Intervista agli One Dimensional Man (2011)

Non è mai troppo tardi per cercare di diventare “a better man”. Ovvero un uomo migliore. In particolar modo se questo coincide con la rottura di un silenzio. Perché di silenzio si è trattato, nel caso di un progetto che prende il nome di One Dimensional Man, ovvero la prima band con cui Pierpaolo Capovilla ha calcato le scene italiane, senza disdegnare l’estero (anche considerando la lingua adoperata). È proprio con “A Better Man” che si rifà vivo, con un album che vede all’interno della formazione, oltre all’amico Giulio Ragno Favero, Luca Bottigliero come nuovo batterista. Più varie ospitate non da meno: Eugene Robinson degli Oxbow, Jacopo Battaglia e persino un po’ di Teatro, nel caso di Gionata Mirai. E cosa ha da dirci la voce leader a proposito? A lui la parola.

Nota bene: si fa presente che questa intervista risale a diversi mesi fa, e le domande sono state lasciate come erano in origine.

Ormai, con la pubblicazione di questo “A Better Man”, il vostro ritorno è diventato più che ufficiale. E in qualche modo lo testimonia anche quella che è la copertina dell’album. Un cuore come quello dell’uomo in generale, un cuore come quello del progetto One Dimensional Man. L’autore di questo cuore (per la precisione “My fucking black heart”) è Simone Fazio. Perchè vi siete rivolti proprio a lui?

Innanzi tutto vorrei scusarmi con voi e con Mag-Music per l’incredibile ritardo con cui rispondo all’intervista. Troppi impegni, professionali e privati, ed una vita passata in giro per il mondo, a volte mi distraggono fin troppo a lungo. Comunque, eccomi.

Simone Fazio è un mio caro amico. Un giovane artista emergente che ho conosciuto curando per lui l’introduzione ad un suo catalogo. Sono stato io a chiedergli l’opera per pubblicarla in copertina: adoro quel cuore e la tecnica pittorica di Simone.

Fly, il pezzo che apre il disco dopo l’intro A better man, è la sintesi perfetta tra quello che sono stati e quelli che sono ora, nel 2011, gli One Dimensional Man.

Pensi? Fly è un pezzo fortemente voluto da Giulio e tutto sommato interamente composto da lui (testo a parte, che è di Campbell). Credo che Fly sia il suo contributo più “forte”, nel senso che rispecchia in modo deciso la via compositiva che Giulio in particolare ha intrapreso negli ultimi anni.

Il 12 agosto si è concluso il vostro tour. Come sono andate tutte queste date com’è stata la risposta del vostro pubblico? Ma soprattutto, è stata dura portare dal vivo “A better man”? Visto i corposi arrangiamenti…

È stata dura eccome! Le date sono andate tutte bene, ma non è stato semplice. Il fardello più grosso se l’è preso Giulio, che ha curato chitarre ed elettronica insieme: ormai Giulio è un vero polistrumentista!

E all’estero? C’è qualcosa in programma?

Avremmo voluto fare un breve tour europeo, ma gli impegni con Il teatro degli orrori hanno reso praticamente impossibile l’intento. Vedremo in futuro, ne sarei felice.

Il vostro nuovo batterista è Luca Bottigliero, da Napoli con furore. Come lo avete conosciuto e com’è nato il sodalizio tra lui e il progetto One Dimensional Man?

Luca è un super-batterista, un napoletano tout-court, un ragazzo sincero e molto schietto. Lo abbiamo conosciuto con i Mesmerico, il suo gruppo-duo originario. Rimanemmo a bocca aperta!

Parliamo un po’ di quelli che sono i molteplici ospiti presenti. Oltre agli attivissimi Rodrigo D’Erasmo ed Enrico Gabrielli, merita una particolare considerazione il leader degli Oxbow Eugene Robinson, la cui voce è il tocco aggiuntivo di This hungry beast. C’è un aneddoto in particolare al quale collegare l’incontro tra voi e lui?

Vidi gli Oxbow per la prima volta a Roma, molti anni fa. Terrificanti. L’ho conosciuto a Milano, al Magnolia, lo scorso inverno. Pochissimo pubblico, concerto mozzafiato. Inquietanti, come sempre. Poi, quando ci siamo presentati ed abbiamo scambiato due parole, mi sono accorto che il nostro lottatore di wrestling è un uomo di rara dolcezza, di una gentilezza d’altri tempi, un vero gentiluomo.

Continuando a parlare per un attimo ancora di The hungry beast, che effetto ti fa cantare su arrangiamenti elettronici? Ricordiamo la stupenda Direzioni diverse, contenuta nel secondo album de Il teatro degli orrori.

Per me non c’è alcuna differenza, davvero. Quando canto, mi concentro sulle parole, cerco di “vivere” la canzone, nei suoi contenuti. Per’altro, sono convinto che l’elettronica avrà sempre più spazio nel mio lavoro.

Inoltre va menzionata anche quella che è l’unica cover del disco: Face on Breast, firmata Scott Walker.

Per come la vedo io, Scott Walker è il più grande artista rock dei nostri tempi. Abbiamo voluto omaggiarlo con una cover (ed è la prima volta in assoluto che pubblichiamo una cover) di una canzone d’amore, tanto crudele quanto vera. Scott Walker è un poeta.

Sbaglio se dico che l’uomo ad una dimensione di “A better man” ha più “fame d’amore” rispetto ai precedenti episodi?

Non saprei. Anche nei dischi precedenti le canzoni d’amore erano numerose.

Se voi doveste scegliere una canzone in particolare dell’album a cui vi sentite particolarmente legati, per quale optereste?

Face On Breast!

Dal 23 agosto vi siete chiusi in studio per dare seguito, come Il teatro degli orrori, ad “A sangue freddo”, con la “line-up storica del gruppo: Pierpaolo, Giulio, Gionata, Franz”. Questo messaggio tranquillizzerà i vostri fan che, alla notizia di qualche tempo fa sulla defezione di Franz Valente, erano un po’ preoccupati sul vostro futuro, dando perfino la colpa a te su quanto accaduto.

Certo che era colpa mia! Ma vedi, una “band” è fatta di uomini e donne, non di robot o replicanti, che non sbagliano mai e non provano sentimenti. Siamo ancora insieme, perché alcuni problemi fra di noi sono stati finalmente risolti. Io poi cerco sempre di guardare lontano, e di pensare ed agire sul lungo periodo. Alla fine il tempo mi ha dato ragione, ed ora siamo tutti felici di come sono andate le cose. Abbiamo appena finito di mixare il terzo album, che pubblicheremo alla fine di gennaio. Abbiamo la sensazione di aver fatto un gran disco: deciderete voi, ed il pubblico tutto, se questa considerazione è vera o no.

Oggi, Il teatro degli orrori è più coeso che mai.

Gustavo Tagliaferri e Marco  Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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