Intervista ai Majakovich

Per cominciare, potresti fare un breve resoconto delle principali tappe della carriera della band?

Francesco Pinzaglia: Dopo il Passo del Mortirolo volevamo anche provare a scappare sulla tappa del Terminillo, ma Contador andava su che era uno spettacolo e quindi dopo un paio di km siamo definitivamente scoppiati… e ahimè non c’è stata “bomba” che tenesse. Una figura di merda su tutti i fronti. Maglia nera del Giro e tutti a casa.

A parte la premessa… Siamo nati e cresciuti, tutti e tre, in vari paesini nella campagna nel sud dell’Umbria a distanze di quattro, cinque km l’uno dall’altro, e da questo punto siamo partiti. Alla fine penso che in realtà sia stata una grossissima fortuna trovarci tutti e tre con la stesse idee musico-culturali in un contesto molto poco civilizzato e con pressappoco diecimila anime, per lo più grasse e turbolente. Oltre a questa piccolissima botta di culo posso solo aggiungere che Majakovich esiste dal novembre 2006 e da quel dì ha composto e ri-composto, poi ha distrutto tutto perchè troppe cose erano fatte proprio male e quindi ha continuato a ri-provare e a suonare, a ri-comporre e a ri-adattare, dando vita alla fine a un EP uscito nel 2009 (“Songs for Pigs”, pubblicato da Jestrai) che l’ha portato a girare l’Italia e qualche zona d’Europa con quasi quaranta date in sei mesi.

In mezzo a tutto ciò, un giorno del giugno 2009 in un festival, lo stesso Majakovich ha conosciuto quella mente folle e al tempo stesso geniale che è Giulio Ragno Favero, le due parti si sono “annusate” per un buon dieci mesi e alla fine hanno deciso di collaborare nella costruzione di quello che poi è “Man Is a Political Animal, by Nature” il disco uscito questo dicembre.

L’uomo è per natura un animale politico” (Aristotele, “Politica”). Possiamo considerare “Man is a political animal, by nature” un disco politico?

– Il titolo del disco prende in prestito quella citazione nella sua forma più pura. Aristotele coniò quell’affermazione partendo dal significato più semplice della parola stessa. Ovvero, amministrare la “polis” per il bene di tutti. Punto. L’emblema dell’essenzialità. Letta oggi però, questa cosa fa davvero ridere, ma fino a vomitare se la si esamina veramente… ed è proprio su questo conato che il disco si “muove”. Ogni sua traccia descrive situazioni, storie, cose, persone che ora si dimenano nel contesto nazionale, con tutte le contraddizioni e gli eccessi del caso… non le giudica assolutamente, le racconta, prova a capirle, le enfatizza in tal casi e ne analizza i contenuti, cercando di capire cosa c’è che non va e altresì esaltare quello che è per certi versi speciale. Ahinoi, il quadro generale che ne esce non è che sia un granché, ma tant’è… ecco, se questo significa “fare un disco politico” allora sì, il disco è assolutamente politico. Ma siccome Majakovich non ha alcuna voglia di dare indicazioni su chi andare a votare o su come pensarla in generale, presumo che tutto ciò per come si muove il paese in questi ultimi anni non dia quel valore politico a “Man is a political animal, by nature”. Anche perchè l’interpretazione del “fare politica” negli anni è pericolosamente mutata in una sorta di bramosia di potere ed è quanto più distante dalla reale etimologia della parola per come la intese Aristotele.

L’unica considerazione in merito a questa nuova forma di “pensiero” che ci viene da fare è che la gente (intesa come nucleo forte di persone) si debba rendere conto che è finito il tempo del voltarsi dall’altra parte, del far finta di nulla, del resto crediamo che oramai l’unica cosa rimasta sia quella di reagire, di vigilare su quello che politicamente accade, non fregarsene, ma risultarne parte attiva, per certi versi integrante. Far crescere l’interesse per ciò che è necessario comprendere. Ma in realtà a noi Majakovich non c’è poi così chiaro se si vuol veramente “cambiare” o rimanere col proprio cervello in stand-by e continuarsi a lamentare tanto per il piacere di farlo.

Ci accorgiamo che la disinformazione regna sovrana e che si perde più tempo dietro alle cose di facciata anziché a quello che potrebbe portare un reale miglioramento. Crediamo sul serio che ci sia un problema socio/culturale in Italia e che non ci sia la voglia di risolverlo, almeno non appieno.

Dal vostro comunicato stampa si legge che “Majakovich non sa bene l’inglese ma si adopererà per impararlo”. Cantate in inglese, gli unici rimandi all’Italia sono solo alcuni titoli dei pezzi. Non sto qui a fare il classico discorso del perché cantate in una lingua anziché nell’altra, ma mi piacerebbe sapere se in futuro comporrete mai un pezzo in italiano.

