui l’Italia non è degna? Risponde Michael Bertoldini, chitarrista e autore della band.

Immagino che la firma per la Southern Lord di Greg Anderson deve avervi donato una grande “botta” di vitalità.

Lavorare con Southern Lord è un grande onore, ci sentiamo davvero fortunati a far parte di un roster di bands di livello così alto. Oltre ad essere un’etichetta che lavora molto bene apprezzo molto il fatto che non abbia mai seguito dei trends muovendosi in modo totalmente indipendente dalla massa. Greg Anderson è soprattutto un musicista ed è facile lavorare con una persona che può capirti e che ha vissuto molte delle nostre le stesse esperienze.

Nessun’etichetta italiana si è dimostrata interessata a lavorare con voi?

Assolutamente no, penso che nessuna etichetta italiana si sia mai interessata alla nostra musica.

Per “Disintoxication” siete volati da Trieste a Umea, Svezia, per registrarlo negli studi di Magnus Lindberg dei Cult of Luna.  “Solve et Coagula”, invece, è stato registrato da Kurt Ballou dei Converge a Salem, nei suoi Godcity Studio. Come siete arrivati a lui?

Greg della Southern Lord aveva già lavorato con lui per il disco dei Black Breath e ne era molto soddisfatto quindi ci ha messo subito in contatto con Kurt. Per questo disco volevamo un suono grezzo e sporco e dopo averci parlato per un po’, ci siamo accorti di avere molte visioni affini. Kurt è una persona molto professionale, chiara e con i piedi a terra, ci siamo trovati molto bene con lui e mi piacerebbe avere la possibilità di lavorarci di nuovo in futuro, inoltre per assurdo registrare negli States ora come ora è di sicuro più accessibile che farlo qui da noi.

Come si pone il nuovo lavoro nei confronti del suo predecessore?

Questa volta abbiamo voluto un approccio molto più diretto e veloce nella scrittura dei pezzi. Le strutture sono di sicuro più lineari e “classiche”, abbiamo cercato di usare pochi elementi per canzone in modo valorizzare di più ogni singola parte e ogni riff di chitarra. Penso che però la cosa più cambiata rispetto al passato sia stato l’essere più coscienti di quello che potevamo fare e di quello che volevamo. Abbiamo scritto un disco per noi e non per accontentare chi poi la avrebbe ascoltato.

In che clima si sono svolte le session di registrazione con Kurt?

Anche se avevamo solo dieci giorni disponibili, le registrazioni sono state fatte in clima di totale relax. È facile lavorare con Kurt perchè è una persona con un background simile al nostro e che da subito ha fatto di tutto per farci sentire a nostro agio. È confortante lavorare con una persona che sa quello che sta facendo e quello che volevamo. L’unica sfiga è stato un amplificatore esploso nel bel mezzo delle takes di chitarra, ma nulla di terribile.

Parliamo dell’Italia, precisamente di Trieste, vostra città d’origine. Qual è il vostro rapporto con essa? Com’è la scena musicale cittadina?

Trieste è una città piuttosto dura, io ci abito da quasi dieci anni e non mi sento ancora a casa mia. L’età media è tra le più alte in Italia e geograficamente siamo piuttosto isolati da tutto il resto del paese. Penso che anche la musica ne risenta un po’. Ci sono sicuramente delle buone bands ma numericamente ci sono poche persone che seguono un certo tipo di sonorità. I locali dove suonare sono davvero pochi, in inverno praticamente solo uno e non penso si possa parlare di una vera e proprio scena cittadina. Per qualche strano motivo mi piace tornare a Trieste dopo essere stato in tour o lontano da casa, se ci resto troppo invece comincio a odiarla. Sull’Italia è anche troppo facile sparare a zero.  Penso che anche nella scena hardcore le persone dovrebbero aiutarsi di più a vicenda piuttosto di sprecare il proprio tempo su internet a farsi seghe mentali su questo e quel gruppo.

Lascereste mai Trieste per “fuggire” all’estero?

Non saprei, molti sono convinti che le cose all’estero siano più facili che in Italia ma non è così. Gli Stati Uniti per esempio sono un terreno molto ostico. Ci sono migliaia di touring bands ed è sicuramente più dura andare in tour a causa delle distanze enormi tra le città. Di sicuro la situazione artistica è più interessante di quella italiana, su questo non c’è dubbio. Onestamente ci ho pensato varie volte ma per il momento siamo sempre qui anche se non voglio fare piani a lungo termine.

Una canzone come Antitalian che finalità ha?

La canzone non ha alcuno scopo, come d’altra parte gli altri pezzi nel disco. Non vogliamo insegnare niente a nessuno, è più che altro uno sfogo contro quello che il nostro paese sta diventando. Su ogni piano le cose stanno finendo in un baratro del quale non vedo ancora il fondo e la cosa più inquietante è che forse la maggior parte dei cittadini sembra volere proprio questo. Non capisco come così tanta gente possa accettare o addirittura sostenere una classe politica così spudoratamente volgare e squallida, l’ipocrisia e il moralismo della Chiesa e una cultura di massa dai toni sempre più grotteschi. In questo momento la nostra libertà personale è messa in pericolo per l’esclusivo vantaggio di pochi. È incredibile. Anche se non serve a nulla in questo momento storico, penso sia naturale esprimere il senso di schifo verso tutto questo attraverso la musica.

Immagino che ora sia in programma un tour negli States…

Dovremmo essere prima in tour in Europa fino a fine del 2010 mentre è nei nostri piani tornare negli Stati Uniti nella prima metà del 2011. Ci sono tante cose in ballo, teniamo le dita incrociate.

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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