Brunori Sas – Casa del Jazz, Roma 01/07/11

Le premesse della serata non erano state delle migliori. L’intervista – prevista prima dell’esibizione capitolina alla Casa del Jazz – con Dario Brunori, accomandatario unico della Brunori Sas, cancellata. Colpa, mi è stato spiegato, di un ritardo nel soundcheck di Vasco Brondi, aka Le Luci della centrale elettrica – l’altro protagonista di questa prima giornata del Soluzioni Semplici Festival – che ha ovviamente ritardato quello della compagine calabrese. Peccato. Perché, in un’estate romana dai non pochi concerti gratuiti, non ero pronto a pagare tredici euro senza prima aver avuto la possibilità di importunare – con la mia prima intervista – il simpatico Dario. L’esibizione – della Brunori Sas, perché, lo ammetto, de Le Luci non m’importava alcunché – mi ripagherà di tutto, pensavo.

Le mie speranze non sono andate deluse. Già il soundcheck – orecchiato mentre mi avviavo all’ingresso – lasciava presagire un’intensa serata musicale da parte dell’ensemble, oltre a svelare parte della prevedibile – perché, con “Vol. 2 – Poveri cristi pubblicato da poco, era logico attendersi un live incentrato su di esso – scaletta.

Eppure Il giovane Mario – canzone a cui, così come su disco, è stato affidato l’inizio – eseguito con soli chitarra e violoncello, non mi ha restituito la stessa sensazione da cazzotto nello stomaco percepita nell’ascolto della studio version. Intendiamoci: l’esecuzione è stata perfetta, ma è mancato quel quid che permettesse al brano di dispiegare tutta la sua profondità. Una sensazione – il mio non pieno coinvolgimento emotivo, il mio apprezzare in modo celebrale – avvertita poco dopo con Italian dandy, che temevo potesse tornare nei pezzi più lenti (Una domenica notte; Lui, lei, Firenze; Come stai), ma definitivamente scomparsa quando Dario Brunori, quasi a fine concerto, esegue – solo chitarra e voce – una intensa ed emozionale Il pugile (“mentre io sono un fiore, mentre io sono un fiore, mentre io sono… un cazzo di fiore!”). L’impressione – lo sottolineo, del tutto personale ed opinabile – è che alcune canzoni diano il meglio in un ambiente più intimo, più raccolto, oserei dire quasi familiare. De gustibus.

Sono stato invece piacevolmente, che dico, visceralmente colpito dal lato più rock and roll della Brunori Sas. Fra milioni di stelle, Rosa – tra i vertici del concerto: merito di un’interpretazione – musicale e vocale – molto carnale, Tre capelli sul comò, Animal colletti – urlo catartico con il quale si conclude la serata capitolina dei nostri – tutte presenti in “Poveri cristi”, superano a pieni voti la prova del live. La Brunori Sas – per chi come me aveva già avuto la fortuna di assistere ad un loro concerto, in un ambiente però meno dispersivo come può essere il palco di un piccolo locale – si conferma una macchina perfettamente oliata, sintomo di un familiare affiatamento tra i suoi componenti: prova ne è anche la lunga coda strumentale, dal vago sapore sixties, che chiude Tre capelli sul comò. Insomma, i ragazzi, e la signorina Marrazzo, piacciono, coinvolgono ed allo stesso tempo si divertono.

E poi c’è Dario, l’anima – senza nulla togliere al resto della compagine – della Brunori Sas: intrattenitore, tra una canzone e altra, simpatico, sicuro di sé ma bravo allo stesso tempo a non prendersi troppo sul serio – “giustamente, quando la qualità delle canzoni è bassa, si richiedono le cover” risponde ad un fan che desiderava l’esecuzione di Stella d’argento; convince – e non certo con le sue doti da showman, ma con la genuinità del suo progetto – anche una parte di quel pubblico lì presente esclusivamente per l’esibizione di Vasco Brondi. Da brividi quando, invitato il pubblico, fin lì stipato in “comode” sedie, ad alzarsi, intona la “canzone estiva” della Brunori Sas, Guardia ’82: per un attimo il palco sembra scomparire e lasciare il posto ad uno dei tanti falò – solo di dimensioni molto, molto più grandi – che animano l’estate, con il pubblico pronto nel lasciarsi coinvolgere e cantare a pieni polmoni (“ingollavo Peroni e iniziavo ad urlare delle pene che solo ti sa dare l’amore”).

Dopo una tale esibizione, una di quelle che ti riempiono dal punto di vista musicale, secondo voi, potevo mai assistere al live de Le luci della centrale elettrica? Indovinato, sono corso via a farmi autografare la mia copia di “Vol. 1.

P.S.: Sono un bugiardo, lo so. Anche se non tutto, il concerto de Le luci l’ho visto ed ascoltato. Volete sapere che penso? Sicuramente non ci capisco molto di musica e sicuramente sarò un cieco – sordo per di più – che non riconosce un genio contemporaneo – così come sicuramente Vasco Brondi è il Valerio Scanu del rock cosiddetto alternativo (che brutta parola) per il cospicuo seguito di lucine, le sue fan – ma a me non è piaciuto per niente: anzi, oso addirittura dire che mi ha annoiato senza scampo. E così alla fine, dopo aver rischiato più volte di addormentarmi, a concerto concluso – sì, sono rimasto fino alla sua conclusione: sono un masochista, lo so – mi sono visto costretto addirittura a ringraziare l’ordinanza comunale che impone quiete e tranquillità a partire dalla mezzanotte.

Christian Gargiulo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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