Oneohtrix Point Never – Replica

Non è semplice parlare di un album che, più di tutti, va oltre la musica stessa, avvicinandosi a materie e studi d’ambito filosofico e, in un certo senso, anche sociologico. E poi, non si tratta mica di un classico accostamento a tali ambiti, bensì di un vero e proprio farne parte.

Ad esempio, “Replica”, il quinto album di Oneohtrix Point Never, è uno dei lavori più utili per intuire cosa voglia essere l’hauntologia. Ovviamente non sarò io a descrivere il complicato retroscena filosofico del termine, andate a leggere le considerazioni di Simon Reynold per chiarirvi le idee. Ma sicuramente, chi avrà concesso anche un minimo di attenzione al panorama hypnagogic tanto in voga negli ultimi due/tre anni, avrà anche sentito parlare di processi hauntologici, ovvero (nel nostro caso, quello musicale) di recupero di suoni e soprattutto memorie del passato. Beh, in effetti, oltre al ripescaggio “materiale” dei suoni (italo)disco anni ’80 che risulta caratteristica dominante della scena sopra nominata, c’è un significato ed un’operazione molto più profondo e ricercato (e, nello stesso tempo, meno “commercializzabile” e più lontano da un certo tipo di audience). Ripeto: Daniel Lopatin (già metà di Ford & Lopatin), con questo suo ultimo disco, ci da un esempio piuttosto comprensibile per afferrare il concetto.

Degne di nota le sue parole riguardo “Replica“ (uscito l’8 novembre per Software, sub-etichetta della Mexican Summer): “An electronic song cycle based around lo-fi audio procured from television advertisement compilations”. Quindi, dei brani basati sul ripescaggio di suoni provenienti dalle pubblicità televisive degli anni’80, immersi in un’atmosfera orrorifica, malinconica e fredda.  Dall’iniziale Andro alla conclusiva Explain avviene tutto il processo hauntologico: si riportano in vita suoni ormai perduti nelle memorie collettive, che mai, senza questo stimolo, si sarebbe arrivati a ricordare. E poi, oltre al lato prettamente concettuale della storia, anche quello “tecnico” (se così si può dire) risulta prelibato; in fondo si tratta comunque di una forma di ambient music, seppur contorta e fuori da ogni mera distinzione di genere, dove a far da contorno a tutti i “suoni ripescati” di cui sopra, c’è un’audace inanellarsi di synth, beat minimali e piano.

Diversamente da come si (vuole far)crede(re), è questo il vero tuffo nel passato che si voglia paragonare all’illusione e all’esperienza ipnagogica (che comunque pare non essere nulla di piacevole). “Replica” riesce perfettamente nell’intento di estraniare l’ascoltatore dal proprio reale contesto (più del lato pop della faccenda, cioè da Neon Indian a Washed Out), innalzando Oneohtrix Point Never nel tempio d’un certo modo di intendere la musica oggi. A mio avviso, si tratta di vera innovazione.

Davide Ingrosso per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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