Intervista ai NUT

Architetture progressive e spunti post-rock. Un oceano da esplorare, quello dei pisani NUT. Un gruppo attivo solo da un anno, ma già con tanta esperienza alle spalle: un EP, “HAPAX” ben accolto dalla critica, e tanti chilometri in concerti, alcuni dei quali all’estero. Ne parliamo con Matteo D’ignazi, responsabile della batteria e dell’elettronica.

I NUT, secondo il vostro MySpace, sono un trio e si formano nel 2009. Potreste ampliare le vostre note biografiche?

I NUT nascono nell’ottobre 2009 quando Io – Base, il batterista – dopo un anno trascorso a Londra per motivi di studio musicale, torno in Italia. Già durante la mia permanenza a Londra c’era la voglia di mettere su un progetto con Matteo – cantante e chitarrista -, con il quale avevo già condiviso un progetto in precedenza. Le idee erano già chiare nella nostra testa, volevamo fare musica con una propria identità, in italiano. A quel punto si è aggiunto Mister P – basso ed effetti -, che entrambi conoscevamo perchè ha suonato in varie situazioni musicali, e quindi era capitato di condividere in passato lo stesso palco. Questi sono i NUT, tre ragazzi di ventidue, ventitré e ventiquattro anni, che preferiscono suonare quel che vogliono suonare, senza paletti, senza dogmi. Abbiamo solo un anno di vita, ma ci siamo veramente impegnati al massimo delle nostre forze, e fortunatamente abbiamo ottenuto dei buoni risultati. Dimenticavo due cose. La prima è il nome della band, NUT. NUT è una dea egizia che mangia il sole al tramonto e lo partorisce alla mattina seguente, è la dea del cielo. La seconda è che ci chiamiamo tutti Matteo… Non è uno scherzo!

Bene, avete anticipato la mia domanda sul nome della band. Un anno e già avete fatto tanta strada, registrando anche un EP d’esordio. Raccontatemi la genesi di “HAPAX”.

“HAPAX” è nato in pochi mesi, ma con tanto lavoro… lavoro su tutti i fronti, un cantante che non aveva mai toccato una chitarra prima – con relativa immensa spesa per chitarra elettrica e ampli -, un bassista con cui io e Matteo (cantante e chitarrista) non avevamo mai suonato prima, quindi abbiamo dovuto creare delle basi solide, un amalgama musicale e personale, che c’è stato e c’è tuttora più forte che mai. “HAPAX” è una forma linguistica, una parola, un’espressione che compare una sola volta nell’ambito di un testo, di un manoscritto o dell’intero sistema letterario di una lingua, quindi è qualcosa di raro, appunto quel che doveva essere la musica dell’EP in questione. Non so se ce l’abbiamo fatta nell’intento, però dalle recensioni ricevute, e dalla risposta che abbiamo avuto in rete nei nostri vari canali di pubblicizzazione, possiamo ritenerci soddisfatti. La tracklist è composta da sei brani, per un totale di circa quaranta minuti di musica. Questo è stato “HAPAX”, tutto accompagnato dalla promozione dell’EP. Abbiamo suonato un pò in tutta Italia, e non solo, visto che siamo stati in tour in UK, e adesso continueremo con le ultime date che termineranno a marzo… e poi giriamo pagina!

Ho l’impressione che il vostro background comprenda un bel pò di progressive: sono fuori strada?

