Marco Parente – La riproduzione dei fiori

[asdense]

Marco Parente - La riproduzione dei fioriDoppio tris. Prima dal lato avanguardistico, ora dal lato post-cantautoriale, con la sua rivincita.

I passi lasciati dall’alieno che vaga per la Terra fino al mare e l’ennesimo faccia a faccia con figure poco affidabili perse tra fumo e l’innata voglia di essere malvagi, il tutto sotto gli occhi di Paolo Benvegnù da una parte e Cesare Basile dall’altra, sono stati solo l’inizio di quanto sopra, dal momento che adesso si fa un salto in quella che è un’altra locazione, quella dove è in fase di svolgimento “La riproduzione dei fiori”.

Di nome e di fatto, essendo una terra che presenta tutt’attorno a sé foglioline, petali e steli dispersi come coriandoli lanciati dai bambini a Carnevale, senza per questo mandare la natura a farsi benedire, e allo stesso tempo anche un luogo dove sono immancabili i personaggi base, il loro operato, i loro pensieri e quant’altro li caratterizza. Chi se non Marco Parente, da sempre tendente a mimetizzarsi tra fauna, flora e minerali, ha il compito di far loro un ritratto? Fuggire dalla “Neve Ridens” attraverso due passaggi percorsi senza alcun problema ed affidandosi anche all’aiuto di “Proiettili buoni” (complice il Benvegnù di cui sopra), non è stata affatto una cattiva idea evidentemente.

E ancora una volta cambiano le cose. Ai cuori distillati e ai bicchieri d’acqua trasparenti adatti per perdere tutto il proprio io si sostituiscono presenze non meno curiose di prima, che si muovono tutte in “Una stessa volta“. C’è un diavolo, probabilmente affetto o da sdoppiamento di personalità o da una sindrome alla dottor Jeckyll e mister Hyde, che si manifesta inizialmente sotto le vesti di persona normale, come quelle che si vedono al mercato, difficilmente identificabile come un signore con loschi interessi, ma, non riuscendo a tenere fermi quelli che sono i globuli sanguigni che gli scorrono nelle vene (Badman), si tramuta in un “Diavolaccio” di Paciniana memoria, avvezzo a proposte indecenti, in particolare quella di difendere e poi vendere l’anima al mondo, a mo’ di Sympathy for the Devil, con richiami Jaggeriani annessi, per poi far sì che la vittima torni a casa come se nulla fosse accaduto (“Tutto come prima: l’acqua nei laghi, l’ago che punge, l’uomo alla donna, la donna all’amore“).

Ci sono due amici, rispettivamente “L’omino Patologico“, che ha come ruolo quello della vittima di cui sopra, ma che è fermamente convinto di quelle che sono le sue decisioni per il futuro, vista la sua voglia di rivincita su ciascuna delle sue ultime delusioni, tra cui quella di prendersi una “Grande vacanza“, e il suo coetaneo, un novello “Uomo del fiume“, come già descritto da Nick Drake in passato, qualcuno “che parla lentamente, e ne ha bisogno, come il cuore in un ingorgo, di aspettare“, che canta accompagnato dalla sua fedele chitarra, “su di un accordo maggiore”, mentre sorge il sole, un individuo intenzionato a prendersi proprio la “grande vacanza” di cui sopra, ma per la quale ha dovuto cedere il passo al mare (“È andato via e ha lasciato un deserto“), sotto gli occhi di un soldato messosi lì in fila.

E c’è “DJ J“, l’anima del mondo della notte, che davanti ad un microfono, a suon di “Shakera, shakera, shakera, bei pensieri stasera” è come se stesse dando vita, tramite esso, a grattacieli e strade illuminate. In particolari queste ultime riflettono di luci proprie capaci tanto di illuminare le stelle quanto di misurare quella che è la distanza che le separa dal concetto di amore. Troppo vicino, sempre troppo vicino. Mentre il rock’n’roll la fa da padrone.

Chiaramente, in una terra dallo stampo primaverile come questa, non possono mancare i fiori, in qualche modo impassibili di fronte ai sopracitati, per loro le “facce tristi della moda del dolore“, l’espressione in forma umana di un immancabile grigiore. “Fatti il bene e fotti il male, perché vivere bene ti fa bene” è la loro massima, con la consapevolezza che anche loro, prima o poi, purtroppo dovranno giungere ad un punto di non ritorno. E i particolari di cui sopra non lo smentiscono affatto.

Del resto è anche una questione di dare e di avere. E chi assiste a questo spettacolo ne è consapevole, che sia immobile o che stia soltanto camminando. Intanto la riproduzione dei fiori procede come dovrebbe. E quel che ne viene fuori è qualcosa di variopinto e sensazionale. Un tripudio di sorprese di tutti i tipi, e Marco Parente lo sa.

Perché ne è spettatore.

Gustavo Tagliaferri

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *