Massimo Volume – Cattive abitudini

Sciogli il tuo esercito di pace e lasciami violare le tue mura sguarnite.”

Il fulcro principale di tutto ciò è il tempo. Questo è tanto beffardo quanto cieco è il destino. E di fronte al tempo certe cose prima o poi ritornano, sempre.

1999: “Io non ho speranze ma credo nella cura“. Così Emidio Clementi, coadiuvato da Cristina Donà, commentava l’ambiente che stava circondando lui, Egle Sommacal e Vittoria Burattini, con tanto di ragazzi dal fare festaiolo. Parole intrise del contrasto tra timore e coraggio, e allo stesso tempo parole che avrebbero aperto le porte a quello che pareva essere l’epitaffio per il progetto Massimo Volume.

2002: dopo la colonna sonora di “Almost Blue” di Alex Infascelli, lo scioglimento. I side-project di ogni componente (El Muniria per Clementi, Franklin Delano per la Burattini e il percorso solista di Sommacal) parevano sotterrare ogni ipotesi di una reunion. Eppure qualcosa ancora aleggiava nell’aria, qualcosa d’invisibile, che prima o poi si sarebbe dovuto mostrare ai più.

2008: l’impensabile, o forse no. Passo dopo passo i Massimo Volume tornano sulle scene. Dapprima la reunion, non esente da un componente aggiuntivo, in questo caso Stefano Pilia, e la scelta di ri-musicare un film di Jean Epstein, poi un live uscito un anno dopo, sotto quella stessa casa discografica che li aveva visti chiudere temporaneamente il sipario, la Mescal.

2010: arrivederci, Mescal. Benvenuta, La Tempesta. Le “Cattive abitudini” sono qui.

In questi giorni inquieti torno sempre a te.

Tempus fugit. Fare un nuovo album a undici anni di distanza da “Club Privè” non è una passeggiata per un complesso come quello di Mimì. Eppure sembra che tutti gli anni trascorsi da quel disco si siano riversati nella mente dei nostri, tanto da far nascere parecchie riflessioni, soprattutto all’interno della mente del Clementi (“Lo senti questo suono? E’ il lamento del tempo? O una nota rubata nella casa del sogno?“), perso tra viaggi all’interno di vari luoghi, si chiamino essi Coney Island o Via Vasco De Gama, e circondato da strane presenze, siano essi ricordi ormai andati di avvenimenti vari (La bellezza violata, In un mondo dopo il mondo), di amicizie e di amori (Avevi fretta di andartene, Mi piacerebbe ogni tanto averti qui), poeti (Robert Lowell oggi come Jim Carroll ieri? Chi può dirlo) o amici musicisti, e guarda caso anche produttori degli anni passati, siano essi Manuel Agnelli (Le nostre ore contate) o Fausto “Faust’O” Rossi (Fausto). Gli anni costituiscono secondi, minuti, ore, giorni, mesi. E anche qui torna prepotente il tempo, quello che ha diviso i tre musicisti per poi riportarli sullo stesso binario, e con tanta voglia di urlare al mondo i propri sentimenti.

“Io non ti cerco. Io non ti aspetto. Ma non ti dimentico.”

Forse bisognava fare proprio quanto espresso da Clementi: non aspettare, non cercare, ma non dimenticare. Del resto cosa sono le sorprese, se non cose che avvengono quando meno se lo aspetta?

I Massimo Volume sono sempre i Massimo Volume. E “Cattive abitudini” non è affatto un disco fine a se stesso. Anzi, le visioni di cui sopra sono tutte parti di una magia che è quella che li contraddistingueva prima e li contraddistingue adesso. Una magia che non è una mera summa del Massimo Volume – pensiero. Certo, c’è “Lungo i bordi” come c’è “Da qui”, e come ci sono anche “Stanze” e “Club Privè”. Eppure anche ascoltando questo album si ha la sensazione di sentire un nuovo “tocco” in più, che non può che giovare a loro e impedire al disco di essere un mero minestrone insipido di melodie già sentite. Qualcosa a cui probabilmente l’ormai pluri quarantenne Mimì non vorrebbe neanche pensare.

Sei ancora lì, fuori da una cabina telefonica, in attesa che qualcuno declami un tuo verso a squarciagola mentre il mondo va in fiamme“.

Il mondo va in fiamme, i nastri scorrono con tanto di suoni simili a delle interferenze, e la musica ancora continua. Buon ascolto.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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