Intervista ai Vegetable G, parte due.

Ti voglio consigliare una cosa: non partire. Tu brilli meravigliosamente, sei alto e di bell’aspetto, ma queste tue doti non ti serviranno a niente nello spazio. I veri requisiti che devi possedere sono l’essere capace, onesto e soprattutto coraggioso. Non lasciare questo pianeta, se tu hai stima di te stesso solo perché il tuo corpo brilla e perché sei bello. Non sono queste le virtù che bisogna possedere, nello spazio. (Maisha, “Galaxy Express 999”)

L’almanacco terrestre”, preceduto dall’ottimo EP “La filastrocca dei nove pianeti”, è il nuovo – nonché primo in italiano – album dei pugliesi Vegetable G. Un album dai contenuti spaziali ed una dedica alla famosa serie d’animazione “Galaxy Express 999”. Ecco per voi, cari lettori, il resoconto del “viaggio” in compagnia del “vegetale” Giorgio Spada, principale autore del gruppo.

– Capitolo cinque: La città dorata (parte uno).

Ala Bianca (con distribuzione Warner) è l’etichetta con cui sono usciti sia “La filastrocca dei nove pianeti” sia “L’almanacco terrestre”, dopo anni passati tra etichette più piccole.

– Ben otto anni dalla pubblicazione di “A perfect spring” con Minus Habens [Audioglobe] e poi ancora Minus Habens [Family affair] per approdare ad Olivia Records [Venus], etichetta da me tirata su nel 2005 con l’aiuto di Luciano D’Arienzo, con la quale abbiamo dato alla luce “Genealogy” e “Calvino”, il nostro ultimo album in inglese. Questo equivale a dire tre “Vegetable G”, ovvero capitoli differenti nel percorso evolutivo del progetto: dai toni intimisti in chiave elettronica al pop/rock psichedelico… poi la canzone e l’italiano. Ala Bianca è per noi un onore incommensurabile! Per la sua storia, per chi l’ha fondata, la gestisce e per l’estrema attenzione alla qualità e alla canzone d’autore. Un cuore indipendente, un cervello da materia principale ed una distribuzione che non ha bisogno di commenti. Siamo felicissimi.

– Capitolo cinque: La città dorata (parte due).

Spero di vedermi al festival di Sanremo, e magari sentirvi in radio e vedere il vostro video su varie emittenti.

– Beh, questo lo speriamo tutti noi anche. Sanremo non è “il traguardo” certamente, anche perché spesso si traduce nella solita proposta, tuttavia se scrivessi un testo/brano abbastanza singolare e Ala Bianca lo ritenesse opportuno ne sarei sicuramente molto lusingato a patto che resti un nostro autentico, spontaneo frutto. Sarebbe bello poter suonare simultaneamente agli orpelli orchestrali che si convengono al contesto… e per l’ospite big come spalla… per Ercole se non avrei già il nome dei miei sogni e per i miei benefici!

– Capitolo sei: Il pianeta primitivo.

La copertina de “L’almanacco terrestre” è molto curiosa, sembra quella di un disco progressive.

– Avevo in mente un mito della letteratura greca che riporta alle origini della Terra, un nuova Terra, dopo la sua distruzione (si veda Noè), in cui restano solo due esseri umani (Deucalione e Pirra) incapaci, per età, di ripopolarla con i propri simili ma Zeus, attraverso l’oracolo, suggerisce il da farsi e loro si mettono all’opera.

Uno scenario post Socratico? Post atomico? Pre post qualcosa che non so insomma ma sicuramente suggestivo, inquietante e rincuorante al contempo e in sintonia con “L’almanacco terrestre”. Gianni Troilo è l’autore dello scatto e delle foto inserite nel booklet. Amico e fotografo eccellente, già ad alti livelli. Con la cover del nostro “Calvino” (2009) collezionò una menzione speciale nel settore musica all’International Photography Awards (esattamente come i Grammy per la musica) ed ora, insieme ad altre menzioni speciali, con “L’almanacco terrestre” ha appena vinto il terzo podio che vale a dire: la terza copertina più bella nel 2011 sul pianeta come da verdetto di settanta giurati di tutto il mondo. Gli vogliamo troppo bene, è un nostro fan e noi suo… anche se ogni volta che s’ha da scattare c’è da faticare come i pazzi!

È sempre una tribolazione per noi, pare sia il Caos che genera successivamente il cosmo però ne vale sempre, dico sempre, la pena!

– Capitolo sette: Le mille e una notte.

“Galaxy Express 999”, una serie d’animazione tratta dal fumetto di Leiji Matsumoto, rivive in una vostra canzone quasi omonima. Tetsuro, un ragazzino pieno di speranze rimasto orfano, e la bellissima e misteriosa Maetel i protagonisti. Un lungo viaggio verso il pianeta Andromeda, dove si può trasformare il corpo umano in uno meccanico, e vivere così in eterno. Il viaggio è lungo, ogni pianeta dove il treno sosterrà è unico per aspetto e per “stranezze” (“…pianeta d’infinita estate, di ghiaccio e di vapore…”) e Tetsuro, incontro dopo incontro con diversi “uomini macchina”, cambierà radicalmente idea: meglio vivere una vita finita ma umana. Che cosa ti ha colpito di più di quella serie? In futuro, perché non parlare anche di Capitan Harlock?

– Centrato! È stato uno dei miei cartoni preferiti ed un giorno, da adulto, recuperandolo nella sua trama mi ha strappato qualche lacrimuccia. Affatto una roba per bambini in quanto a grandezza estetica e profondità di significato. Ci ritroverei persino Edipo nel bacio finale tra Tetsuro e Maetel. “Galaxy Express 999” è un capolavoro assoluto! C’è tutto quello che serviva perché diventasse ispirazione per un brano de “L’almanacco terrestre”: la diversità e il confronto con essa, gli accadimenti, i luoghi, il treno e la sua metafora, la compassione, l’amore, il complesso e quindi anche l’umana, inconscia perversione che si scontra con l’innocenza, l’antico (il treno funziona praticamente a locomotiva) e il futuro (viaggia in assenza di binari una volta proiettato dalla rampa nell’universo). Sembra qualcosa che abbia a che fare più con la letteratura che con la tv e i disegni, i personaggi ne sono sublimazione! Mi ritengo una dolce vittima dei cartoni fine ’70, primi ’80 e ne vado fierissimo! Qualcuno può forse dire che non avessero storie meravigliose e sigle meravigliose? Che non ci fosse anima nel realizzarle? Pensate alla canzone di Venusia (Goldrake), io la farei rivisitare dai Blonde Redhead! La sigla Jeeg Robot? Quella di Golion? Suvvia… capolavori! Di Capitan Harlock possiamo parlarne quando vogliamo: un’icona di stile, un eroe quasi “giasonico”, ante litteram dello steampunk! Se fossi donna avrei preso il colpo! I timpani iniziali e i fiati della sigla mi facevano venire le extrasistole! Stesso autore di Galaxy… infatti accade che il treno spaziale e l’Arcadia (nave di Harlock) s’incontrino in alcuni episodi (fenomeno chiamato Leijiverse”, ndr). Leiji Matsumoto: un genio!

– Capitolo otto: Capolinea Andromeda.

Caro Giorgio, io scendo qui. Non posso che augurarvi, a te e ai Vegetable G, buona fortuna. See You Space Cowboy (vediamo se cogli la citazione).

– Spero tu abbia fatto un buon viaggio. È stato estremamente divertente! Grazie di cuore, davvero da parte dei vegetali tutti! Be”pop” Space Cowboy!

Rileggi la prima parte!

Marco “C’est Disco” Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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