Intervista a le ROSE

Roma dove sei? Eri con me. Oggi prigione tu, prigioniera io. Roma antica città, ora vecchia realtà…” (Matia Bazar – Vacanze romane)

Un nome profumatissimo ed un disco omonimo dal sapore pop. Andrea Noce e Flavio Scutti sono i le Rose. Giappone, film, indie, suicidio… alcune domande per loro.

– Ascoltando il vostro disco mi sono lasciato parecchio coinvolgere dai vostri pezzi. La mia testa ha prodotto un immaginario surreale formato da due androidi, che assocerei a voi, in giro per il mondo (o l’Italia?) in preda a una gioia immensa. Trentotto minuti di un bellissimo film d’animazione. A che film, suggestione o immaginario assocereste le vostre canzoni?

– Un film ambientato nel cielo, o addirittura nello spazio, con macchine volanti e omini verdi, mise metallizzate e avversari incorporei con poteri ipnotici. “I maestri del tempo” di Moebius, film che abbiamo visto qualche settimana fa per esempio. “Observando el Cielo” di Jeanne Liotta. E poi un libro, “Navi spaziali dal 2000 al 2100” di Stewart Cowley.

– Indie sì, indie no. Il termine indie, per voi, ha ancora un senso? Che effetto vi fa vederlo accostato al vostro nome?

– Il termine indie per noi indica un certo modo di tenere in mano la chitarra. Noi la teniamo in un altro modo. Comunque non credo si possa usare in relazione a le Rose. Preferiamo la parola intera, indipendente.

– Mesi fa uscì sulla vostra pagina Facebook una curiosa versione cantata in giapponese di Monica Vitti. Sai Andrea che la tua voce e il giapponese si sposano alla perfezione? Mi hai ricordato proprio le cantanti che cantavano le sigle dei cartoni animati nipponici, mio unico riferimenti di quel paese dopo i gruppi noise…

– Abbiamo la tua stessa passione e molte altre che ci legano al Giappone. Il sushi, lo shintoismo, il cinema, le sonorità e i colori. La cura dei dettagli, l’origami. Io credo di essere stata giapponese nella mia vita precedente. O di diventarlo, in quella successiva.

– Restando in tema Giappone, è previsto il vostro sbarco lì? Concerti, pubblicazioni… magari vi fanno cantare la sigla di qualche anime!

– Andrea: Ho fatto un viaggio in Giappone a luglio scorso e ho fatto due concertini a Tokyo e a Kyoto. Ho cantato Monica Vitti in giapponese. La gente sorrideva. Ma non conosceva la Vitti!

– Nel giro di pochi mesi sono usciti diversi vostri (e coloratissimi) videoclip: Non urlare, Meteo e Automobilista. Visto i tempi in cui viviamo, ha ancora senso per l’artista il videoclip?

– Ha molto senso, anzi è il modo più efficace di far circolare la musica. La gente è avida di immagini e soprattutto di quelle in movimento. Non ne può fare a meno. E poi YouTube ha rivoluzionato il modo di fare ricerca negli archivi musicali.

– Ho visto, visionando alcuni vostri concerti su YouTube, che alcune volte Flavio usa un Nintendo DS. Perdonate l’ignoranza ma cosa può fare quel piccolo grande oggetto? Io sono rimasto al Gambe Boy Advance…

– Flavio: Nel DSi ci sono dei software che permettono di mandare campionamenti e basi, un po’ come le applicazioni che si trovano più comunemente per iPhone.

– L’etichetta Pippola Music ha sfornato tra il 2009 e il 2010 i più bei dischi italiani di musica leggera. Fieri di far parte del loro roster?

– È vero hanno fatto un bel lavoro, nel panorama nazionale, che fa un po’ tristezza, bisogna ammetterlo, sono stati tra i pochi. Noi siamo fieri soprattutto di noi stessi, perché abbiamo innalzato la qualità della musica italiana. Un pò delusi dai meccanismi vacui dell’industria discografica e della superficialità del pubblico. Ma che c’entra, noi siamo dei dissidenti solipsisti, anche un po’ snob.

– Mi ha colpito molto il brano che chiude il disco, Storia di ragazzi. Vuoi per l’atmosfera, vuoi per il testo che recita “noi non possiamo morire così, soli e anonimi…”. Mi ha ricordato molto Giulietta, brano della Rettore che chiudeva “Kamikaze rock’n’roll suicide”. Vogliamo parlare un po’ di questo pezzo?

Giulietta è una canzone stupenda, struggente e coraggiosa, come tutto il concept del disco della Rettore che è un tabù, il suicidio. Anche noi parliamo della morte in questa canzone, ma soprattutto di quella spirituale che la maggior parte delle persone accetta invecchiando. Storia di ragazzi è una canzone scritta al parco, sdraiati sul prato a guardare le foglie, mentre si fanno i soliti discorsi esistenziali sulla vita e sull’amore. è la storia di due ragazzi come noi e della loro struggente voglia di vivere.

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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