Witche’s Brew – White Trash Sideshow

Abbiamo fra le mani tre loschi figuri con un’aria da libertà vigilata che vedremmo volentieri appesi a una forca. Eppure da quel che sembra, circolano liberamente in quel di Como. Il capoluogo lombardo oltre ad appestare le cronache grazie alla presenza del noto attore statunitense Clooney (di cui potrebbe tranquillamente non importarci), fa da poetica cornice anche a tutta una serie di fatti criminosi singolari e curiosi che vanno dalla recente decapitazione nel retro di un’armeria al delitto con amputazione delle mani perpetrato al cadavere di un’anziana signora.

I Witche’s Brew sembrano “sguazzare” con gusto in questi scenari tanto da affrontarli con sarcasmo cinico in liriche che sembrano prendere a pugni ogni buon senso. Questo “spettacolo dei pezzenti” (a spanne la traduzione di “White Trash Sideshow”) è il debutto in studio del trio dopo una coraggiosissima opera live uscita due anni prima. È una vera e propria prova di forza, irriverente, sfrontata e diretta.
Un disco inusuale per tentacolare casa genovese (Black Widow Records) che, ormai, ci aveva abituato a seducenti produzioni cristalline e oggi, invece, alle prese con un vero e proprio vaso di Pandora, ovviamente scoperchiato, da cui esce violenza a fiumi. La registrazione, infatti, odora di un analogico low-fi, il suono esce dalle casse sporco, grezzo e viscerale. Forse gli effetti di assuefazione da “Vincebus Eruptum”, forse la semplice esigenza di cantare fuori dal coro nell’epoca del digitale ad ogni costo…. comunque sia “White Trash Sideshow” suona terribilmente crudo.

Zonca e Bosco, due ultraquarantenni che si trascinano dietro un passato lungo e turbinoso nella scena underground non solo tricolore, maltrattano gli strumenti a colpi d’impietoso plettro diretti a ergere un muro di suono caustico e massacrante avvalendosi delle ritmiche telluriche del giovane Joseph Solci. I tre criminali pescano dal passato icone mai tramontate quali Blue Cheer, Black Sabbath, MC5 speronandole con abbondanti dosi di sano rock’n’roll Motorheddiano mentre sembrano quasi giocare con manipolazioni marcatamente southern. Stone Cold Killer accende la miccia a colpi di slide-guitar e Dusk Till Dawn sembra quasi emergere direttamente da Jacksonville. I Witche’s incalzano senza pietà nella roboante Leather e nella scanzonata The Mission che sembra scritta dai Thin Lizzy in preda alle convulsioni. I Witche’s passano con leggerezza dallo Psycho doom allo stoner più deciso sembrano accanirsi con cattiveria sul blues riscrivendolo a modo loro. Seas of Shame e Rebel Goon Blues, infatti, scomodano quasi i Mountain per passarli nel tritacarne. “White Trash Sideshow” trova infine pace nella turbinosa Double Trouble: undici minuti circa che sembrano prendere forma da uno Iommi iracondo e s’inceneriscono dopo una cavalcata lisergica degna degli Hawkwind più allucinati. La voce, purtroppo, tende a perdere colore durante tutta la durata del bombardamento: il volume forse troppo basso e l’effettistica applicata ne penalizzano la prestazione ma, per quel che ne sappiamo, potrebbe essere anche una scelta di stile per accentuare ancor di più l’effetto uragano degli strumenti.

Un disco non facilissimo ma consigliato a tutti coloro che cercano soluzioni a zero compromessi.

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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