Non sei fuori strada, diciamo che i nostri ascolti variano molto, così come le nostre influenze. Io mi sono sempre interessato a 360° per motivi di studio, e ho ascoltato sempre veramente di tutto… quindi anche il progressive: Genesis – con Peter Gabriel -, King Crimson, Yes, Gentle Giant, Emerson Lake & Palmer, Van der Graaf Generator, Pink Floyd, Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Il rovescio della medaglia e tanti alti. Lo stesso vale per gli altri Matteo, poi naturalmente ognuno ha le sue preferenze. Ascoltiamo anche molto jazz, fusion… naturalmente in questo progetto forse c’è il richiamo di un “qualcosa” di prog, nelle atmosfere, nelle strutture delle canzoni, nei tempi composti e nello studio ritmico che c’è nei pezzi. Però sicuramente quando si ascolta i NUT possono venire in mente band come i Russian Circles, Red Sparowes, Mogwai, Jeff Buckley, Porcupine Tree, Steven Wilson, Tool… queste sono le nostre influenze. Ma nel nostro background, c’è sicuramente anche il prog, quello che va dalla metà degli anni ’60 al ’79… diciamo che degli anni ’80 ne facciamo a meno, a parte qualche perla sparsa in qua e là.

Cantate in italiano, una scelta molto coraggiosa per un gruppo come il vostro.

Diciamo che sicuramente l’inglese ci avrebbe dato più possibilità per “venir fuori”, il panorama su cui buttarsi sarebbe stato molto più ampio, visto anche il genere che suoniamo, ma noi siamo stati fin dall’inizio sicuri e convinti di voler cantare in italiano, di far sì che la gente capisca immediatamente quello che stiamo raccontando nelle nostre canzoni. E comunque siamo andati in tour in UK a ottobre e la risposta del pubblico è stata veramente ottima, inaspettata, anche se cantavamo in italiano! Quindi siamo tuttora convinti della nostra scelta!

Ecco, il tour in UK. Come ci siete arrivati li?

Io ho abitato in UK per un anno, a Londra. Esperienza indimenticabile, grazie anche al fatto che sono andato, attraverso una borsa di studio, per studi musicali. Otto ore al giorno di corsi musicali e studio. In quell’anno ho avuto modo di suonare come session man, ho suonato più di cinquanta concerti girando praticamente tutti i migliori locali di live music di Londra e non solo. Questo mi ha permesso di agganciare tanti contatti e di stringere amicizie con tanta bella gente, in primis con la band con cui ho suonato e ho registrato un album, i Capelle. Attraverso tutti questi contatti mi è stato semplice organizzare il tour! E penso proprio che in futuro ce ne saranno altri vista anche il buonissimo feedback che abbiamo avuto!

“HAPAX” ha una bellissimo artwork. Di chi è l’opera?

Sì, l’artwork per noi è importante, cerchiamo infatti di creare un legame tra la musica ed il disegno. Per questo ci siamo affidati ad un giovane talento, Alberto Becherini, che ha curato non solo l’artwork del cd, ma anche il merchandising e il nostro MySpace. È un disegnatore eccezionale che ha saputo trasformare con le sue matite quelle che erano le nostre idee! Questa collaborazione con Alberto iniziato un anno fa continua, e lo vedrà presente anche nei nostri progetti futuri. Invitiamo tutti a vedere il suo space www.myspace.com/albertobecherini.

Progetti futuri. So che è in cantiere il vostro primo album, potreste darci qualche anticipazione?

Sì, nel 2011 uscirà il nostro primo full-leght album, questo per noi rappresenta sicuramente un gran bel traguardo. Possiamo dire che sarà un concept album, e che sarà prodotto al Blocco A dal grande Giulio Ragno Favero (Il teatro degli orrori, Zu, One Dimensional Man). Inoltre siamo orgogliosi di avere delle importanti e bellissime collaborazioni! In tre brani dell’album avremo l’onore di avere Nicola Manzan (Bologna Violenta, Il teatro degli orrori) e Marina Mulopulos (Almamegretta, Malfunk), due grandi artisti che abbiamo sempre apprezzato tantissimo. Entreremo in studio a fine marzo e dopo aver finito le registrazioni/missaggio/mastering, penseremo all’artwork e a definire alcune cose con etichette/distribuzione ecc. Il disco uscirà il primo settembre 2011 e successivamente partirà la promozione con tour in tutta Italia e probabilmente Europa, incrociamo le dita.

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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