Confermo che Majakovich non sa bene l’inglese e continua ad adoperarsi per migliorarlo. Detto questo…

Majakovich ha già fatto qualcosa in italiano, sul lavoro precedente (“Songs for pigs”, ndr) ci sono tre pezzi interamente in lingua madre… uno di questi in particolare (che prende il nome de La notte di Natale) fu apprezzato e anche molto da Max Gazzè che ci chiese una qualche forma di collaborazione proprio su quel pezzo, poi non si fece nulla per una nostra scelta “artistica”.

Quindi non escludo assolutamente che in futuro si torni a scrivere/cantare in italiano… diciamo che per noi non è una questione vitale cantare in una o nell’altra lingua… è innegabile, però, che l’inglese “apra” porte estere che altrimenti non sarebbero accessibili… e questo alla fine è quello che ci preme di più e che se vuoi sposta l’asticella delle scelta verso l’inglese.

Haran Banjo is a fanatic guy perché vuole distruggere i Meganoidi, spinto da motivazioni prettamente personali. E dopo la distruzione dei suoi nemici, cosa gli rimane? Ricordiamo che quello di Daitarn 3 è uno dei finali più mesti che le storie robotiche ricordino…

In realtà il pezzo parla del disagio di una figlia rispetto a ciò che è diventato suo padre. Messo così il titolo ci azzeccherebbe poco, ma in realtà, l’andamento del testo mi ha dato veramente l’associazione al finale del fantastico Daitarn 3, alla consapevolezza che fare la guerra ai Meganoidi (come dici tu) poi, fu una cosa fine a se stessa, un senso di rivalsa del Banjo verso il padre più che una battaglia per la salvezza della terra sugli assalti degli abitanti di Marte (e suoi progenitori)… perchè poi, in realtà non ci si capì poi molto sulle vere intenzioni di ‘sti cazzo di Meganoidi visto che alla fine sembra quasi che era Banjo il vero cattivo… quindi il finale con il figo Haran che viene abbandonato da tutte le sue donne e i suoi fidi aiutanti toglie valore al ruolo di sbruffone e vendicatore assunto fino a quel momento… e rimane lì da solo e agli occhi di tutti è solamente un uomo devastato dal proprio fanatismo… ecco questa immagine di “sconfitta” mi ha ricordato la disfatta morale del protagonista nella sua quotidianità che descrivo nella canzone che chiude “Man is a politica animal, by nature”.

Si parlava d’estero, anche a questo giro suonerete fuori dall’Italia?

Sì, ci stiamo muovendo in quel senso. Abbiamo diversi contatti e date già fissate. Crediamo che alla fine riusciremo a muoverci in più zone d’Europa tra aprile e maggio.

“Man is a political animal, by nature” vanta di un bel numero di ospiti: Giulio Ragno Favero (registrazioni, chitarra, synth e orchestrazioni), Giovanni Ferliga (chitarra, synth), Vanni Bartolini (chitarra), Richard Tiso (voce), Xabier Iriondo (Metak Mahai), George Gabber (violino) e Anatolja Russowonzy (violoncello). Collaborazioni cercate, pensate o fortunatamente capitate?

Dunque, le collaborazioni musicali con Giulio sono nate spontaneamente, ovvero a lui piaceva far parte del progetto anche come musicista, e per noi è stato un onore, visto che oltre ad essere un fonico e produttore fenomenale è davvero un musicista incredibile. Giovanni Ferliga lavora con Giulio al Blocco A come assistente di studio e anche lui è davvero geniale musicalmente parlando, oltre ai synth sono stati preziosissimi i suoi consigli su arrangiamenti vari. Richard è stata una cosa del tutto casuale ma fortemente voluta, in realtà le parti vocali de L’era della massoneria dovevano essere fatte da Franz Goria (Fluxus, Petrol), che avevamo contattato quasi per gioco e invece rimase stupito dal prodotto e accettò volentierissimo, solo che le tempistiche non collimavano e noi non potevamo aspettarlo molto a lungo, quindi quella voce passò a Richard che ha fatto un lavoro fantastico. Vanni in realtà oramai è un amico, oltre che una persona stupenda e un musicista eccezionale… con lui è stato un po’ particolare perché ci siamo conosciuti a un festival dove suonavamo entrambi e per noi cresciuti nella quasi idolatrazione verso i , trovarci a fare l’opening agli O.B.O. è stato come realizzare un sogno… insomma da lì è partita sia la collaborazione con Anti-dot che il featuring. Ci tengo a dire che O.B.O. è di quanto più sottovalutato in Italia… meriterebbero di più. Per Xabier vale più o meno il discorso fatto per Vanni. È una persona squisita che conosco da tempo e che oltre alle parti col Metak Mahai si era reso disponibile anche per un’eventuale partecipazione di un eventuale video della canzone stessa… vedremo se un domani riusciremo a concludere anche questa cosa. Per gli altri da te menzionati tutti rapporti di stima reciproca e loro piacere nel figurare sul nostro disco. Un ringraziamento particolare pero’ lo giriamo anche a Luca Bottigliero (ex Mesmerico, ora negli One Dimensional Man) per l’intero artwork della copertina e del book. Persona squisita e professionista esemplare anche lui.

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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