Intervista a Dilis

Pietro Di Lietro, alias Dilis, è un piccolo grande talento proveniente da Castellamare di Stabia (in provincia di Napoli). Del suo esordio, “Nulla da capire”, ne avevamo già parlato l’anno scorso in occasione di uno Studio Report, dedicato alla sua realizzazione. Un caffè al Marianiello Jazz Cafè di Piano di Sorrento, e il registratore acceso. Ecco il resoconto.

Partiamo dall’inizio: esordisci anni fa come cantante e chitarrista de La condizione danzante, gruppo partenopeo, ora disciolto, con all’attivo un demo.

Sì, anche se in realtà avevo già suonato in alcuni gruppi prima dei La condizione danzante, ma posso senz’altro confermare che l’esperienza più importante è stata con loro, infatti, siamo innanzitutto amici: Flavio Romano (chitarrista) mi ha dato una grossa mano con il mio disco, in fondo credo che essere un gruppo voglia dire questo.

So che il tuo nome d’arte, Dilis, è stato creato dalla tua sorellina…

– (Ride, ndr) Sì, è una storia buffa. Non avevo mai pensato ad una carriera da solista e quindi non mi sono mai neanche posto il problema del nome o del “moniker” prima di allora, il tutto nasce dall’errata pronunica del cognome (Di Lietro) da parte di mia sorella che all’epoca aveva solo quattro anni e pensai che semmai avessi fatto qualcosa da solo avrei utilizzato questo nome.

“Niente da capire” è un disco a cuore scoperto, nudo. Com’è nato?

– Considero “Nulla da capire” come un riassunto delle mie emozioni, delle sensazioni e anche del mio modo di concepire la musica, essendo al primo disco non avevo ben chiaro del come e del cosa fare, di solito mi affido al mio istinto e col senno di poi magari avrei fatto qualcosa in maniera diversa oppure non l’avrei fatta affatto, considerando che è passato un anno dalla registrazione alla pubblicazione, ma credo che ogni canzone sia la fotografia dei tuoi stati d’animo e che quindi abbia bisogno del suo tempo. Prendo ad esempio Nulla, non avevo intenzione di registrarla, suscitava in me malessere, poi sono stato “costretto”, in senso buono, a registrarla ed ora posso affermare che si tratta di uno dei miei brani migliori, a volte bisogna riappacificarsi con le proprie emozioni.

Ad anticipare il disco è stato il video di Ti mostrerò, realizzato a mano… ma col computer, precisamente col programma Paint.

Si! È stata una faticaccia, l’idea mi è partita da un disegno sempre di mia sorella, in molte cose prendo spunto da lei. Quando si è bambini, si è liberi non ci sono sotterfugi, si è spontanei e sinceri, e noi crescendo abbiamo perso questi valori, avevo in mente di animare un suo disegno proprio per ricreare un pò anche la loro magia. Sfortunatamente, non essendo né un grafico né un videomaker, mi sono arrangiato con quello che avevo a disposizione ovvero le cose più semplici il Paint e il Windows Movie Maker, alla fine ne è venuta fuori una cosa carina credo… magari ne farò un altro, però prima cercherò di imparare a disegnare…

La copertina del disco sembra essere uscita dal mondo di Tim Burton.

Per l’artwork devo ringraziare Luigi Cozzolino, alias Muhe, ha fatto davvero un lavoro straordinario ed anche in poco tempo, tutti i suoi lavori sono davvero eccellenti, consiglio vivamente di vederli.

Com’è nata la collaborazione con la Red Birds Records, e quindi con Paolo Messere, che ha prodotto il disco?

Sopo aver registrato la demo, avevo spedito delle copie a varie etichette discografiche, e la prima a ripondermi fu proprio la Seahorse/Red Birds Records. Paolo si mostrò subito interessato, proponendomi di registrare un disco. A dire il vero io ero un pò scettico all’inizio ma poi accettai. È stata una bella esperienza, registrammo tutto a Mercatale, dove allora Paolo aveva lo studio, tranne le sessioni di batteria che registrammo dal nostro caro amico Ercole Longonbardi. Abbiamo fatto tutto in venti giorni, molte cose sono nate lì. Anche se avevo delle idee chiare su alcuni brani in altri, ci siamo fatti trascinare dal puro istinto.

Chi ha suonato con te sul disco?

– Nel disco hanno suonato Giovanni Volpe alla batteria, Flavio Romano alla chitarra è stato con noi una settimana a Mercatale, ed Ilaria Scarico al basso, contrabbasso e flauto traverso.

A Castellamare di Stabia, tua città d’origine, e dintorni, com’è la situazione dal punto di vista musicale? Si può parlare di “scena”?

Mah… a Castellammare, a mio modo di vedere, non esiste alcuna “scena” anche perchè la musica dal vivo non viene incentivata, non ci sono posti dove ci si può esibire. Per quanto riguarda i “dintorni”, nella provincia di Napoli in particolare, esiste una bella “scena” musicale, forse la migliore come qualità e quantità rispetto al resto d’Italia. Mi riferisco a gruppi come Gnut ed Epo, che sento vicini come influenze e modo di concepire la musica, ma ce ne sono davvero tanti, purtroppo non abbiamo i mezzi a sufficienza e le strutture adeguate sono davvero poche, ma credo e spero che prima o poi qualcosa cambierà, anche perchè fortunatamente esistono ancora delle persone che hanno una vera passione per la musica.

Prossimi impegni?

A breve gireremo il video di Pensieri d’autunno, questa volta la regia è affidata ad una mia cara amica, Antonella Sabatino, e ci stiamo preparando per il tour che partirà da gennaio.

Curiosità finale. Il Kaos Cafè, cui avete dedicato l’unico, e omonimo, brano strumentale del disco, è un luogo “magico”, un po’ come il Bar Mario di Ligabue?

(Ridiamo, ndr) Non so cosa facesse Ligabue al Bar Mario, la nostra è una dedica al posto dove abbiamo trascorso e ancora oggi, purtroppo con meno, frequenza trascorriamo le serate, un pò come una seconda casa.

Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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