The Zen Circus – Nati per subire

The Zen Circus - Nati per subireVieni con me, ragazzo eroe di Cantù, in sala giochi hai imparato che a capire cosa è giusto non c’è gusto, ma non c’è tempo per pensare perché, ah beh tu vieni con me…”

Possono essere definiti “nati per subire” gli appartenenti ad una generazione la quale non riesce a definire con certezza il proprio futuro, tra sommosse soffocate o nel sangue o nell’indifferenza, susseguirsi di omelie gonfiate a dismisura ma in realtà aventi una sostanza nulla, inesistente, e un immancabile giornalismo ipocrita. Ovviamente si può anche estendere il tutto ad altri confini, includendo all’interno di cotanta definizione i popoli che subiscono gli attacchi dei bombardamenti da parte di aerei e carri armati che si dicono esportatori di democrazia, mostrando il loro doppiogiochismo. Ma il luogo centrale, in questo caso, è l’Italia.

Un album come “Andate tutti affanculo”, ha sancito l’apertura di un cancello non facile da oltrepassare per dei ragazzi che rispondono ai nomi di Andrea Appino, Ufo e Karim Qqru, reduci da una carriera caratterizzata principalmente dall’uso della lingua inglese, con tanto di lodi appartenenti a nomi come Violent Femmes e sorelle Deal, con tanto di collaborazioni. Eppure l’effetto è stato immediatamente positivo, con il cantautorato di una volta che, sulle note prima di un rock e poi di un blues, ha saputo fare proprie le esperienze di vita riscontrabili tutto attorno ai suoi autori. Anche grazie all’apporto di Nada e Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti. E, a proposito di Toffolo, non è un caso che sia stato il primo album rilasciato con La Tempesta.

Pensa poco e ridi scemo che la vita è un baleno, ridi scemo e bacia tutti, prima o poi son tutti morti, ridi scemo e di gusto che sei nel paese giusto, ridi pazzo e piangi forte, e tira a campare!

In quello che, nel peggiore dei casi, è diventato un nuovo selvaggio West, di questa formula viene nuovamente fatto uso proprio in “Nati per subire“, forgiando quella che è una continuazione in una chiave leggermente diversa di quanto esposto in precedenza (lo stesso Appino ironicamente lo definisce un disco new-wave). Anche a proposito di special guests, quasi invisibili, ma parecchie, da Nicola Manzan ai Ministri (stavolta sorprendenti in positivo), dal Pan del diavolo all’onnipresente, e per nulla noioso, Enrico Gabrielli. E quando si tratta di trascinare l’ascoltatore, e non solo lui, in questo “Atto secondo” gli Zen Circus non vengono meno nemmeno stavolta. Soprattutto in quanto a liriche.

Dio non esiste, lasciatelo dire. È un’amorale per me, un’amorale“.

Una frase che rappresenta una provocazione? Un segno di disprezzo? No, un invito alla riflessione, alla rivoluzione interiore che deve essere propria di tutti, in un periodo in cui, dai piani alti, si continuano a fare guerre senza alcun motivo, solo con lo sfizio di schiavizzare popoli innocenti e confondere le idee a chi dovrebbe sostenerli a suon di propaganda, mascherando il tutto con parole come “libertà” e “democrazia”, e con le conseguenze che si abbatteranno anche sui sopracitati.

Chi il futuro, in giovane età, rischia di non averlo (dal ballo sfrenato del Ragazzo eroe, la controparte della Ragazza eroina di un tempo, ai “Qualunquisti” con la mente confusa, fino alla coppia di fidanzati accomunati da una rabbia interiore simile a quella di chi, come loro, non vuole sentirsi schiavo in alcun modo, o anche degli ebrei antisionisti) e chi si trova in una situazione quasi analoga seppure abbia una maggiore età (dall’immigrato con una vita che non gli appartiene del tutto, che si chiami o meno Franco, ai milanesi al mare “che ora basta lavorare“, ergo non solo i milanesi, ma buona parte dello stivale, e non viene meno il “Cattivo pagatore”). È di loro che si trovano tracce undici canzoni, ed è a loro che queste canzoni sono dedicate, nell’era in cui “La democrazia semplicemente non funziona“, perché non esiste.

Fortuna vuole che esista la musica, ed è musica realistica, pungente, coinvolgente, l’oro in bocca nel mattino dei “nati per subire”, e non solo di loro.

Chissà che cos’è che non ha funzionato, il futuro te l’han pignorato, è andata così“.

Perché nel paese che sembra una scarpa, come da concezione Freakantoniana, c’è ancora tanta gente che resiste. E il Circo Zen, con la sua riapertura, non viene meno all’evidenza. Venghino, venghino tutti i nati per subire. Il loro momento arriverà. Prima o poi.

Gustavo Tagliaferri

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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