Paganini Rockstar nell’affascinante mostra a Genova

Cosa c’entra Paganini con il rock? Ci si potrebbe chiedere. A questa domanda si può rispondere visitando la mostra allestita a Palazzo Ducale di Genova dal 10 ottobre dell’ anno appena chiuso e fino al 19 marzo 2019 dal titolo provocatorio “Paganini Rockstar, incandescente come Jimi Hendrix”.

L’idea dei curatori della mostra era quella di avvicinare il virtuoso concittadino, musicista classico, a un pubblico più ampio, alle nuove generazioni. Così appena si comincia il tour nell’appartamento del Doge, si scopre come prima cosa che Paganini fu il primo musicista dell’epoca (stiamo parlando della prima metà del XIX secolo) a suonare per un pubblico pagante.

Paganini Rockstar mostra Genova

Gli altri prima di lui si esibivano solo per un pubblico di pochi intimi di nobili, aristocratici e mecenati benestanti. Il suo modo di suonare il violino era così intensamente sentito dal pubblico che la gente andava in delirio. I parallelismi tra i due virtuosi, il primo del violino, strumento costruito da Giuseppe Guarnieri del Gesù nel 1743 e che aveva soprannominato “cannone” per la potenza del suono, il secondo della chitarra, legato alla Fender Stratocaster, della quale ha posseduto decine di modelli.

Paganini nella metà del 1800, così come James Marshall Hendrix, 140 anni dopo, era un artista fuori dal comune, agitatore di folle, sconvolgeva il pubblico perchè la musica che usciva dalle corde dello strumento era lui stesso. Per entrambi gli strumenti usati erano un’estensione di sé, della loro anima, oltre che del corpo. E la musica di entrambi era una porta aperta aperta nel mistero della musica, nella fantasia, nell’entusiasmo, nella fascinazione, trascinando le rispettive folle in territori inesplorati, perciò pericolosi, facendole cadere in delirio, in loro potere.

Le centinaia di fans alle loro esibizioni, l’attrazione del pubblico femminile, contraccambiata da entrambi, contribuirono alla fama di “artista maledetto”. Entrambi non suonavano la musica….erano la musica. Andavano dritto all’essenza, al cuore. Trascendevano lo strumento per creare qualcosa di divino. Entrambi avevano capelli lunghi e dita lunghe che gli permettevano di suonare i loro strumenti con tecniche personali e rivoluzionarie.

Nicolò Paganini, dal canto suo, era autodidatta e quasi analfabeta, aveva capelli lunghi, gli mancavano dei denti con un imponente naso aquilino che spiccava sul viso pallido e magro.

Era cupo e eccessivamente magro, e per alimentare ancora più mistero si vestiva sempre di nero e con occhiali dalle lenti blu. Prima dei concerti a Roma, pare che per non rischiare il carcere, fosse costretto a impegnarsi, per contratto, a non suonare in modo da sconvolgere il pubblico e portarlo, come spesso accadeva al delirio.




La vita di entrambi è la storia di un talento, di un virtuosismo fuori dal comune, di look personalissimi, spettacoli entusiasmanti, un complicato rapporto tra vita professionale e dimensione privata. Entrambi raccontano cosa significhi suonare uno strumento avendo pieno controllo su ciò che si suona e su se stessi.

Cosa significhi emozionare fino allo sconvolgimento penetrando la musica. Hendrix ebbe problemi con le droghe, che lo portarono alla morte, la vita dissoluta di Paganini gli causò malattie che lo portarono a una morte prematura. Paganini è stato anche, con la sua storia, un passaggio da un mondo all’altro, quello ottocentesco e romantico e quello moderno. Anche per il guitar hero e la sua storia c’è un prima e un dopo Hendrix.

Il percorso della mostra si conclude con due teche dentro le quali sono esposti i simboli dei due geni: Il Cannone di Paganini e un pezzo della Stratocaster che Hendrix suonò, spaccò e bruciò a Monterey.

Tutte le informazioni sul sito www.paganinirockstar.it

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