Intervista ai Ka Mate Ka Ora

 

Tra il vostro esordio, “Thick as the summer stars”, e il nuovo disco, “Entertainment in Slow Motion”, è trascorso poco più di un anno. Perchè?

“Thick as the Summer Stars”, pur essendo uscito nel 2009, ha avuto una gestazione molto più laboriosa. Considera che dal momento che abbiamo avuto il master in mano a quello dell’uscita è trascorso quasi un anno e mezzo.  E in questo lasso di tempo non ci siamo fermati, abbiamo continuato a scrivere roba nuova (lo stiamo facendo anche ora). Quindi i brani che fanno parte di “Entertainment in Slow Motion” risalgono agli ultimi due anni, un tempo sufficiente a scrivere un disco.

“Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”, dice Caparezza. E voi?

Probabilmente c’è qualcosa di vero in questa frase. In ogni caso credo che molto dipenda dalle aspettative cui ti senti di dover corrispondere, e da questo punto di vista, noi ci sentiamo piuttosto liberi di fare quello che vogliamo. Di sicuro nel nostro caso, il terzo disco sarà forse più complicato dei primi due, nei quali abbiamo prima cercato di sviluppare e poi consolidare un nostro stile personale. In futuro occorrerà fare qualche passo in direzioni diverse.

“Entertainment in Slow Motion” è stato prodotto da voi e dal vostro amico e concittadino Alberto Mariotti (Samuel Katarro), che già partecipò come ospite nel vostro precedente lavoro. Quanto è stato importante il suo operato?

Molto importante. Alberto è stato con noi in studio per quasi tutto il tempo, non si è limitato a contributi musicali, ci ha dato suggerimenti e qualche dritta in merito all’arrangiamento di qualche brano. E’ un vero appassionato di musica. Per noi ha fatto un grande lavoro.

Il disco esce per la DeAmbula Records di Marco Campitelli (The Marigold), ospite anche nel disco alle tastiere. Com’è avvenuto l’incontro?

Marco aveva ascoltato ed apprezzato il nostro primo disco e quando ci ha proposto di far uscire il seguito per Deambula siamo stati felicissimi. DeAmbula è una piccola realtà con un’estetica molto ben definita, nella quale sentiamo di starci dentro senza forzature. Poi Marco si è dimostrato essere una persona estremamente disponibile, al punto che ha deciso di prender parte anche alle registrazioni.

Parliamo di Suga, cover dei Baby Blue alla quale partecipano Mirko Maddaleno e Serena Altavilla (rispettivamente chitarra e voce dei Baby Blue, ndr). È raro al giorno d’oggi vedere band “emergenti” tributare altrettante band “emergenti”.

Il primo esperimento con Suga risale a un paio di anni fa, quando, a un concerto in cui dividevamo il palco con i Baby Blue, la suonammo con Mirko e Serena a supportarci. Visto che il risultato c’era piaciuto, abbiamo rispolverato quel brano per il disco. I Baby Blue hanno accettato di partecipare a questa versione stravolta di un loro pezzo. Loro ci piacciono, come persone perchè estremamente umili e schive, e come band perchè dal vivo sono quanto di meglio in circolazione. E poi mettici la sfida di rendere nostro qualcosa di molto distante dal nostro mondo musicale.

Nel booklet compare un simpatico riquadro, dove l’ascoltatore può scrivere le proprie sensazioni. Voi quale scrivereste?

Non saprei. Se abbiamo qualcosa da dire lo facciamo con la nostra musica. Quello spazio nelle nostre intenzioni è riservato a chi ascolta. Ed è uno spazio intimo, in qualche modo privato. Per questa ragione, sia pur a fatica, evito di chiederti cosa ci hai scritto tu!

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *