Roger Waters, The Wall Live – Mediolanum Forum, Milano 02/04/11

Mi capita spesso di trastullarmi con l’idea di paradossi temporali, uno su tutti è il celeberrimo paradosso del nonno: “Che cosa succederebbe se tornassi indietro nel tempo e uccidessi mio nonno”? Per anni l’idea di poter cambiare la storia ha evocato l’immaginazione della gente, specie dopo la fine della seconda guerra mondiale. Libri, film, videogiochi sono stati ispirati dall’idea di “Che cosa succederebbe se tornassi nel 1930 e uccidessi Hitler?” Se siete fan delle serie TV “Lost” o “Star Trek” come me medesimo, ben saprete che i tentativi di cambiare la linea temporale, in alcuni casi, è vano, oltre che sconveniente, ma ciò non c’impedisce di prenderne parte.

Il secondo conflitto mondiale è stato il più sanguinoso che l’umanità abbia mai visto, privando persone care alle famiglie, padri ai loro bambini, uno su tutti: Eric Fletcher Waters, che trovò la sua morte ad Anzio nel 1944. Se non ci fosse mai stata la seconda guerra mondiale, probabilmente non avremmo molte cose che oggi diamo per scontate, una su tutte: “The Wall. Ritengo “The Wall un’opera autobiografica per chiunque ci si sia immedesimato nel profondo, lasciando da parte i soliti pregiudizi o ascolti superficiali. Le tematiche sono vaste: Il terrore degli insegnanti a scuola, la guerra, disagi familiari, la vita da rockstar, l’uso di droghe, il sesso, l’isolamento sociale e l’idea che un muro possa proteggerci da tutto questo.

A trent’anni dallo storico tour dei Pink Floyd del 1980 – 1981 che vide l’esecuzione per l’intero del doppio album della band, l’ormai solista Roger Waters decide d’intraprendere un nuovo tour mondiale, non solo per festeggiarne l’anniversario, ma per ricordarci anche che i temi trattati, a più di trent’anni di distanza, sono più vivi che mai.

Dopo un intro basato sulla famosa scena di Spartacus (“I am Spartacus!”) diretto da Kubrick nel 1960, che, almeno da un punto di vista personale, rievoca nostalgici ricordi d’infanzia, parte il theme di Outside the Wall. Improvvisamente, parte l’apertura dell’opera, In the Flesh, contornata da fuochi pirotecnici e da una scenografia impressionante, composta di attori travestiti da soldati che portano in mano la bandiera con lo stemma dei due martelli visto nell’omonimo film.

Il concerto prosegue seguendo la tracklist del disco, nello stesso tempo viene lentamente costruito l’enorme muro di cartone che divide l’audience dal palco, sul quale sono proiettate foto di soldati e civili morti dal 1940 a oggi, con le recenti guerre in Iraq e Libia, oltre che i filmati tratti dal film e altri effetti grafici. Non mancano, inoltre, citazioni dal libro “1984 di George Orwell. Grande partecipazione del pubblico sul loro brano più conosciuto Another Brick in the Wall, durante il quale si aggira per il palco l’enorme burattino del malefico maestro del film. Non mancano siparietti divertenti come ad esempio durante l’esecuzione di Mother, eseguita tra l’altro in perfetta sincronia con un playback del live del 1980. Durante il verso “Mother should I trust the government?” compare la scritta “No fucking way” da un lato e “Col cazzo” dall’altra. Nell’esecuzione di Goodbye Blue Sky vengono toccati argomenti più sensibili. Viene, infatti, proiettata sul muro l’animazione del film leggermente modificata: I bombardieri, oltre a scaricare le classiche croci, lanciano anche altri simboli religiosi, gli stemmi della Shell e Mercedes-Benz ricordandoci che ormai la guerra è solo a scopo di profitto, a discapito di civiltà meno agiate. Vengono inoltre eseguiti i brani extra non presenti sull’album come What Shall We Do Now? e The Last Few Bricks

Il muro giunge al suo completamento con il brano Goodbye Cruel World, alla fine del quale lo stesso Waters mette l’ultimo mattone. Segue una breve pausa di circa quindici minuti, lo spettacolo riprende con Hey You, eseguita interamente da dietro il muro. Divertente l’esecuzione di Nobody Home nella quale Waters esce da una finestra aperta dal muro in un salottino con poltrona e televisore. Si prosegue fino ad arrivare al fulcro dello show: Comfortably Numb. Le parole in questo caso non bastano, quindi lascerò a voi l’immaginazione. Si arriva al reprise di In The Flesh nel quale compare un Waters in veste militare che, con l’ausilio delle luci, punta il dito contro il pubblico urlando: “There’s one in the spotlight, he don’t look right to me, Get him up against the wall! That one looks Jewish! And that one’s a coon! Who let all of this riff-raff into the room? There’s one smoking a joint, and another with spots! If I had my way, I’d have all of you shot!” Su quest’ultimo verso in particolare si fa dare una mitragliatrice e,  con l’uso di effetti sonori, finge di sparare al pubblico.

Seguono i brani Run Like Hell e Waiting For The Worms con l’imponente scenografia dei martelli che marciano proiettata sul muro, e un immancabile maiale aerostatico telecomandato che si aggira per il forum. Il tutto viene brutalmente interrotto dall’urlo “Stop! I wanna go home…”. Si prosegue con l’orchestrale The Trial con l’animazione proiettata sul muro delle inquietanti raffigurazioni del “Giudice verme”, la madre, il maestro e l’ex moglie di Pink, il protagonista del film. Come incitato dai versi finali del brano (“Tear down the wall!”) l’enorme muro di cartone viene fatto cadere, finendo in parte anche sul pubblico, che ne approfitta per portarsi a casa un souvenir.

Tra le macerie compare l’intera line-up del concerto per suonare l’ultimo brano, “Outside the Wall”, che chiude l’indimenticabile serata.

Oliver Tobyn

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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