Zippo – Maktub

Zippo - Maktub“Chi entra nel deserto non può tornare indietro. Quando non si può tornare indietro, bisogna soltanto preoccuparsi del modo migliore per avanzare. Al resto ci pensa Allah, compreso il pericolo”.

Dopo aver percorso “la strada della conoscenza” – “The Road to Knowledge”, loro secondo album del 2009 – i pescaresi Zippo si apprestano a percorrere un nuovo viaggio. Protagonisti: te stesso, le tue gambe, la tua mente ed il tuo cuore. “Maktub” – “Così è scritto” in lingua araba – terzo lavoro del gruppo, è ancora una volta un concept (il precedente lavoro era basato sull’opera “Gli insegnamenti di Don Juan” di Carlos Castaneda) ispirato a “L’alchimista”, famoso libro di Paulo Coelho.

Run, trust your heart, never give up. See all things are one, fill your heart with enthusiasm”.

Il viaggio ha inizio.

L’intro è di quelli che non ti aspetti: una potente rullata, poi l’esplosione di tutti gli strumenti. Ecco The Personal Legend. Franz e Sergente, responsabili delle chitarre, vestono i panni di eccelsi pittori (senza nulla togliere al bassista Stonino, responsabile della parte grafica del gruppo): lo strumento diventa pennello per disegnare trame ricche di molti colori. La distorsione si eclissa in un bellissimo chorus. In “Maktub” non ci sono riff da ricordare, solo una moltitudine di colori. Anche il resto della band merita una menzione speciale: il sopracitato Stonino insieme a Ferico (impegnati anche con i Death Mantra for Lazarus e il rinato Santo Niente) formano una tellurica sezione ritmica; e che dire di Dave, il cantante? Una voce versatile, capace di alternare sapientemente momenti melodici e graffianti. Qualcuno potrebbe aggiungere: “Ma cantano in inglese essendo italiani, perché?”. Perché l’inglese è la lingua del metal (o dello stoner, ai posteri l’ardua sentenza per quanto riguarda il genere in cui catalogare gli Zippo).

Ma torniamo a parlare del disco. Il suono è maturo, i cinque musicisti sembra non abbiano intenzione di porre limiti alla propria creatività, irrobustendo il proprio sound con accorgimenti mirati, che alternano memorie progressive (The Omens, Caravan to Your Destiny, The Treasure) ad altre legate al (nuovo?) metal (Man of Theory, mozzafiato duetto con Ben Ward degli Orange Goblin, sembra uscita dalla “montagna di sangue” dei Mastodon).  Menzione speciale per We, People’s Heart e Simum, probabilmente gli episodi migliori dell’album.

We tell stories of love, fear and rage. Beats scanned and hard, strong enough and brave, run the risk of difficult wagers”.

Una continua evoluzione che sembra non aver trovato ostacoli di rilievo. Belle canzoni, ricche di emozioni e passionalità.

Cammina tante strade, ritorna alla tua casa, e vedi ogni cosa come se fosse la prima volta”.

“Maktub”, una lucente consapevolezza.

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *